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Cosa significa ricusare un giudice

9 Giugno 2020
Cosa significa ricusare un giudice

Ricusazione: i casi di astensione obbligatoria e di incompatibilità del magistrato.

Un lettore ci chiede cosa significa ricusare un giudice. L’argomento va di pari passo con il principio di imparzialità del giudice. Quindi, per fornire una spiegazione più dettagliata e completa, dobbiamo fare un passo indietro e spiegare innanzitutto gli obblighi di astensione del magistrato. 

Il termine ricusare significa, secondo il vocabolario della lingua italiana, “non accettare”. Ma in termini giuridici significa rifiutare un giudice e chiedere che venga sostituito. In generale, possiamo quindi già dire che il giudice, nel rispetto del principio di imparzialità, ha l’obbligo di astenersi (facendo così assegnare la causa ad un suo collega), se ricorrono delle cause di incompatibilità che a breve vedremo. Se, nonostante tali incompatibilità, il giudice non si astiene, la parte che si ritiene lesa può avanzare richiesta di ricusazione.

Ma procediamo con ordine e vediamo cosa significa ricusare un giudice.

Motivi di astensione del giudice

Il giudice, nel rispetto del principio di imparzialità, ha l’obbligo di astenersi (facendo così assegnare la causa ad un suo collega), se ricorrono le seguenti ipotesi:

  • il giudice ha interesse nella causa o in altra riguardante un’identica questione di diritto;
  • il giudice o sua moglie è parente fino al quarto grado o legato da vincoli di affiliazione o è convivente o commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori;
  • il giudice o sua moglie ha una causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito con una delle parti o uno dei suoi difensori;
  • il giudice ha dato consiglio o prestato patrocinio nella causa o ha deposto in essa come testimone, oppure ne ha conosciuto come magistrato in altro grado del processo o come arbitro o vi ha prestato assistenza come consulente tecnico;
  • il giudice è tutore, curatore, amministratore di sostegno, procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti;
  • il giudice è amministratore o membro del consiglio di amministrazione di un ente, di un’associazione anche non riconosciuta, di un comitato, di una società o stabilimento che ha interesse nella causa;
  • il giudice persona fisica che ha conosciuto l’atto esecutivo deve essere diverso dal giudice investito del giudizio di opposizione contro quello stesso atto.

È obbligo del giudice astenersi dal decidere la causa se ricorre anche una sola di queste ipotesi. Ma che succede se il giudice non si astiene? Una delle parti del processo ne può chiedere la ricusazione ossia la sostituzione con un suo collega. 

Cos’è la ricusazione del giudice

Le parti possono ricusare il giudice che ha violato l’obbligo di astenersi dal decidere la controversia. La parte propone istanza di ricusazione con ricorso al presidente del tribunale se a essere ricusato è un giudice di pace; al collegio se è ricusato un giudice del tribunale o un membro della corte d’appello.

Il ricorso deve essere depositato in cancelleria entro 2 giorni prima dell’udienza, se la parte conosce il nome dei giudici che devono trattare o decidere la causa, diversamente il deposito può avvenire prima dell’inizio della trattazione o della discussione. Il ricorso presentato oltre i termini è inammissibile.

Se proposto il ricorso il giudice dichiara di astenersi e la dichiarazione è accolta, il ricorso diventa inammissibile e la parte non può essere condannata a pagare alcuna ammenda.

Se l’istanza di ricusazione è fondata, il giudice pronuncia un’ordinanza di accoglimento nella quale indica il giudice che deve sostituire quello ricusato.

Se la parte non propone istanza di ricusazione oppure la propone oltre i termini, l’istanza è inammissibile e la sentenza emessa dal giudice è valida ed efficace.

Abbiamo visto che, tra le ipotesi in cui il codice di procedura civile consente alla parte in causa di chiedere la ricusazione del giudice, vi è quella della inimicizia: essa, però, deve riguardare solo fatti e rapporti estranei al processo e non vicende relative a precedenti sentenze, ritenute dalla parte “anomale” o, comunque, non condivise. Contro le decisioni dei giudici considerate ingiuste, infatti, c’è sempre l’appello. Leggi sul punto Ricusazione del giudice per inimicizia e Che fare se il giudice ce l’ha con me?



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