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Giardini pubblici: ultime sentenze

26 Luglio 2020
Giardini pubblici: ultime sentenze

Appalti pubblici; manutenzione ordinaria programmata delle aree a verde pubblico; responsabilità da cosa in custodia; trasformazione del fondo privato con irreversibile destinazione all’opera pubblica.

La destinazione a verde pubblico 

La destinazione a “verde pubblico” integra una forma di zonizzazione o tipizzazione urbanistica e sostanzia, pertanto, un vincolo a contenuto conformativo che non è soggetto a decadenza. La destinazione ad attrezzature ricreative, sportive e a verde pubblico, data dal P.R.G. ad aree di proprietà privata, non comporta l’imposizione sulle stesse di un vincolo espropriativo, ma solo di un vincolo conformativo, che è funzionale all’interesse pubblico generale conseguente alla zonizzazione effettuata dallo strumento urbanistico (nel caso di specie, l’art. 25 delle N.T.A. del P.R.G. del Comune di Caserta prevedeva espressamente sulle aree destinate alla realizzazione di giardini pubblici non solo l’intervento pubblico, ma anche interventi realizzabili ad iniziativa privata, il che conferma ancor di più che la destinazione impressa all’area dovesse qualificarsi quale vincolo conformativo).

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VIII, 16/11/2018, n.6634

Destinazione del terreno a giardini pubblici

L’incompatibilità del progetto di costruzione di un asilo nido e di una scuola materna con la destinazione del terreno a giardini pubblici è da sola sufficiente a sorreggere il provvedimento di diniego del permesso di costruire dell’Amministrazione, in ragione del carenza di uso pubblico dello stesso.

Infatti, una cosa è il «servizio privato di uso pubblico» (zona A4, art. 28 delle N.T.A.), altra è il «servizio privato di interesse pubblico» (zona C4, art. 58 delle N.T.A.). Se può dirsi che la scuola, gestita da privati, possa rivestire un interesse pubblico non può affermarsi, di contro, che vi sia un uso pubblico della stessa, visto che alla luce del progetto presentato, a poter fruire dell’area (A4) sono solo gli studenti iscritti.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 15/12/2009, n.8767

La manutenzione di giardini pubblici

In materia di appalti pubblici, il contratto avente ad oggetto la manutenzione di giardini pubblici stipulato successivamente all’entrata in vigore della legge n. 109 del 1994, deve ritenersi disciplinato da detta legge, dato che l’art. 2 contempla le “attività di manutenzione”, sicché le disposizioni nella stessa contenute riguardano anche gli appalti di servizi che hanno ad oggetto detta attività, fatta eccezione per gli appalti regolati dalla normativa di recepimento della direttiva 92/50 Cee, e cioè dal d.lg. n. 157 del 1995, i cui allegati 1 e 2 non contemplano la manutenzione dei giardini pubblici.

Cassazione civile sez. I, 30/09/2005, n.19209

Inquinamento elettromagnetico

È illegittima una norma di P.R.G. che imponga per gli impianti per i servizi di telecomunicazione una distanza superiore a 200 ml da aree caratterizzate dalla presenza di strutture di tipo assistenziale, sanitario, educativo e di parchi e giardini pubblici, poiché in assenza di pianificazione “concertata” con i gestori per la localizzazione dei siti idonei e compatibili con le esigenze di funzionalità del servizio, siffatte misure costituiscono delle “limitazioni alla localizzazione” equivalenti ai “limiti di esposizione” ai “valori di attenzione” o ai “valori di campo più restrittivi” che sono riservati alla competenza statale.

T.A.R. Perugia, (Umbria), 31/08/2004, n.493

Danno causato da un palo metallico

Il danno provocato da un palo metallico aguzzo infisso in un giardino pubblico destinato allo svago è fonte di responsabilità da cosa in custodia. La misura adottata per rendere visibile il palo genera un concorso di colpa del danneggiato.

