Riaprire i tribunali: l’appello degli avvocati a Bonafede

9 Giugno 2020
Riaprire i tribunali: l’appello degli avvocati a Bonafede

L’iniziativa dell’Unione Camere Civili per far ripartire l’attività giudiziaria superando la logica dell’emergenza. Avviata anche una campagna sui social. 

Gli avvocati non ci stanno a vedere come la giustizia italiana è rimasta paralizzata ed oggi lanciano un nuovo appello al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

Stavolta, a prendere l’iniziativa è l’Unione nazionale delle camere civili-Uncc, l’associazione maggiormente rappresentativa degli avvocati civilisti italiani. Chiede al Guardasigilli «che si trovino al più presto soluzioni concrete per la riapertura dei tribunali e per un’autentica ripartenza della giustizia italiana».

«Nonostante la fase 2 della giustizia – dichiara all’agenzia stampa Adnkronos Antonio de Notaristefani, presidente di Uncc – sia ufficialmente iniziata lo scorso 12 maggio, in tutto il Paese stiamo vivendo una situazione di paralisi totale. La disciplina vigente prevede che i tribunali restino sostanzialmente chiusi e che siano i capi dei singoli uffici giudiziari a regolare il funzionamento della giustizia con sistemi di telelavoro. La realtà, però, è che lo smart working non è implementabile nel mondo della giustizia, perché i cancellieri non possono accedere da remoto alle reti telematiche dei Tribunali: questo causa una grave situazione di paralisi dell’intera amministrazione giudiziaria».

Per questo, Uncc chiede al ministro che stavolta sia invertita la prospettiva con cui ci si pone il problema: «Tutto ciò è dovuto al fatto che la normativa vigente si basa ancora sulle disposizioni emanate a inizio marzo, in un periodo cioè di emergenza acuta, in cui è stata comprensibilmente imposta la chiusura dei tribunali». In altre parole, le norme sulla ripartenza dei processi e delle udienze sono state emanate in una situazione del tutto diversa da quella attuale e secondo una logica emergenziale che non è più quella attuale.

Oggi però – sottolinea de Notaristefani – «la situazione sanitaria in Italia è del tutto diversa e non può più giustificare tali disposizioni. Per questo, occorre ribaltare la prospettiva del problema: così come si sono riaperti, pur nel rispetto delle norme anti-assembramento, bar, ristoranti, palestre e  stabilimenti balneari, allo stesso modo bisogna che la norma preveda la riapertura di tutti i tribunali italiani».

Quindi, serve un ribaltamento di ciò che deve essere la regola rispetto all’eccezione: «Se poi qualche struttura giudiziaria, nell’attuale situazione epidemiologica, dovesse risultare tuttora poco sicura, che sia il presidente di quella struttura, sentita la Asl di competenza, a prendersi la responsabilità di non riaprire il proprio palazzo di giustizia: in quel caso si prenderanno specifici provvedimenti per risolvere la situazione».

Stavolta, l’iniziativa non si conclude in un semplice appello al ministro della Giustizia, perché, al fine «di ripartire in sicurezza e di ristabilire quanto prima una situazione di normalità nei Tribunali italiani», l’Unione Nazionale delle Camere Civili ha deciso di avviare una campagna sui principali social network (Facebook, Twitter, Instagram) per richiamare il coinvolgimento sul tema, lanciando l’hashtag #GiustiziainAula: «professionisti del settore e semplici cittadini sono invitati a utilizzarlo e condividerlo», esorta l’Uncc.

«La ripresa della giustizia – conclude de Notaristefani – è indispensabile perché torni a essere garantita ai cittadini e alle imprese la possibilità di tutelare i propri diritti e di far valere le proprie ragioni, assicurando a tutti un processo giusto, con tempi certi, che si svolga davanti a un giudice, come prescrive l’articolo 111 della Costituzione, e pubblicamente, come impone l’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Allo stesso modo, è indispensabile anche per la sopravvivenza economica della classe forense. L’emergenza è finita e la giustizia deve tornare a essere amministrata nelle aule di tribunale, non attraverso lo schermo di un computer».



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