Scuola: ecco le regole di chi ha già riaperto

9 Giugno 2020
Scuola: ecco le regole di chi ha già riaperto

Controllo febbre, igiene mani, distanziamento, mascherine, classi ridotte, plexiglass, test: le soluzioni adottate dagli altri Paesi per il ritorno in classe.

Mentre in Italia ancora si discute su come organizzare la riapertura delle scuole a settembre e la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, scrive su Facebook che «il tema è serio e richiede prudenza, a breve le linee guida saranno pronte», altri Paesi europei hanno già adottato soluzioni: qualcuno ha già riaperto, anche solo parzialmente, in base alle proprie regole nazionali o anche, come in Svizzera, dello specifico Cantone o della specifica scuola.

Oggi, ci aiuta ad analizzare l’interessante ed ampio quadro della situazione il virologo Guido Silvestri, che nella sua rubrica social ‘Pillole di ottimismo’ riportata anche dall’Adnkronos ha realizzato un focus insieme ad un gruppo di esperti che hanno esaminato e valutato tutte le diverse precauzioni adottate dalle scuole per ridurre il rischio di contagio da Covid-19.

Le strategie adottate sono infatti molto diverse tra loro, come dimostrano i casi concreti: in Danimarca si è scelto di non far indossare le mascherine ai bambini pur preservando il distanziamento, mentre in Austria (dove le scuole hanno già riaperto a giorni alterni in modo da coprire 5 giorni in classe ogni 2 settimane) la mascherina è obbligatoria come anche il disinfettante all’entrata.

In Inghilterra, l’uso di mascherine non è raccomandato né per gli studenti né per gli insegnanti, ma viene incoraggiato il distanziamento sociale e i bambini hanno classi con un numero di alunni dimezzato e fanno ove possibile lezioni all’aperto.

In Svizzera (dove le regole cambiano molto da Cantone a Cantone), si pone grande attenzione all’igiene della scuola e personale: si raccomanda il frequente lavaggio delle mani e l’uso del disinfettante, si vieta la condivisione di oggetti e materiali oppure lo scambio avviene previa disinfezione a cura dell’insegnante.

In Olanda, le classi sono ridotte a metà e vengono utilizzati dei divisori di plexiglass tra un banco e l’altro, ma il distanziamento sociale non è obbligatorio per i bambini della scuola primaria, mentre è consigliato per i più grandi.

In Germania, alcune scuole effettuano il test di positività al Covid-19 agli studenti due volte a settimana; le scuole sono libere di adottare le proprie precauzioni (la maggior parte hanno introdotto mascherine obbligatorie e classi con numero di studenti ridotto), rispettando però l’obbligo generale del distanziamento dei banchi ed il lavaggio frequente delle mani.

«Si noti – rileva il gruppo di Silvestri – come alcune precauzioni sono comuni o simili in tutte le linee guida, anche se a volte implementate in modo diverso». Ad esempio, il lavaggio delle mani è regolamentato in maniera uniforme, deve avvenire ogni 2 ore; così come nelle procedure di arrivo si prevedono ingressi scaglionati, genitori non ammessi nella scuola, percorsi designati all’interno per evitare flussi contrari nello stesso corridoio.

Quanto alle mascherine, in Germania, Belgio e Spagna sono obbligatorie, mentre in Danimarca, Svizzera, Regno Unito, Francia, Olanda e Norvegia non sono richieste. In Austria, sono obbligatorie solo all’entrata e uscita da scuola ed in Svizzera non sono obbligatorie neanche per i docenti. C’è anche la gestione dei sintomi tipici del Coronavirus, se rilevati: in alcuni Paesi e scuole il bambino viene rimandato subito a casa in quarantena ai primi segnali.

Riepilogando, le regole più frequentemente adottate nei vari Paesi che hanno già deciso per il ritorno in classe sono state, secondo l’analisi svolta dagli esperti guidati dal virologo Silvestri, il controllo della temperatura in ingresso, il lavaggio delle mani ogni due ore ed il distanziamento. Proprio nel distanziamento sociale sono molto varie le soluzioni adottate: si va dalle classi ridotte all’alternanza tra  mattino e pomeriggio oppure la frequenza in giorni diversi, fino ad un sistema ibrido, cioè metà studenti con didattica online e metà con presenza fisica in classe; in Cina e Taiwan sono stati introdotti divisori di plastica trasparente sui banchi. Qui però i ricercatori commentano che «appare evidente, quantomeno per alcune di queste raccomandazioni, l’oggettiva complessità applicativa e, a volte, persino l’irrealizzabilità nel contesto infrastrutturale scolastico italiano».

Nelle conclusioni, gli studiosi auspicano una «scuola in presenza e senza plexiglass». Su questo punto è intervenuta anche la ministra Azzolina, che ha precisato su Facebook come «nessuno del Comitato tecnico-scientifico e tanto meno qui al ministero ha mai immaginato di chiudere gli studenti dentro cabine di sicurezza. Ho visto immagini surreali di ragazzi chiusi dentro a strutture simili a gabbie. Questa è disinformazione. Nessuno ha mai pensato a cose del genere. Semmai sono due anni che parlo del problema delle classi pollaio. E oggi finalmente tutti si accorgono del numero di alunni nelle classi delle scuole italiane. Siamo al lavoro, giorno e notte, per riportare gli studenti a scuola con le giuste misure di  sicurezza. Senza eccessi, senza forzature. Vogliamo tornare alla normalità e lo faremo trovando il giusto bilanciamento tra due diritti sacrosanti, quello all’istruzione e quello alla salute».



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