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Figli: investimenti e risparmio per il loro futuro

14 Agosto 2014
Figli: investimenti e risparmio per il loro futuro

Un pacchetto di soluzioni per costruire un capitale e garantire il futuro; cos’è la pianificazione; libretti e buoni postali; diamanti; immobili; piani di accumulo e fondi comuni.

La prima cosa a cui si pensa, quando nasce un figlio, avendone le possibilità, è quella di mettere da parte un gruzzoletto da destinare alla sua crescita e istruzione: insomma, la pianificazione del futuro inizia da un filo sottile che lega la culla al conto corrente.

Ma l’investimento per i figli non è un’operazione facile. Compito più facile, di certo, lo ha chi già possiede un’azienda di famiglia, da lasciare poi ai propri eredi. Ma c’è anche chi decide di investire in istruzione (magari con un buon master all’estero o con corsi di formazione professionale o partendo da scuole elementari private, senza dimenticare i corsi per l’apprendimento delle lingue straniere).

Gli italiani sono soliti rifugiarsi sotto il mattone: per cui una scelta più o meno tipica è quella di acquistare casa, che consente anche ai genitori di mantenerne l’usufrutto (come si suol dire: “una via e due servizi”). Ma non tutti hanno un capitale di partenza per l’anticipo al venditore.

L’approccio migliore per pianificare il futuro ai propri figli è quello di studiarlo in anticipo a tavolino, in un’ottica di investimento rigorosamente di lungo periodo. L’impegno che si pianifica deve essere alla portata di oggi, ma anche di un domani incerto. Ciò vuol dire scegliere strumenti che, secondo le proprie necessità, diano una certa flessibilità degli esborsi.

Gli strumenti a disposizione sul mercato sono molti e studiati proprio per andare incontro alle esigenze delle varie fasce di età. Si va dai piani pluriennali di accumulo (Pac) ai Buoni fruttiferi postali (Bfp), dai libretti postali fino ai fondi pensione. Molti operatori da tempo si stanno muovendo in questa direzione per rispondere alle più disparate necessità, a partire da quelle della tenera età per arrivare a quelle degli adolescenti con prodotti ad hoc, sino a quelle di chi si affaccia al mondo universitario (leggi anche “Poste Italiane e Banco Posta: rendimenti, reclami, piani di accumulo”)

Cos’è la pianificazione?

È un processo per fasi da realizzare per tutta la vita. Prevede questi passi: analisi degli obiettivi, verifica delle entrate e uscite nel tempo, verifica delle azioni in relazione anche alla propensione al rischio del soggetto, scelta degli strumenti, monitoraggio nel tempo delle azioni decise e correzione in base al cambiamento degli obiettivi e degli strumenti finanziari e economici di cui si dispone.

Libretti e buoni postali

Alla Posta è tradizione che ci vadano nonni e zii. Ma anche i genitori. Grazie all’esenzione totale di costi e commissioni, spesso si inizia a risparmiare partendo dai libretti. Quelli riservati ai minori di 18 anni (distinti per fasce d’età) oggi offrono un rendimento lordo del 2,25% fino a una giacenza massima di 10mila euro. Consentono versamenti in tutta libertà e, se la giacenza non supera i 5mila euro, sono esenti dall’imposta di bollo.

Io cresco” è rivolto ai minori di 12 anni: i versamenti possono essere effettuati da genitori e parenti e i prelievi dai genitori. “Io conosco” consente ai ragazzi dai 12 ai 14 anni di ritirare fino a 25 euro al giorno e fino a 200 euro mensili, così come possono versare fino a 200 euro. Infine “Io capisco”, rivolto a chi ha dai 14 ai 18 anni, consente un prelievo massimo di 40 euro fino a un tetto mensile di 400 euro. Il passaggio da una condizione all’altra avviene automaticamente con la crescita e dopo i 18 anni si entra nell’area dei libretti nominativi ordinari. Tuttavia, i libretti postali riservati ai minori, (per la firma è obbligatoria la presenza fisica di entrambi i genitori) sono soluzioni a breve termine, interessanti per far capire ai propri figli l’importanza del risparmio. Ma non sono la soluzione ideale se si vuole costruire un capitale.

Se l’orizzonte è lungo, meglio optare per i buoni fruttiferi riservati ai minori. Questi sono pensati per chi ha un figlio con meno di 18 anni e vuole lasciargli in dote una somma di denaro da ritirare alla maggiore età. Sono intestabili solo ai minori da zero a 16 anni, anche se continuano a fruttare fino al 18° anno e restituiscono alla scadenza sempre il 100% del capitale investito maggiorato degli interessi maturati.

