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Pubblicità cosmetici: ultime sentenze

17 Luglio 2020
Pubblicità cosmetici: ultime sentenze

Espressioni volte a promuovere la bontà dei prodotti commercializzati; bollino indicante un prezzo di vendita scontato rispetto al prezzo indicato sulle confezioni medesime; obiettivo della maggior chiarezza e trasparenza possibili verso il consumatore.

Pratica commerciale scorretta

Costituisce pratica commerciale scorretta – in contrasto con gli artt. 20,21, 22 e 27 d.lgs. 206/2005 e con l’art. 2 Reg. 1223/2009/CE, in relazione all’Allegato I, punto 3(1), Reg. 355/2013/CE che stabilisce criteri comuni per la giustificazione delle dichiarazioni utilizzate in relazione ai prodotti cosmetici – la diffusione di messaggi pubblicitari che attribuiscano a una linea di dentifrici proprietà sbiancanti risolutive ed un’azione anche sulle “macchie intrinseche”, lasciando intendere al consumatore che gli effetti siano paragonabili a quelli degli interventi professionali (attraverso l’uso delle espressioni “con l’ingrediente sbiancante usato dai dentisti” e “fa regredire anni di ingiallimento”), grazie alla presenza di un ingrediente che nei dentifrici non può normativamente superare la percentuale dello 0,1% ed in assenza di studi a supporto delle proprietà rivendicate con tale dosaggio.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 16/07/2019, n.9401

Messaggi pubblicitari di cosmetici

L’utilizzo, nei messaggi pubblicitari di cosmetici, di espressioni volte a promuovere la bontà dei prodotti commercializzati, è legittimo laddove la lettura complessiva del messaggio pubblicitario permetta di cogliere informazioni sufficienti ad escludere la possibilità di ingenerare confusione nel consumatore (nel caso di specie, nel messaggio era riportata l’espressione “il sigillo del SAB”, precisando che SAB è il comitato di consulenza scientifica che supporta l’intera gamma di prodotti commercializzati dall’azienda, evidenziando la “non terzietà” di tale organismo rispetto all’azienda produttrice).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 04/03/2019, n.2803

Campagna promozionale cosmetici

Una campagna promozionale consistente nell’apposizione, da parte del produttore, sulle confezioni dei prodotti (nel caso di specie, cosmetici commercializzati attraverso le farmacie), di un bollino indicante un prezzo di vendita scontato rispetto al prezzo indicato sulle confezioni medesime (nella specie il claim consiste in “25 euro anziché 36 euro”) si pone in contrasto con l’art. 21, co. 1, del Codice del consumo laddove viene omesso di chiarire che tale prezzo rappresenta meramente il prezzo consigliato dal produttore, e non quello realmente applicato dal rivenditore prima della promozione.

Il prezzo in esame non integra, quindi, il “normale prezzo di vendita” che, ai sensi dell’art. 15 d.lgs. 114/98, deve essere esposto in caso di vendite promozionali e rispetto al quale deve essere espresso in percentuale lo sconto praticato.

Tribunale Milano sez. XIV, 12/09/2019

Claim presentazione di una linea di cosmetici

Il fatto che l’art. 23 del C.A.P. – a differenza degli artt. 23 bis e 24 relativi agli integratori alimentari e ai trattamenti estetici – non preveda che la comunicazione commerciale dei cosmetici “deve evitare richiami e raccomandazioni o attestazioni di tipo medico” non costituisce una lacuna normativa frutto di una svista ma una scelta consapevole e coerente con la disciplina nazionale e comunitaria in materia di cosmetici, di talché deve ritenersi legittimo l’utilizzo del claim “consigliato dal ginecologo” nella presentazione di una linea di cosmetici per l’igiene intima femminile.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 06/04/2018, n.16

Claim che integra un requisito minimo di legge

È ingannevole l’utilizzo del claim “principi attivi da agricoltura biologica certificata” nella presentazione di cosmetici certificati ICEA, laddove, da un lato, che l’agricoltura biologica sia certificata da un ente preposto è requisito minimo per poter utilizzare il temine “bio”, quindi caratteristica comune a tutti i prodotti analoghi e, dall’altro, la certificazione ICEA non può essere estesa semplicisticamente al prodotto finito, ma si riferisce ai singoli ingredienti che, per dare credito ad un simile vanto, dovrebbero essere espressamente elencati.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 14/02/2017, n.94

Rinvio ad informazioni acquisibili tramite social

Il rinvio ad informazioni acquisibili tramite social networks è sempre più diffuso, di talché deve escludersi l’ingannevolezza dell’espressione “#BIOVERO”, laddove utilizzata nella presentazione di cosmetici biologici ed accompagnata da una serie di script che invitano il consumatore ad informarsi sul sito della linea reclamizzata, simbolo facilmente decodificabile come un semplice hashtag e non direttamente connotativo dei prodotti o espressione di una rivendicazione di superiorità dei cosmetici stessi.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 20/12/2016, n.72

Caratteristiche dei prodotti imposte dalla normativa

È legittimo l’impiego del claim “senza Diossano” nella presentazione di un prodotto cosmetico, ancorché l’impiego di tale sostanza come ingrediente sia proibito nei prodotti cosmetici – e quindi la sua assenza caratteristica comune a tutti i prodotti analoghi – laddove tale divieto sia compatibile con la presenza della sostanza in tracce e l’inserzionista abbia dimostrato di garantire l’assenza di ogni forma di possibile impurezza nei prodotti in discussione.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 13/09/2016, n.52