Tribunale Cosenza sez. II, 09/04/2009

Caduta di un minore dall’altalena dei giardini pubblici

Per il risarcimento del danno cagionato da cose in custodia, l’art. 2051 c.c., non richiedendo la prova della esistenza di una specifica, intrinseca pericolosità della cosa in sè, non prevede, peraltro, un esonero, per il danneggiato, dall’onere di dimostrare la esistenza di un efficace nesso causale tra la res e l’evento, pur esaurendosi tale attività probatoria nella dimostrazione che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, originariamente posseduta, o successivamente assunta, dalla cosa considerata nella sua globalità (e non anche nelle sue singole componenti specificamente pericolose), e senza che risulti, altresì, necessaria la dimostrazione della inesistenza di impulsi causali autonomi ed estranei alla sfera di controllo propria del custode e, quindi, per lui inevitabili.

(Nella specie, la S.C., affermando il suindicato principio di diritto, ha confermato la sentenza del giudice di merito che aveva escluso la responsabilità di un comune, ex art. 2051, per la caduta di un minore dall’altalena dei giardini pubblici poiché questa, benché risultasse separatamente strutturata con due tubi di ferro verticali ed uno orizzontale, senza seggiolino e catenella, aveva costituito soltanto l’occasione – e non la causa – dell’incidente, si presentava adeguata a manufatti consimili collocati nei parchi – gioco, presupponeva il suo uso in relazione alla concreta funzionalità e sotto la vigilanza di adulti, pur presentando, in astratto, qualche elemento di pericolosità).

Cassazione civile sez. III, 06/08/1997, n.7276

La radicale trasformazione in bene pubblico

Il fenomeno della cosiddetta “occupazione acquisitiva”, in virtù del quale, a causa della radicale trasformazione del fondo privato con irreversibile sua destinazione all’opera pubblica, la proprietà del suolo, pur in mancanza di tempestivo decreto di esproprio, finisce per accedere alla proprietà dell’opera realizzata, non presuppone necessariamente la profonda modificazione materiale del bene che gli faccia assumere struttura, forme e consistenza diverse, rendendosi sufficiente invece già la sola sua diversa collocazione nella realtà giuridica.

In una tale prospettiva, la destinazione a giardino pubblico di un terreno, una volta che sia “effettivamente effettuata”, comporta la radicale trasformazione del bene in bene pubblico e la sua irreversibile destinazione al fine pubblico, con conseguente configurarsi della cosiddetta “occupazione acquisitiva”, ove, all’originaria dichiarazione di pubblica utilità nell’ambito della procedura esecutiva ed all’occupazione legittima, non faccia seguito il tempestivo provvedimento di esproprio.

Cassazione civile sez. I, 12/08/1997, n.7532

Tutela della salute dei bambini che frequentano parchi e giardini pubblici

Non è fondata, in riferimento all’art. 117 cost., ed all’art. 6 lett. c) l. 23 dicembre 1978 n. 833, la questione di legittimità costituzionale del dis. l. reg. Marche 29 luglio-2 dicembre 1986, avente per oggetto il divieto dell’uso di fitofarmaci nei centri abitati (“aree pubbliche o aperte al pubblico all’interno dei centri abitati delimitati dagli strumenti urbanistici vigenti”). Secondo il presidente del consiglio dei ministri tale disegno di legge costituirebbe una lesione della competenza legislativa riservata allo Stato in materia di commercializzazione e connesso impiego dei presidi sanitari e dei prodotti assimilati (art. 6 lett. c) l. 23 dicembre 1978 n. 833).

Effettivamente di fronte al potere riservato allo Stato di disporre circa la produzione ed il commercio dei fitofarmaci, una regione non potrebbe in via generale e di principio vietare l’impiego degli stessi. Senonché nel caso in esame il divieto risulta circoscritto alle zone verdi all’interno dei centri abitati ed è diretto allo scopo di tutela della salute della popolazione (ed in particolare dei bambini che frequentano parchi e giardini pubblici), trovando fondamento la circoscritta potestà normativa esercitata nell’art. 27 comma 1 lett. c) d.P.R. 24 luglio 1977 n. 616 (salvaguardia della salubrità dell’igiene e della sicurezza in ambienti di vita e di lavoro).