I rendimenti? Variano in base al tipo di emissione e alla data di rimborso. Di recente CdP ha emesso, attraverso gli sportelli di Poste Italiane, la nuova serie M89 di Bfp dedicati ai minori, con rendimenti che oscillano dallo 0,89% lordo, riconosciuto dopo 18 mesi, a un massimo del 4,90%, garantito nel diciottesimo anno dalla firma. Quindi, 10mila euro investiti oggi in questa serie si trasformeranno tra 18 anni in un gruzzoletto di 23.500 euro, che al netto della ritenuta fiscale del 12,5%, corrispondono a un netto di 21.800 euro.

Da segnalare, poi, che i Bfp non sono soggetti a nessuna commissione, né di gestione né di negoziazione. Unica voce di spesa è l’imposta di bollo, pari allo 0,1% del capitale investito (minimo 34,2 euro).

Diamanti: un tesoretto prezioso per chi vuole diversificare

Il diamante da investimento può essere un’alternativa per chi vuole costruire un tesoretto per i propri eredi. Tra i beni rifugio, molto decorrelati ad altre asset class, è forse il meno conosciuto, ma è il più tangibile. Inoltre, in passato si è dimostrato un investimento che ha garantito una copertura dall’inflazione. Vale a dire che si è apprezzato in media dello 0,5/1% annuo (almeno così è stato negli ultimi 30 anni); ha un rendimento simile a quello medio del mercato immobiliare nello stesso periodo, senza però i costi accessori che l’investimento in immobili comporta necessariamente.

Sul diamante non si paga nemmeno il capital gain. In quanto bene reale è soggetto solo all’Iva (l’imposta sul valore aggiunto). Ma, a fronte di questi vantaggi, è bene seguire alcune precauzioni. In primo luogo è importante acquistarlo in banca, solo così se ne garantisce la rivendibilità. Inoltre, se lo si acquista in un istituto di credito, è possibile anche che l’intermediario si occupi della custodia. È facilmente trasportabile e accessibile anche ai piccoli portafogli, cioè tutti coloro che possono permettersi di accantonare per qualche anno (di norma almeno cinque-sei) dai 6 ai 7 mila euro. Non è consigliabile rivenderli prima di questo periodo, altrimenti le commissioni richieste risultano troppo onerose. Come altri investimenti, anche quello in diamanti presuppone un’analisi del rischio e delle esigenze di portafoglio del cliente per capire quanto destinare a questa asset class.

 

Previdenza: fondo pensione

In ambito previdenziale, da un punto di vista fiscale, le soluzioni più convenienti presenti sul mercato sono senza dubbio i fondi pensione (quelli aperti riservati a tutti sono istituiti da banche, Sgr, Sim e imprese di assicurazione) o i Pip (Piani individuali previdenziali, ndr), che possono essere sottoscritti anche dai minori. Pochi sanno che i termini di decorrenza di un piano su un fondo pensione partono dal momento della sottoscrizione iniziale. Il minore potrebbe quindi effettuare un primo versamento (e i genitori usufruire dei benefici fiscali, ndr) e dopo otto anni già prelevare una parte con aliquota di tassazione ridotta.

Per esempio, è possibile disporre del 75% del montante (è la somma dei capitali versati e degli interessi maturati) per l’acquisto della prima casa, o del 30% per finanziare gli studi. Con il fondo pensione quindi è possibile accumulare un capitale che poi avrà un tempo maggiore per generare rendimento. Tra i vantaggi di questa formula  c’è anche la deduzione fiscale  dei premi versati.

Tuttavia sul fronte assicurativo, quando si pianificano somme di risparmio da destinare per il bene dei propri figli, ci sono anche obiettivi indiretti da salvaguardare. Se un genitore è la colonna portante della famiglia, deve tutelare la sua posizione-chiave con una copertura assicurativa che gli consenta di portare a termine gli accantonamenti per sé e per la propria famiglia in caso di invalidità permanente, di inabilità al lavoro o di scomparsa prematura.

