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Compenso curatore fallimentare: ultime sentenze

27 Luglio 2022
Compenso curatore fallimentare: ultime sentenze

Pagamento e criteri seguiti per la liquidazione del compenso del curatore fallimentare.

Criteri di liquidazione del compenso del curatore fallimentare

La liquidazione del compenso ai diversi professionisti che si sono succeduti nell’incarico di curatore di fallimento necessita di specifica e analitica motivazione, sorretta dalla valutazione personalizzata, non cumulativa, dell’opera da ciascuno di essi prestata, dei risultati ottenuti e della sollecitudine con cui sono state condotte le operazioni. In particolare, ai fini dell’applicazione del criterio di proporzionalità nella determinazione delle singole parti di compenso, deve essere precisato l’ammontare dell’attivo realizzato da ciascun curatore, determinando, all’interno dei valori così identificati, il compenso da attribuire ad ognuno, temperando il criterio di cassa della realizzazione dell’attivo con quello di competenza, nei casi in cui il momento solutorio, conseguente alla fase liquidatoria dei beni, ricada temporalmente nella gestione del professionista subentrato nell’incarico, pur essendo causalmente riferibile ad attività svolta da quello precedente.

(Tenuto presente tale ordine di concetti, ha osservato la Suprema corte, la motivazione caratterizzante il decreto impugnato, nella parte relativa alla determinazione dei compensi dovuti a ciascun professionista non può dirsi meramente apparente: risultando esistente una valutazione personalizzata dell’opera da ciascun professionista prestata mediante indicazione dell’attivo realizzato e del passivo accertato nel corso di ciascuna fase della gestione della procedura; essendosi, in particolare, valorizzata per i ricorrenti la notevole attività amministrativa svolta che ha indotto il Tribunale a liquidare il compenso secondo i valori massimi previsti dalla disciplina regolamentare).

Cassazione civile sez. I, 10/03/2022, n.7774

Incarico di curatore di fallimento

Il compenso per lo svolgimento dell’incarico di curatore di fallimento, da liquidare in ogni caso al termine della procedura (salvi acconti) è unico anche nel caso in cui nello svolgimento di tale incarico si siano succeduti più professionisti, dovendo, in tale caso, il compenso a ognuno dovuto stabilirsi secondo criteri di proporzionalità (articolo 39, comma 3, legge fallimentare, nel testo risultante dalla modificazione recata dal decreto legislativo n. 5 del 2006).

Cassazione civile sez. I, 03/03/2022, n.7070

Provvedimento di liquidazione del compenso del curatore fallimentare

Il curatore fallimentare, anche se cessato dall’incarico e sostituito da un nuovo professionista, ove intenda impugnare per cassazione il provvedimento di liquidazione del compenso, deve previamente richiedere, a pena di inammissibilità del ricorso, al primo presidente della corte di cassazione – e non al giudice delegato – la nomina del curatore speciale del fallimento, nei cui confronti sussiste comunque un potenziale conflitto di interessi, atteso che il compenso del curatore fallimentare, da liquidare in ogni caso al termine della procedura (salvo acconti), è unico anche nel caso in cui si siano succeduti più professionisti nell’incarico.

Cassazione civile sez. I, 03/03/2022, n.7070

Determinazione del compenso del curatore fallimentare

Il compenso del curatore va determinato, in forza dei criteri di cui al d.m. n. 30 del 2012, applicando le percentuali sull’attivo (se esistente) e quelle sul passivo, mentre la somma minima liquidabile ex art. 4 del citato decreto ministeriale va riconosciuta, a garanzia dell’organo del fallimento, solo se i menzionati criteri conducano alla liquidazione di un compenso inferiore a quello minimo.

Cassazione civile sez. VI, 17/11/2021, n.34842

Liquidazione del compenso del curatore

La liquidazione del compenso spettante al curatore, a seguito di un fallimento chiuso con un concordato fallimentare, deve avvenire dopo l’esecuzione di quest’ultimo, tenendo conto anche dell’attività svolta dopo l’omologazione e del compito del curatore di sorvegliare l’adempimento del concordato.

