Pirateria digitale: il codice segreto che smaschera i responsabili

9 Giugno 2020
Pirateria digitale: il codice segreto che smaschera i responsabili

Una filigrana in grado di identificare l’autore del documento protetto consente di risalire a chi lo ha diffuso illecitamente: la Finanza spiega il meccanismo.

Proprio ieri la Guardia di Finanza ha bloccato 200 canali Telegram che distribuivano abusivamente giornali, riviste e brani musicali: tutto gratis e dunque in violazione della legge sui diritti d’autore.

Come è stato possibile ottenere questo risultato? Lo spiega il colonnello Pierluca Cassano, comandante del reparto delle Fiamme Gialle di Bari che ha condotto l’operazione e rivela l’esistenza di un codice segreto inserito nei documenti digitali che  è in grado di smascherare i responsabili.

«Li avevamo avvertiti che non ci saremmo fermati e stamattina l’abbiamo dimostrato», dice il colonnello Cassano in un’intervista a QN riportata anche dall’agenzia stampa Adnkronos, riferendosi ai due giovani hacker identificati come responsabili degli illeciti, che dalla Sicilia e dal Veneto diffondevano illecitamente migliaia di file di quotidiani, settimanali e brani musicali, per chiunque li volesse scaricare gratis, infrangendo la legge del diritto d’autore e causando al solo settore dell’editoria danni per circa 670mila euro al giorno, ovvero 250 milioni di euro all’anno.

In effetti, il fenomeno della pirateria digitale sembra difficile da aggredire perché sui sistemi di messaggistica come Telegram i nuovi canali spuntano come funghi; chiuderne alcuni appare a prima vista inefficace perché potrebbero esserne riaperti ben presto altri con un altro nome.

A ben vedere, però, non è cosi perché – spiega il colonnello – «ci provano, ma per loro è sempre più difficile e noi siamo decisi a andare fino in fondo. L’indagine che abbiamo avviato ha già ottenuto qualche effetto, perché Telegram collabora con noi e ora passano pochi minuti tra quando segnaliamo un canale da chiudere e la chiusura effettiva». «Da qui in poi – sottolinea il colonnello – andremo sempre più in profondità e non si escludono denunce penali e sequestri di beni. Chi crede di giocare con queste cose deve stare molto attento».

In merito ai due giovani hacker, Cassano aggiunge: «Sono indagati per violazione della legge 633 del 1941 sulla protezione del diritto d’autore, che prevede da 1 a 4 anni di reclusione, oltre a sanzioni pecuniarie, ma non escludiamo di allargare il perimetro dopo aver preso visione dei computer che gli abbiamo sequestrato». «Dobbiamo ancora stabilire – precisa – l’origine dei file, che potrebbero provenire da un accesso abusivo ai sistemi informatici dei giornali, o da un abbonato, che ha usato i file scaricati lecitamente per alimentare questa diffusione illecita».

Proprio qui sta il punto chiave perché – spiega il colonnello Cassano – «spesso chi viola il diritto d’autore dei giornali non sa che gli editori inseriscono dei watermark, cioè dei sistemi antitaccheggio informatici, che consentono di individuare chi è all’origine della violazione. Per smascherarlo basta scoprire che la copia dello stesso abbonato è presente ogni giorno sui vari canali Telegram».

Infatti, il watermark – termine inglese, che significa letteralmente filigrana – è una sorta di marchio digitale in grado di identificare univocamente l’autore di un file video, audio o di un’immagine, attraverso una sorta di filigrana elettronica, cioè una trama di bit contenente le informazioni sul copyright: queste informazioni sono invisibili all’utente medio ma grazie ad esse gli inquirenti, in caso di diffusione illecita di contenuti protetti dalla legge sul diritto d’autore, sono in grado di risalire alla provenienza. Così i pirati digitali sono avvertiti: è facile essere scoperti e non serve a nulla cambiare i canali di diffusione dei documenti.



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