Immobili

Intestare un immobile a un minore a seguito di un dono oppure perché mamma e papà vogliono iniziare ad accantonare un gruzzolo. L’operazione è possibile, ma complessa. Sia che si tratti di una donazione sia che si tratti di un acquisto vero e proprio, entrambe sono operazioni sottoposte all’autorizzazione del giudice tutelare che vigila sull’interesse del minore. Si tratta di un atto di amministrazione straordinaria in favore del minore il cui via libera può essere richiesto direttamente dal notaio o al tribunale come atto di volontaria giurisdizione.

Se la donazione è fatta da parenti in linea diretta, è prevista l’esenzione d’imposta fino al milione (quindi, se il valore dichiarato nell’atto non supera il milione). Quando invece la donazione avviene da parte di zii e nipoti, l’imposta è al 6% e da parte di estranei all’8%. A questi costi si aggiungono le imposte ipotecarie e catastali intorno al 3% (c’è l’esenzione se è prima casa), i costi notarili e quelli per registrazione e bolli, in genere intorno ai 600 euro ma variano in base al valore dell’immobile e al numero di immobili. Anche quando si intesta la casa al minore in fase di acquisto è indispensabile l’autorizzazione del giudice: il minore non ha soldi e quindi si devono ricevere dal giudice due autorizzazioni (una per la donazione di denaro, una per procedere all’acquisto dell’immobile).

Il carico fiscale è su chi ha la patria potestà e quindi si occupa degli atti di ordinaria amministrazione perché si presume che il minore non abbia le risorse per darvi seguito. Anche per la vendita è obbligatoria l’autorizzazione del giudice tutelare.

Piani di accumulo: fondi comuni per investire in Borsa a piccoli passi

Costruire un salvadanaio partendo anche da 100 euro al mese, con l’accortezza che prima si inizia meglio è. Sottoscrivere un Pac (Piano di accumulo) è particolarmente indicato a chi ha bambini molto piccoli, perché i risultati tendenzialmente si evidenziano a lungo/lunghissimo termine, in particolare se l’investimento è sui mercati azionari, mediante la sottoscrizione di fondi attivi e/o passivi. In questo caso, più lungo è l’orizzonte d’investimento, maggiore sarà la possibilità di mediare con i prezzi di Borsa: il capitale viene spalmato nel tempo attraverso investimenti con cadenze periodiche di importi contenuti e allo stesso tempo viene frazionato il rischio di ingresso nei mercati più volatili. L’effetto è di accumulare forzatamente senza grandi sacrifici con minore tensione nelle fasi critiche dei mercati. Al contrario, nell’investimento in un’unica soluzione si compra ad un certo prezzo e quindi si avvertono maggiormente i crolli dei mercati.

Ricorrendo al Pac si possono acquistare sia fondi comuni di investimento sia Etf (Exchange traded fund). Questi ultimi in media hanno costi inferiori. Il Pac in genere ha una durata che da un minimo di cinque a un massimo di 20 anni e in caso di necessità i versamenti possono essere temporaneamente interrotti. L’effetto migliore di quest’investimento a rate si produce proprio quando si hanno davanti tanti anni. Per esempio nell’arco di un ventennio, anche versando rate mensili di importo ridotto, è possibile accumulare un capitale consistente. A patto, però, di non trascurare la manutenzione del portafoglio. Una scelta fatta quando il figlio ha cinque anni, può non essere più adeguata quando lui ne ha otto. Non mancano, poi, altri aspetti critici da tener d’occhio: quando si sottoscrive un piano di accumulo, è bene sapere che le commissioni e i costi relativi ai diritti fissi appesantiscono soprattutto i piccoli versamenti mensili. A ciò si aggiunge il fatto che spesso gli oneri maggiori si concentrano sulle rate del primo anno, soprattutto se la formula del Pac è a tunnel.

Ecco perché è bene seguire alcune precauzioni: esaminare con attenzione le proposte delle diverse case di investimento, cercare di trattare sempre e, se non si spuntano condizioni migliorative, valutare la possibilità di modificare la periodicità delle rate.

Meglio dunque una rata più consistente con cadenza trimestrale, che una modesta ogni mese. Tuttavia, poiché l’effetto migliore lo produce il tempo, è bene programmare versamenti sostenibili: interrompere un Pac prima della scadenza programmata non ha molto senso. Più di un esperto suggerisce di concentrarsi su portafogli azionari su più listini che offrono maggiori prospettive, anche se sottoposti a una certa volatilità. Fatta salva l’avvertenza già illustrata di non trascurare il proprio profilo d’investimento e la manutenzione del portafoglio.


note

Autore immagine: 123rf com


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