Cassazione civile sez. I, 31/05/2021, n.15168

Legittimazione assuntore concordato fallimentare

L’assuntore del concordato fallimentare è legittimato a ricorrere per cassazione avverso il decreto di liquidazione del compenso del curatore fallimentare, trattandosi di questione destinata ad incidere sulla commisurazione dell’impegno da lui assunto.

Cassazione civile sez. I, 31/05/2021, n.15168

Eccezione di inadempimento del curatore

Ai fini dell’ammissione al passivo fallimentare del credito da compenso professionale del sindaco non incombe su quest’ultimo l’onere di dimostrare di avere agito con la prescritta diligenza, spettando, di contro, al curatore che sollevi l’eccezione d’inadempimento della prestazione di “facere”, l’allegazione di uno specifico comportamento negligente e la doverosità della condotta non tenuta in relazione al mandato ricevuto.

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la decisione di rigetto dell’opposizione allo stato passivo avanzata da un sindaco cui veniva genericamente imputata l’errata valutazione dell’incidenza di alcuni fatti).

Cassazione civile sez. I, 17/05/2021, n.13207

Dichiarazione di fallimento

Per effetto della dichiarazione di fallimento, il mandato difensionale prestato nelle controversie non aventi natura personale per il fallito non entra né in una fase di sospensione in attesa che il curatore eserciti la facoltà di cui all’articolo 72 della legge Fallimentare, né e caratterizzato da un’attività, bensì si scioglie immediatamente. Ciò può evincersi sia dall’articolo 43, comma 1, della legge Fallimentare, secondo cui il fallito perde per effetto della dichiarazione di fallimento la legittimazione processuale in tutte le controversie non aventi natura personale, sia dall’articolo 43, comma 3, stessa legge, secondo cui l’apertum del fallimento determina automaticamente l’interruzione dei processi (di merito) in corso. L’ultrattività del mandato – intendendosi per tale la possibilità del difensore di continuare a compiere gli atti processuali in nome e per conto del cliente, che trova la propria fonte nel potere discrezionale del professionista di dichiarare o meno (in quella fase del giudizio) la causa interruttiva – non ha luogo in caso di dichiarazione di fallimento atteso che, proprio perché l’interruzione del giudizio di merito è automatica e deve essere dichiarata dal giudice non appena sia venuto a conoscenza dell’evento, la stessa è sottratta all’ordinario regime dettato in materia dall’articolo 300 del codice di procedura civile. Né può invocarsi il principio di ultrattività del mandato in ipotesi di dichiarazione di fallimento intervenuta nel corso di un giudizio di cassazione solo perché l’apertura del fallimento non comporta l’interruzione del giudizio di legittimità, fondandosi la mancata interruzione di tale giudizio esclusivamente sull’impulso d’ufficio che lo caratterizza.

Deriva da quanto precede, pertanto, che il legale nominato dall’imprenditore poi fallito quando era ancora in bonis non ha titolo per richiedere il compenso per l’attività giudiziale eventualmente prestata una volta intervenuto il fallimento, anche se tale attività è stata prestata in sede di legittimità.

Cassazione civile sez. I, 24/02/2020, n.4795

Compenso curatore fallimentare

Ai fini della liquidazione del compenso al curatore del fallimento ex art. 39 l.fall., non può ricomprendersi nel concetto di “attivo realizzato”, alla cui entità ragguagliare le percentuali previste dal d.m. n. 30 del 2012, il valore dell’immobile liquidato nella procedura esecutiva promossa dal creditore fondiario, a meno che il curatore non sia intervenuto nell’esecuzione svolgendo un’attività diretta a realizzare una concreta utilità per la massa dei creditori, anche mediante la distribuzione a questi ultimi di una parte del ricavato della vendita.

(Nella specie, la S.C. ha cassato il decreto del tribunale che aveva escluso dall’attivo fallimentare il ricavato della vendita del bene nell’esecuzione forzata individuale ancorché il curatore avesse amministrato l’immobile ipotecato, provvedendo alle spese di manutenzione, locandolo a terzi e curando gli adempimenti fiscali connessi all’alienazione coattiva, intervenendo nella procedura espropriativa con varie richieste).

