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Umiliazioni: ultime sentenze

25 Luglio 2020
Umiliazioni: ultime sentenze

Atti di disprezzo e offesa della dignità che causano sofferenza morale nella vittima; accertamento della responsabilità penale; offese e insulti continui; configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia.

Stato di disagio continuo

Il reato di maltrattamenti in famiglia è integrato dalla condotta dell’agente che sottopone la moglie ad atti di vessazione reiterata e tali da cagionarle sofferenza, prevaricazione ed umiliazioni, in quanto costituenti fonti di uno stato di disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di esistenza.

Cassazione penale sez. VI, 22/09/2016, n.48224

Sofferenze psichiche e fisiche

In tema di maltrattamenti in famiglia, l’interruzione temporanea di atti violenti che provocano sofferenze psichiche e fisiche nella vittima non assume rilievo ai fini della configurabilità del delitto. (Nel caso di specie, la vittima era rimasta in cinta avendo creduto erroneamente ad un ritorno alla normalità, ma dopo tale periodo le vessazioni ed umiliazioni erano continuate).

Tribunale Napoli Nord sez. uff. indagini prel., 15/09/2016, n.619

Offese ed umiliazioni reciproche

In tema di maltrattamenti in famiglia le offese ed umiliazioni reciproche non integrano il reato.

Tribunale Napoli Nord sez. II, 01/12/2017, n.2885

Vessazioni e umiliazioni sistematiche

È configurabile il reato di atti persecutori ex articolo 612-bis del Cp in capo a lavoratore che prende costantemente in giro un collega. Lo afferma la Cassazione che respinge il ricorso del lavoratore “bullo” al quale viene confermata la condanna con l’aggravante legata al fatto che il collega preso di mira è affetto da handicap.

Per la Corte, infatti, le condotte contestate dall’appendere in bacheca foto compromettenti sino al finto furto della bicicletta, non possono essere considerate come scherzi sporadici, ma vessazioni e umiliazioni sistematiche tese a ridicolizzare il collega per la sua menomazione.

Cassazione penale sez. I, 18/10/2017, n.18717

Le sofferenze inflitte con abitualità

Ritenuto provato che gli episodi, integranti gli estremi del delitto de quo furono dolosamente posti in esser dall’imputato, in quanto per la sussistenza dell’elemento psicologico il delitto, di cui all’art. 572 c.p., appare insita nello stesso comportamento dell’imputato da cui si evince la coscienza e volontà di sottoporre la propria moglie ad una serie di sofferenze soprattutto morali in modo continuo ed abituale al fine di affermare la sua autorità nell’ambito della famiglia, ponendo gli altri in uno stato di soggezione, con abituali condotte di vessazioni ed umiliazioni, che cagionarono nella donna una indiscutibile sofferenza morale e fisica, anche per le aggressioni fisiche subite, in parte documentate dalla certificazione medica in atti.

Corte appello Roma sez. III, 15/06/2017, n.4505

Reato di maltrattamenti in famiglia 

Il reato di maltrattamenti in famiglia è integrato dalla condotta dell’agente che sottopone la vittima ad atti di vessazione reiterata e tali da cagionarle sofferenza, prevaricazione e umiliazioni, costituenti fonti di uno stato di disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di esistenza. Rilevano, a tal fine, non soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa arrecati alla sua dignità, che si risolvano nell’inflizione di vere e proprie sofferenze morali.

Cassazione penale sez. VI, 19/05/2016, n.30704

Gli atti di disprezzo e offesa della dignità 

Il delitto di maltrattamenti in famiglia non è integrato soltanto dalle percosse, lesioni, ingiurie, minacce, privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, ma anche dagli atti di disprezzo e di offesa, che si risolvano in vere e proprie sofferenze morali.

Cassazione penale sez. VI, 16/12/2016, n.6070

Privazioni e umiliazioni imposte alla vittima

Il delitto di maltrattamenti in famiglia non è integrato soltanto dalle percosse, lesioni, ingiurie, minacce, privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, ma anche dagli atti di disprezzo e di offesa alla sua dignità, che si risolvano in vere e proprie sofferenze morali, quali ad esempio, come nel caso de quo, la costrizione della moglie a sopportare la presenza di una concubina.

Cassazione penale sez. VI, 30/05/2019, n.35677

Abituali umiliazioni, vessazioni e violenze

Integra il reato di maltrattamenti in famiglia previsto dall’art. 572 c.p. la condotta di colui che maltratti la moglie infliggendole abituali umiliazioni, vessazioni e violenze – consistite in particolare nell’intrattenere apertamente una relazione adulterina; nel dilapidare il proprio reddito con l’amante lesinando al coniuge i mezzi di sussistenza; nel trattarla con scarsa considerazione e disprezzo, aggravandone gli impegni domestici; nel danneggiare gli arredi, gli infissi e le mura dell’abitazione, nonché la carrozzeria dell’autovettura della donna; nel rivolgerle ingiurie e minacce e nel percuoterla con schiaffi e calci – che le cagionavano durevole sofferenza morale e fisica e tali da rendere particolarmente dolorosa la convivenza e intollerabile la sua prosecuzione.

L’accertamento della responsabilità penale discende dalla testimonianza di parte civile, da ritenersi congruente con le risultanze istruttorie acquisite e per questo pienamente attendibile nella narrazione dei fatti che risultano verosimili, esposti con linearità e variamente riscontrati.

Tribunale Firenze sez. II, 03/02/2014, n.6

Episodi inseriti all’interno di un comportamento abituale

In tema di reati contro la famiglia, ai fini della sussistenza del delitto di maltrattamenti in famiglia è necessaria una condotta abituale, consistente in una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, le quali debbono costituire la fonte di un disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di vita.

Peraltro, i singoli episodi, inseriti all’interno di un comportamento abituale, rendono manifesta l’esistenza di un programma criminoso, animato da una volontà unitaria di vessare il soggetto passivo.

Ciò posto, il Tribunale ha, nel caso di specie, condannato l’imputato per il delitto di cui agli articoli 61 n. 11-quinqules e 572 del Cp, per aver maltrattato la moglie sottoponendola a offese e insulti continui, disinteressandosi delle sue esigenze di vita, aggredendola fisicamente, non contribuendo in alcun modo al ménage familiare né ·economicamente né materialmente, costringendola a svolgere tutte le incombenze domestiche, controllandola costantemente in modo da crearle ansia e paura; il tutto, spesso, in presenza del figlio minore.

Tribunale Aosta, 07/02/2018, n.25



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