Corte Costituzionale, 30/06/1988, n.746

Danno verificato su un percorso lastricato attraverso un giardino pubblico

Quando l’evento di danno si sia verificato su di un percorso lastricato attraverso un giardino pubblico e al dissesto all’origine della caduta dell’utente abbiano contribuito tanto le modalità di posa originarie (senz’altro riferibili all’ente proprietario), quanto l’usura nel tempo, con i conseguenti fenomeni di sollevamento e di sprofondamento del terreno sottostante e circostante le lastre posizionate (aspetti, questi ultimi, più propriamente connessi all’obbligazione manutentiva ordinaria dell’area verde e delle sue pertinenze da parte del Consorzio, gestore-appaltatore del servizio di manutenzione), si deve ritenere sussistente una custodia congiunta della cosa in capo al Comune ed al Consorzio, intesa come potere di intervento su di essa e di prevenzione del verificarsi di danni ad essa ricollegati (potere che il primo mantiene in qualità di proprietario-appaltante del bene demaniale ed il secondo ha in ragione della acquisita disponibilità di fatto e giuridica sulla stessa).

Tenuto conto, poi, delle circostanze temporali di verificazione del fatto (ora diurna), della sicura conoscenza, da parte dell’utente – per pregressa frequentazione – dello stato dei luoghi e, comunque, della notoria condizione di dissesto in cui versava il sentiero, deve ritenersi che alla produzione dell’evento abbia concorso, ex art. 1227 comma 1 c.c., il comportamento dello stesso.

Tribunale Milano sez. X, 30/04/2007, n.5117

Circolazione in un giardino pubblico adiacente ad una strada pubblica

Ai fini dell’applicazione della l. 24 dicembre 1969 n. 990, che ha istituito l’obbligo dell’assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, sono equiparate alle strade d’uso pubblico tutte le aree di proprietà pubblica e privata aperte alla circolazione del pubblico, per cui l’obbligo assicurativo sussiste anche con riguardo alla circolazione nell’interno di un giardino pubblico adiacente ad una strada pubblica, al quale tutti possono liberamente accedere.

Cassazione civile sez. I, 22/04/1982, n.2477

Manutenzione ordinaria programmata delle aree a verde pubblico del Comune

L’inapplicabilità dell’art. 2051 c.c. nei confronti della p.a. non ha fondamento nella natura demaniale del bene ma solo nella notevole estensione del bene stesso e nel suo uso generale e diretto da parte dei terzi, rappresentando tali circostanze di fatto indici della impossibilità di concreto esercizio del potere di controllo e vigilanza, posto a fondamento dell’articolo 2051 c.c.: profili che non si ravvisano con riferimento alla buca sul prato di un giardino pubblico, aperto al pubblico, sul quale erano situati anche giochi per bambini (cfr. documentazione fotografica in atti).

Al comune di Milano, ente proprietario del giardino, competeva quindi la relativa custodia, che non può ritenersi trasferita in capo all’appaltatore del servizio globale di manutenzione ordinaria programmata delle aree a verde pubblico del comune. Si aggiunge, proprio con riferimento a tale tipologia di appalto, che il comune di Milano esercita un controllo programmato delle aree a mezzo “controllori” divisi per zona.

Sicché il Comune potrebbe andare esente da responsabilità solo allegando e provando l’intervento del caso fortuito – inteso come fatto eccezionale, imprevisto e imprevedibile idoneo a recidere il nesso causale tra “res” e danno: non avendo a ciò provveduto, il Comune risponde nei confronti dei terzi per i danni cagionati dal bene demaniale.

Tribunale Milano sez. X, 23/09/2009, n.11177



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