La riforma della giustizia nel piano rilancio Italia di Colao

9 Giugno 2020 | Autore:
La riforma della giustizia nel piano rilancio Italia di Colao

Gli interventi da realizzare secondo la task force di esperti che ha coadiuvato il Governo e ora ha depositato al premier Conte il rapporto finale.

Nel piano presentato ieri al presidente del Consiglio Giuseppe Conte dal Comitato di esperti in materia economica e sociale, più brevemente chiamato la task force guidata dal manager Vittorio Colao, che contiene più di cento proposte per il rilancio dell’Italia entro il 2022, si parla anche di riforma della giustizia, e precisamente del settore civile.

Il tema, però, non compare direttamente nelle sei aree di intervento esaminate nel documento (i capitoli sono: Imprese e Lavoro; Infrastrutture e Ambiente; Turismo, Arte e Cultura; Pubblica Amministrazione; Istruzione, Ricerca e Competenze; Individui e Famiglie: qui puoi scaricare il testo completo del rapporto) e non è neppure trattato in nessuna delle specifiche schede di lavoro, bensì viene relegato in un paragrafo intitolato «Spunti di riflessione» che accomuna le riforme di giustizia, fiscalità e welfare.

Qui emerge la prima sorpresa: «dato il mandato del Comitato e i tempi ristretti, è stato necessario operare una selezione dei temi da trattare», dice la premessa del rapporto, spiegando che «sono stati conseguentemente esclusi dalle riflessioni del Comitato interventi che riguardano aree già presidiate da altri comitati, quale ad esempio la Scuola, nonché riforme che richiedono tempi significativi di elaborazione e un alto grado di competenze specialistiche, quali ad esempio quelle della Giustizia civile, della Fiscalità e del Welfare, la cui importanza viene solo commentata di seguito».

Per il comparto giustizia, quindi, il Comitato (composto prevalentemente da esperti in discipline economiche e sociali, non giuridiche) non ha elaborato una vera e propria proposta, e neppure ha compiuto una specifica «riflessione», ma ha soltanto offerto un commento sull’importanza di intervenire.

Infatti, il rapporto della task force, quando arriva a trattare il punto, afferma che «la riforma della giustizia civile, con l’obiettivo di ridurre i tempi e aumentare la certezza della giustizia civile, è imprescindibile per un Paese che intenda attrarre gli investimenti esteri e aumentare quelli domestici».

Poi, il rapporto si sofferma sui tempi lunghi dei processi e rileva che «la durata media dei procedimenti è riconosciuta unanimemente, in Italia e all’estero, come uno dei maggiori punti di debolezza strutturale del Paese (a partire dalle classifiche della Banca mondiale che ci relegano in posizioni non confacenti a un paese del G7)».

Da queste premesse, il Comitato ritiene che «la riforma della giustizia civile non deve limitarsi alle modifiche tecniche di natura procedurale, ma deve focalizzarsi principalmente su questioni strutturali».

E per questa via la task force arriva ad indicare le misure che, in base alle sue valutazioni, occorre realizzare, precisando che ciò deve avvenire «senza ledere il principio sancito dall’art. 24 della Costituzione, che garantisce a tutti l’accesso alla giustizia».

Nello specifico, per il Comitato guidato da Vittorio Colao, servirà realizzare questi sette interventi:

  1. rafforzare ulteriormente gli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, rendendoli effettivamente preferibili all’azione giudiziaria,
  2. creare adeguati meccanismi che disincentivino la promozione di cause di modesto valore e/o pretestuose;
  3. cercare di risolvere sul piano legislativo le cause seriali che rallentano i tribunali,
  4. digitalizzare i procedimenti;
  5. rendere maggiormente efficaci i filtri per l’accesso al giudizio di Cassazione;
  6. riorganizzare la macchina giudiziaria e amministrativa;
  7. avviare le opportune verifiche sulle disfunzioni territoriali rispetto alla media nazionale di numero e durata dei procedimenti, ferme restando le competenze di Csm e Ministero della Giustizia.

Tutto qui per quanto riguarda la giustizia civile; nessuna menzione, invece, di eventuali riforme in materia penale o della giustizia amministrativa e delle giurisdizioni speciali.

Poi, però, c’è un accenno alla necessità di una riforma della giustizia tributaria: se ne parla nel settore del documento dedicato alla riforma della fiscalità, dove si auspica «l’istituzione di giudici tributari professionali» e si sottolinea la necessità di assicurare «tempi certi per la trattazione delle vertenze tributarie nei diversi gradi di giudizio», mentre da un punto di vista sostanziale la task force osserva che «gli interventi necessari sono numerosi, ma prioritario dovrebbe essere organizzare in modo sistematico e chiaro la normativa esistente, creando un unico Codice Tributario che consenta di coordinare la disciplina sostanziale e procedurale di tutti i tributi».

Infine, nelle conclusioni del Rapporto c’è un monito: «molti degli interventi proposti – e ancor più le riforme segnalate come essenziali per il Paese, quali quelle della Giustizia, della Fiscalità e del Welfare – non sono semplici da attuare, e in diversi casi sono già stati tentati in passato senza impatto duraturo. Bisogna quindi coniugare realismo ed elevate ambizioni, pragmatismo e visione per il futuro, anche beneficiando dell’esperienza derivante dai fallimenti di precedenti tentativi nella medesima direzione».



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