Coronavirus, come evitare la seconda ondata

9 Giugno 2020
Coronavirus, come evitare la seconda ondata

Sei azioni fondamentali per impedire al Covid-19 di tornare a tormentarci nei prossimi mesi.

In pochi mesi ci siamo abituati, seppur con dolore, a convivere col Coronavirus. Non solo, molti di noi si stanno anche già rassegnando all’idea di una seconda ondata in autunno, tra i mesi di settembre e ottobre. Nessuno al momento è in grado di escluderla. Al contrario: scienziati come il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) Silvio Brusaferro la danno per altamente probabile, considerando che l’autunno è stagione ideale per la proliferazione dei virus, in genere (leggi l’articolo: Coronavirus, quando è ragionevole aspettarsi la seconda ondata).

Lo studio italo-cinese

L’agenzia di stampa Adnkronos ci mette al corrente, oggi, di uno studio condotto da un’équipe di ricercatori italiani e cinesi che elenca sei azioni utili a evitare il ritorno di nuovi focolai di Covid-19 nel prossimo futuro. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature. Tra gli autori ci sono nomi che, ormai, conosciamo: per esempio Walter Ricciardi e Stefania Boccia, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Mauro Piacentini dell’Istituto nazionale Malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, Gerry Melino dell’Università Tor Vergata di Roma. Una serie di consigli che, “combinati insieme, a comporre un’unica strategia anti-Covid, potrebbero ridurre il rischio di infezione da Sars-CoV-2”.

Il lavoro si basa sull’esperienza di quanto accaduto nei mesi passati in Cina (grazie al contributo dello Shanghai Public Health Clinical Center) e in Italia. “In attesa di un vaccino efficace e di un trattamento specifico anti-Covid – sottolineano gli autori – l’attuale gestione della pandemia dipende fortemente dalla terapia di supporto. Ci sono sei azioni che, combinate insieme, possono essere da freno alla diffusione del Coronavirus: la distanza sociale, l’uso delle mascherine, l’igiene delle mani, il contact tracing, l’uso esteso degli strumenti della diagnosi precoce e la quarantena dei casi confermati e sospetti”. In pratica: tutte le precauzioni di cui disponiamo già sono sufficienti, secondo gli scienziati, per troncare sul nascere una ripresa dei contagi.

L’importanza di continuare a essere prudenti

Sull’importanza di osservare le misure precauzionali anti-Covid che tutti ormai conosciamo, è intervenuto, proprio oggi, sempre attraverso l’Adnkronos, il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito. “Serve mantenere ancora alta la guardia contro il Coronavirus – ha dichiarato -. La raccomandazione è la prudenza. Vanno mantenuti livelli elevati nell’identificazione dei casi, con gli strumenti che abbiamo messo a punto, compreso quello di sottoporre a tampone anche le persone asintomatiche che dovessero risultare positive agli screening sierologici”.

Ippolito teme che la comunicazione riguardante la pandemia, non sempre lineare anche da parte di istituzioni internazionali, possa generare confusione nei cittadini. Ci sono poi nuovi focolai, come quello nella struttura del San Raffaele Pisana, in cui i casi di Covid sono arrivati a 41 in pochi giorni, che fanno capire come il virus circoli ancora.

Secondo Ippolito, la dichiarazione di ieri di Maria Van Kerkhove, capo team tecnico anti-Covid dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo la quale è “raro che un asintomatico trasmetta il virus”, non deve far pensare “che possiamo essere meno attenti alle misure di prevenzione. Non mi stancherò mai a dire che serve prudenza” (per tutto quel che concerne le ultime notizie sul tema degli asintomatici potete leggere questo articolo: Coronavirus, i dubbi sui contagi dagli asintomatici).



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