L’ingannevolezza del claim nickel tested

La frequente esposizione ai metalli tra cui il nickel, che sono presenti in modo ampio e generalizzato nell’ambiente, ha prodotto un aumento dei fenomeni di allergie e sensibilizzazioni ai metalli stessi; sebbene, pertanto, rispetto ai prodotti cosmetici non siano stati codificati né i limiti di tracce di nickel tollerabili, né la metodologia da applicare per titolare la presenza di questo metallo, deve escludersi l’ingannevolezza del claim “nickel tested” utilizzato nella presentazione di un cosmetico testata rispetto alla presenza di tracce di nickel e al quantitativo effettivamente assorbibile dalla cute, ancorchè utilizzando la metodica analitica e limiti di riferimento mutuati dalla direttiva n. 94/27/Ce in materia di concentrazioni di nickel consentite nella composizione di oggetti metallici destinati a venire a contatto prolungato con la pelle.

Garante concorr. e mercato, 15/10/2014, n.25149

Completezza degli elementi rilevanti in pubblicità

La misura degli obblighi informativi e la completezza degli elementi rilevanti in pubblicità, prevista dal d.lg. n. 206 del 2005 (Codice del consumo), dev’essere valutata in funzione dell’obiettivo della maggior chiarezza e trasparenza possibili verso il consumatore, di talché assume particolare pregnanza quando il supporto comunicativo è più articolato, complesso e “spazioso”- come ad esempio il sito internet – e attenga a prodotti sensibili quali i cosmetici rispetto ai quali il regolamento n. 1223/2009/Ce individua quale obiettivo primario il raggiungimento di “un livello elevato di tutela della salute umana”, accanto a quello del funzionamento del mercato interno.

Garante concorr. e mercato, 27/02/2014, n.24824

Slogan «senza allergeni»: quando è ingannevole?

È ingannevole e va censurata, ai sensi dell’art. 2 CAP, la pubblicità di un deodorante per ambienti contenente lo slogan “senza allergeni”, in quanto, da un lato, il consumatore è portato a decodificare il messaggio nel senso che il prodotto è del tutto privo allergeni e non dei soli allergeni elencati nel d.l. n. 65/2003 menzionato nel messaggio (contenente l’elenco di 26 sostanze potenzialmente allergeniche che debbono essere dichiarate sull’etichetta dei prodotti cosmetici ai sensi del Reg. 1223/2009/Ce), restando per lui sconosciuto il testo normativa inserito e, dall’altro, le sostanze allergeniche sono assai più numerose rispetto a quelle elencate nel testo normativa citato.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 09/02/2016, n.100

Pubblicità di prodotti cosmetici e dichiarazioni ingannevoli

Per la pubblicità di prodotti cosmetici, non è rinvenibile alcun contrasto tra il codice del consumo (d.lg. n. 206/2005) e il regolamento 1223/2009, considerato che quest’ultimo contiene una disciplina complementare (e non speciale) rispetto a quella del d.lg. n. 206/2005, essendo diretto a garantire i consumatori da dichiarazioni ingannevoli in merito all’efficacia e ad altre caratteristiche dei prodotti cosmetici (cfr. considerando 19 del medesimo regolamento), e che l’applicazione del codice del consumo (d.lg. n. 206/2005) è esclusa, ai sensi dell’art. 19, comma 3, dello stesso, solamente in caso di contrasto con le norme settoriali che disciplinano aspetti specifici delle pratiche commerciali scorrette.

Garante concorr. e mercato, 25/09/2018, n.27364

Claims formulati su risultati positivi di test di autovalutazione

I claims formulati sulla base di risultati positivi di test di autovalutazione non costituiscono di per sé forme di pubblicità comparativa, di talché il claim “scopri la linea che ha conquistato il 95% delle donne che usa creme di lusso”, esito di un test rivolto a 100 donne che acquistano cosmetici anti-age nel canale profumeria, non confronta prodotti, ma semplicemente specifica che il campione è stato formato da consumatrici esigenti o, comunque, a conoscenza delle alternative di lusso, e non deve, pertanto, essere valutato sulla base delle regole della pubblicità comparativa introdotte dall’art. 15 del CAP.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 04/04/2017, n.16

Immagini pubblicate da una blogger sul proprio account Instagram 

Le immagini pubblicate da una blogger sul proprio account Instagram raffiguranti cosmetici di una nota azienda (peraltro, in esecuzione di uno specifico contratto di collaborazione in essere con quest’ultima) costituiscono contenuti eminentemente promozionali dei prodotti e del brand rappresentati che, in assenza di elementi idonei ad identificare tale comunicazione come commerciale, risultano in contrasto con l’art. 7 del CAP.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 25/07/2018, n.58

Nuova linea di cosmetici: quando il messaggio non è ingannevole

Non è ingannevole ai sensi dell’art. 2 del CAP il messaggio relativo ad una nuova linea di cosmetici per i capelli delle donne nel quale si offra alle potenziali utilizzatrici, in forma blanda ed interrogativa, la generica possibilità di far crescere i capelli più in fretta”, a prescindere dal fatto che il test di autovalutazione effettuato a supporto del claim risulti non particolarmente significativo dal punto di vista scientifico per la ridotta dimensione del campione e il tempo di esecuzione del medesimo; ciò nella misura in cui si tratti di un prodotto nuovo che deve presentarsi sul mercato e, in questo senso, non possa attendere l’esito di esperimenti scientifici più rigorosi, dipendenti dalla disponibilità di un numero di soggetti statisticamente più significativo ma difficilmente disponibile nel breve periodo.

Giurì cod. aut. pubb.ria, 23/01/2015, n.74



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