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Minaccia di esercitare un diritto: ultime sentenze

25 Luglio 2020
Minaccia di esercitare un diritto: ultime sentenze

Estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni; capacità intimidatoria della minaccia così elevata da risultare incompatibile con la finalità di affermare la titolarità del diritto; minaccia dell’esercizio di un’azione giudiziaria o esecutiva; conseguimento di un profitto non giuridicamente tutelato.

Forza intimidatoria

Integra il reato di estorsione e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, la minaccia di esercitare un diritto, in sé non ingiusta, che sia realizzata con tale forza intimidatoria e sistematica pervicacia da risultare incompatibile con il ragionevole intento di far valere il diritto stesso.

Tribunale La Spezia, 22/07/2015, n.968

Minaccia di esercitare un diritto

Integra il delitto di estorsione, e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, la minaccia di esercitare un diritto, in sé non ingiusta, che sia realizzata con tale forza intimidatoria e sistematica pervicacia da risultare incompatibile con il ragionevole intento di far valere il diritto stesso.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione di merito che aveva ravvisato il delitto di estorsione in relazione a condotta consistita nell’incendio di una stalla, e nell’uccisione degli animali che vi erano custoditi, posta in essere dal “dominus” della società comproprietaria del terreno su cui insisteva tale struttura, al fine di indurre l’altro comproprietario, che aveva l’esclusiva disponibilità di tale porzione del fondo, a stipulare un contratto di vendita della sua quota in esecuzione di un precedente preliminare, così determinando detto soggetto ad abbandonare completamente l’immobile).

Cassazione penale sez. VI, 25/03/2015, n.17785

Minaccia di prospettare azioni giudiziarie

Integra gli estremi del reato di estorsione e non quello di truffa la minaccia di prospettare azioni giudiziarie – nella specie decreti ingiuntivi e pignoramenti – al fine di ottenere somme di denaro non dovute o manifestamente sproporzionate rispetto a quelle dovute, qualora l’agente ne sia consapevole, potendosi individuare il male ingiusto ai fini dell’integrazione del più grave delitto nella pretestuosità della richiesta.

Cassazione penale sez. II, 29/11/2012, n.48733

Capacità intimidatoria della minaccia elevata 

Integra il delitto di estorsione, e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, la minaccia di esercitare un diritto, in sé non ingiusta, che sia realizzata con tale forza intimidatoria e sistematica pervicacia da risultare incompatibile con il ragionevole intento di far valere il diritto stesso.

Cassazione penale sez. I, 02/07/2014, n.32795

Volontà ricattatoria: gli estremi del reato di estorsione

La minaccia di esercitare un diritto, anche quando in sé non ingiusta, può diventare tale se posta in essere con modalità che denotano, al di là di ogni ragionevole intento di far valere un proprio preteso diritto, una volontà ricattatoria, così da integrare gli estremi del reato di estorsione, anziché quelli del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con minaccia alle persone.

Cassazione penale sez. II, 28/11/2007, n.766

L’esercizio di un’azione giudiziaria o esecutiva

In tema di estorsione, anche la minaccia di esercitare un diritto – come l’esercizio di un’azione giudiziaria o esecutiva – può costituire illegittima intimidazione idonea ad integrare l’elemento materiale del reato quando tale minaccia sia finalizzata al conseguimento di un profitto ulteriore, non giuridicamente tutelato.

Cassazione penale sez. II, 16/01/2003, n.16618

La causa invalidante del negozio giuridico

La minaccia di esercitare un diritto costituisce causa invalidante del negozio giuridico soltanto quando l’autore di essa se ne serva per conseguire, non già il risultato, ottenibile con l’esercizio del diritto, ma vantaggi ingiusti, ossia abnormi o diversi da detto risultato o obiettivamente iniqui ed esorbitanti rispetto al dovuto.

Pertanto, nel caso in cui le dimissioni del lavoratore subordinato siano sollecitate dal datore di lavoro sotto la minaccia di dar corso al licenziamento, tale minaccia non è causa di annullamento dell’atto di dimissioni, ove il recesso del datore di lavoro non sia limitato dalla tutela reale del rapporto (art. 18 stat. lav.) e sussista quindi perfetta identità dell’effetto – consistente nell’estinzione ad nutum del rapporto stesso – conseguibile con le dimissioni ovvero con il licenziamento, mentre rispetto a tale risultato non può considerarsi abnorme, esorbitante o obiettivamente ingiusto il risparmio, per il datore di lavoro, di eventuali indennità dovute solo in caso di licenziamento, ma non anche in caso di dimissioni.

Cassazione civile sez. lav., 26/01/1988, n.639

Minaccia di esercitare un diritto: l’annullabilità dell’atto

La minaccia di esercitare un diritto determina l’annullabilità dell’atto solo quando sia volta a costituire un vantaggio ingiusto e cioè abnorme e diverso od esorbitante rispetto a quello conseguibile attraverso l’esercizio del diritto medesimo.

Pretura Ferrara, 07/11/1987

Minaccia del datore di lavoro di dare corso al licenziamento

Alla minaccia di esercitare un diritto la legge attribuisce rilevanza invalidante solo quando l’autore di essa se ne serve per conseguire non il risultato ottenibile con l’esercizio del diritto, ma vantaggi ingiusti, e cioè abnormi o diversi da detto risultato o obiettivamente iniqui ed esorbitanti rispetto al dovuto.

Pertanto, in tema di rapporto di lavoro, nel caso in cui le dimissioni del dipendente siano sollecitate dal datore di lavoro sotto la minaccia di dare corso al licenziamento, tale minaccia non è causa di annullamento dell’atto di dimissioni, ove il recesso del datore di lavoro non sia limitato dalla tutela reale del rapporto e sussista quindi perfetta identità dell’effetto (consistente nell’estinzione ad nutum del rapporto stesso) conseguibile con le dimissioni o con il licenziamento, mentre rispetto a tale risultato non può considerarsi abnorme, esorbitante od obiettivamente ingiusto il risparmio di eventuali indennità, dovute soltanto in caso di licenziamento e non anche in caso di dimissioni.

Cassazione civile sez. lav., 05/03/1986, n.1443

Incompatibilità con il ragionevole intento di far valere il diritto

Integra il reato di estorsione, e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, la minaccia di esercitare un diritto, in sé non ingiusta, che sia realizzata con una tale forza intimidatoria e con una tale sistematica pervicacia (nella specie, con la minaccia di un’arma) da risultare incompatibile con il ragionevole intento di far valere il diritto stesso.

Cassazione penale sez. II, 29/10/2008, n.42317

Minaccia di esercitare un diritto per conseguire un vantaggio ingiusto

Poiché spetta tanto al proponente quanto all’agente la facoltà di proporre la stipulazione di un nuovo contratto di agenzia a condizioni anche diverse di quelle contenute nel contratto in vigore, la manifestazione della volontà di una parte di recedere dal contratto se l’altra parte, allo scadere del termine di preavviso, non accetterà condizioni meno favorevoli non costituisce minaccia di esercitare un diritto per conseguire un vantaggio ingiusto, che sussiste solo quando è diretta a conseguire ciò che non spetta, e di conseguenza non importa l’annullabilità a norma dell’art. 1438 c.c. del contratto di agenzia che venga stipulato alle condizioni meno sfavorevoli pretese da una parte.

Cassazione civile sez. lav., 02/06/1980, n.3601



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