Cassazione civile sez. VI, 21/01/2020, n.1175

Quantificazione dell’acconto

L’attivo realizzato dalla vendita del bene nella procedura esecutiva promossa dal creditore fondiario, sul quale grava il privilegio ipotecario e fondiario, fa parte dell’attivo finale sul quale calcolare, secondo i parametri del d.m. n. 30/2012, il compenso del curatore fallimentare.

Le percentuali previste da tale norma per la liquidazione del compenso del curatore vanno applicate sull’attivo realizzato, inteso anche come liquidità derivate dalla vendita dei beni mobili e immobili, con la precisazione che deve considerarsi attivo realizzato anche quella parte di prezzo che l’acquirente di beni immobili gravati da ipoteca per mutuo fondiario è tenuto a versare direttamente all’istituto di credito.

In caso di richiesta di liquidazione di un acconto sul compenso del curatore da far valere nella procedura esecutiva avviata dal creditore fondiario quale debito della massa, le percentuali del d.m. n. 30/2012 andranno calcolate sul valore dell’attivo ricavato dalla vendita del bene in sede esecutiva, mentre ai fini del passivo, unicamente sul valore del credito fondiario ammesso al passivo del fallimento.

Tribunale Monza, 13/06/2019

Giustificati motivi di liquidazione dell’acconto sul compenso

Ai sensi dell’art. 39, comma 2, l.fall. è facoltà del tribunale accordare al curatore acconti sul compenso per “giustificati motivi”. I giustificati motivi vengono solitamente identificati con l’effettuazione di ripartizioni parziali ovvero con la liquidazione di parte dell’attivo, anche ad opera della procedura esecutiva avviata dal creditore fondiario.

Pertanto, il curatore, laddove intenda far valere nella procedura esecutiva avviata dal creditore fondiario i debiti della massa (tra i quali rientra pacificamente anche l’acconto sul compenso al curatore), deve munirsi del provvedimento del giudice delegato al fallimento (o del tribunale in ipotesi di acconto sul compenso) che ne disponga la quantificazione e la graduazione (fattispecie nella quale il tribunale di Monza ha respinto l’istanza di revoca del provvedimento di liquidazione del compenso del curatore, avanzata dal creditore fondiario sulla base della lamentata assenza di giustificati motivi per la relativa liquidazione).

Tribunale Monza, 13/06/2019

Criteri per la determinazione del compenso spettante al curatore fallimentare

Il compenso del curatore fallimentare va determinato applicando le percentuali sull’attivo (se esistente) e quelle sul passivo secondo i criteri di cui all’art. 1 d.m. n. 30/2012. La somma minima liquidabile, ai sensi dell’art. 4, deve essere riconosciuta a garanzia dell’organo del fallimento solo se i predetti criteri conducono ad una liquidazione inferiore.

Cassazione civile sez. I, 31/07/2019, n.20664

Liquidazione del compenso del curatore fallimentare

La liquidazione del compenso del curatore fallimentare deve essere specificamente motivata mediante la indicazione dei criteri seguiti, ai sensi dell’articolo 39 della legge Fallimentare, in relazione alla disciplina regolamentare richiamata (decreto ministeriale 25 gennaio 2012, n. 30), risultando altrimenti nullo il decreto di liquidazione.

Cassazione civile sez. VI, 29/07/2019, n.20430

Compenso del curatore fallimentare: il creditore fondiario deve partecipare al pagamento?

Il creditore fondiario che procede alla esecuzione individuale in pendenza di fallimento deve partecipare al pagamento di una quota del compenso del curatore.

Tribunale Milano sez. II, 18/10/2018

Liquidazione del compenso del curatore fallimentare: motivazione

La liquidazione del compenso del curatore fallimentare deve essere specificamente motivata mediante la indicazione dei criteri seguiti, ai sensi dell’art. 39 della l.fall., in relazione alla disciplina regolamentare richiamata (d.m. n. 570 del 1992), risultando altrimenti nullo il decreto di liquidazione.

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio il decreto di liquidazione in quanto, essendosi succeduti nella funzione più curatori, non era stato applicato il criterio di proporzionalità, neanche indicato nel corpo della motivazione del provvedimento).

