Coronavirus, i dubbi sui contagi dagli asintomatici

9 Giugno 2020
Coronavirus, i dubbi sui contagi dagli asintomatici

L’Organizzazione mondiale della sanità ancora una volta controcorrente: sostiene che sia raro che una persona senza sintomi possa trasmettere il Covid. Ma molti scienziati non sono d’accordo.

Ormai è una costante: le tesi dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) continuano a confliggere con quelle di molti scienziati italiani e non. Segno evidente delle scarse conoscenze di cui ancora disponiamo sul Coronavirus, seppure a distanza di mesi dalla sua comparsa.

Si è parlato molto degli asintomatici. Ne abbiamo parlato anche noi, riportando in merito i pareri di esperti. Inizialmente, prima di mettere al bando questa parola, qualcuno li definì perfino untori (loro malgrado, ovviamente). Perché uno dei problemi evidenziati fin dagli esordi della pandemia fu proprio questo: il rischio di una quota sommersa di malati inconsapevoli, portatori sani di virus che potevano contagiare gli altri senza saperlo. Non per niente si è parlato spesso del Covid come di un nemico invisibile.

Per l’Oms è raro che gli asintomatici trasmettano il virus

Ieri hanno fatto scalpore le parole di Maria Van Kerkhove, capo del team tecnico anti-Covid-19 dell’Oms, durante la consueta conferenza stampa online da Ginevra per fare il punto sull’andamento della pandemia. “È molto raro che una persona asintomatica possa trasmettere il Coronavirus”. In realtà, non è una novità da parte dell’Oms: l’agenzia dell’Onu, già all’epoca delle tanto discusse linee guida sulle mascherine, pubblicate ad aprile, riteneva che soltanto il 5% delle infezioni derivasse da asintomatici. Posizione contestata da molti scienziati, tra i quali Roberto Burioni che definì l’Oms “sempre più deludente” (leggi l’articolo: Coronavirus, il dibattito sugli asintomatici).

Il ruolo degli asintomatici nei contagi è certificato da studi come quello pubblicato, sempre ad aprile, British medical journal, dove quattro pazienti su cinque sono risultati senza sintomi e portatori sani di virus. Non è l’unica pubblicazione sul tema, come conferma a Repubblica Antonio Cassone, ex direttore del dipartimento delle Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss): “Lo dimostrano tanti studi svolti finora. L’ultima è una ricerca cinese appena pubblicata su Lancet. Ha esaminato una serie di casi nella popolazione, concludendo che la diffusione del Coronavirus era avvenuta nel 20% di casi da persone asintomatiche“.

Sempre dalle colonne di Repubblica interviene Massimo Andreoni, responsabile Malattie infettive del Policlinico di Tor Vergata: “È ovvio che i sintomatici sono più contagiosi. Più la persona presenta sintomi, più è alta la carica infettante, ha più virus nel rinofaringe. Ma non si può dire che gli asintomatici non siano contagiosi”. In Italia, peraltro, abbiamo avuto il caso Vo’ Euganeo: tra il 50 e il 70% della popolazione (tremila abitanti) è risultata asintomatica ma in grado di contagiare.

Molto più tranchant, il virologo Andrea Crisanti: “Gli asintomatici contagiano, è una stupidaggine dire il contrario”.

La precisazione nel pomeriggio

Sull’argomento Maria Van Kerkhove è intervenuta nel pomeriggio per mettere a tacere la ridda di repliche dal mondo scientifico, che contestavano le sue parole. “Ho ricevuto molti messaggi e richieste di chiarimenti dopo quanto affermato ieri in conferenza stampa: stavo rispondendo a una domanda e non esprimendo una posizione dell’Oms. Ho usato la parola ‘molto rara’ e c’è stato un fraintendimento perché è sembrato che dicessi che la trasmissione asintomatica è globalmente molto rara. Mentre mi riferivo a un set di dati limitati”.

Kerkhove ha comunque ribadito che “sappiamo che la maggioranza delle infezioni avviene da qualcuno che ha sintomi ad altre persone attraverso le goccioline di saliva infette. Ma c’è una proporzione di persone che non sviluppa sintomi e non sappiamo ancora quante siano, potrebbero essere dal 6% al 41% della popolazione che si infetta, a seconda delle stime. Sappiamo che alcuni asintomatici possono trasmettere il virus e ciò che dobbiamo chiarire è quanti sono gli asintomatici e quanti di questi trasmettono l’infezione”. Di solito, ha proseguito l’esperta Oms, gli asintomatici sono “più giovani, senza malattie croniche, ma non voglio generalizzare perché ancora non abbiamo un quadro chiaro. Le domande a cui dobbiamo rispondere sono: qual è la proporzione di asintomatici, perché non c’è una fotografia definitiva relativa a questo aspetto, c’è tanta ricerca ma non risultati chiari; e qual è la proporzione di asintomatici che trasmette il virus”.

In sua difesa, Mike Ryan, responsabile per le emergenze sanitarie Oms, che ha sottolineato come “la scienza sia dinamica e cambi continuamente: noi proviamo lentamente a raccogliere evidenze”.

La posizione dell’Oms sulle mascherine di comunità 

Come sa bene chi legge il nostro portale, non è la prima volta che le osservazioni dell’Oms cozzano con il parere di membri della comunità scientifica destando polemiche. Emblematica la diatriba sull’uso delle mascherine da parte della popolazione. Vi abbiamo già raccontato di come, proprio in quelle linee guida, l’Oms ne sconsigliasse un uso generalizzato, ritenendo che non ci fossero prove della loro efficacia e definendole, al massimo, come uno dei tanti strumenti di prevenzione possibili, che funzionano solo nell’ambito di una strategia integrata (leggi l’articolo: Coronavirus, l’Oms: ecco i rischi delle mascherine).

In poche parole: non servono a nulla, se non ci si lava spesso le mani – evitando di toccarsi il viso – se non si rispetta il distanziamento sociale. Giorni fa, sono ritornati sul tema per ribadire che da sole non servono, ma al tempo stesso, per la prima volta, hanno consigliato l’uso di mascherine negli ambienti affollati. Quindi quello stesso uso di comunità che l’Iss ha autorizzato ormai da tempo.

La posizione dell’Oms sui guanti

Sui guanti, invece, l’organizzazione si è espressa solo pochi giorni fa (leggi l’articolo: Coronavirus, l’Oms adesso sconsiglia i guanti) e, quindi, con molto ritardo, considerando che sono tra i dispositivi usati dalla popolazione, in generale, fin dall’inizio dell’emergenza, al supermercato come entrando in altri negozi, per esempio. A questo proposito, l’Oms ritiene di non raccomandarli alle persone, in comunità: il loro uso, hanno scritto sul sito dell’organizzazione, può perfino aumentare il rischio di infezione, dal momento che può portare alla auto-contaminazione o alla trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso. Su quest’argomento, alcuni scienziati concordano.

Uno è l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova e componente della task force Covid della Regione Liguria che, ieri, ai microfoni di Adnkronos Salute ha detto di sostenere “dal primo giorno che i guanti sono inutili” e che “finalmente ha prevalso il buonsenso”. Dello stesso parere l’epidemiologo Donato Greco, per trent’anni a capo del Laboratorio di Epidemiologia dell’Istituto superiore di sanità, poi direttore generale della Prevenzione al ministero della Salute dal 2004 al 2008 e oggi consulente Oms (in questo articolo, più approfonditamente, il parere di Greco sulle precauzioni antiCovid: Le tre regole veramente utili sulle riaperture).



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