Cassazione civile sez. VI, 31/07/2017, n.19053

Concordato preventivo e compensi in acconto al curatore

I decreti con cui il tribunale fallimentare concede o rifiuta gli acconti sul compenso richiesti dal curatore (o dal commissario giudiziale), sono espressione di un potere discrezionale il cui esercizio, intervenendo in una fase processuale anteriore alla presentazione e approvazione del rendiconto, non comporta definitivi accertamenti in fatto e in diritto in ordine alla spettanza o alla misura del compenso e non può pregiudicare la futura decisione sul compenso dovuto, sicché non sono ricorribili per cassazione ai sensi dell’art. 111 cost., né sono qualificabili come sentenze in senso sostanziale ai fini della revocazione prevista dall’art. 397 c.p.c.

Cassazione civile sez. I, 08/09/2016, n.17768

Commissario giudiziale, curatore fallimentare e liquidatore

Nel concordato preventivo con cessione dei beni ai creditori, le funzioni svolte dal liquidatore nominato ex art. 182 l.fall. sono assimilabili a quelle esercitate dal curatore fallimentare, sicchè sono utilizzabili, per la quantificazione del compenso del primo, i medesimi criteri stabiliti per quello del secondo.

Pertanto, è ragionevole che il tribunale riconosca al commissario giudiziale somme maggiori rispetto a quelle attribuite al liquidatore, posto che l’attività espletata dal primo prende avvio già dal decreto di ammissione alla procedura ex art. 163 l.fall. e si protrae anche dopo l’omologa del concordato, dovendo egli sorvegliarne l’adempimento ex art. 185 l.fall., mentre il ruolo del liquidatore è necessariamente ristretto alla sola fase esecutiva del concordato, successiva rispetto all’omologa della proposta.

Cassazione civile sez. I, 20/04/2016, n.7973

Decreto di liquidazione del compenso

I decreti con i quali il tribunale fallimentare concede o rifiuta gli acconti sul compenso richiesti dal curatore sono espressione di un potere discrezionale ed intervengono in una fase processuale anteriore alla presentazione ed approvazione del conto, non assumendo, di conseguenza, efficacia di cosa giudicata, sicché essi non possono pregiudicare, dopo la presentazione del rendiconto, la futura e definitiva decisione sul compenso dovuto, cui corrisponde un diritto soggettivo del curatore, e non sono, quindi, ricorribili per cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost.

Cassazione civile sez. I, 25/11/2015, n.24044

Liquidazione di un compenso inferiore al minimo

Il compenso del curatore fallimentare va determinato, in forza dei criteri di cui all’art. 1 del d.m. n. 570 del 1992, applicando le percentuali sull’attivo (se esistente) e quelle sul passivo, mentre la somma minima liquidabile ex art. 4 del citato decreto ministeriale va riconosciuta, a garanzia dell’organo del fallimento, solo se i menzionati criteri conducano alla liquidazione di un compenso inferiore a quello minimo.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato con rinvio il provvedimento del tribunale il quale, in un fallimento con attivo di soli euro 46,64 ma con passivo pari ad euro 70.000.000,00, ha liquidato il compenso minimo sebbene il criterio basato sull’entità dell’attivo e del passivo comportasse una liquidazione superiore).

Cassazione civile sez. I, 07/10/2015, n.20111

Domanda di liquidazione del compenso 

In tema di liquidazione del compenso al curatore cessato dalla carica prima della conclusione della procedura fallimentare, ai sensi dell’art. 39 legge fall. (nel testo anteriore al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, vigente “ratione temporis”), il provvedimento adottabile in quella fase dal tribunale può avere per oggetto solo acconti, ma non il compenso definitivo, poiché il contributo di ciascun curatore ai risultati della procedura può valutarsi solo con le operazioni di chiusura della stessa, allorché diviene possibile una disamina unitaria dei fatti rilevanti ai fini della liquidazione. Ne consegue l’improponibilità, rilevabile anche di ufficio, della domanda di liquidazione del compenso formulata dal cessato curatore prima del termine della procedura.

Cassazione civile sez. I, 14/05/2014, n.10455



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