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Umiliazioni: ultime sentenze

9 Febbraio 2022
Umiliazioni: ultime sentenze

Atti di disprezzo e offesa della dignità che causano sofferenza morale nella vittima; accertamento della responsabilità penale; offese e insulti continui; configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia.

Reiterazione della condotta penalmente rilevante

Il delitto di maltrattamenti non è integrato soltanto dalle percosse, lesioni, ingiurie, minacce, privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, ma anche dagli atti di disprezzo e di offesa alla sua dignità . Infatti, la ” ratio” dell’ antigiuridicità penale risiede nella loro reiterazione protrattasi in un arco di tempo che può essere anche limitato e nella persistenza dell’ elemento intenzionale.

Tribunale Lecce sez. II, 01/10/2021, n.1993

Maltrattamenti alternati da periodi di serenità

Il reato di maltrattamenti in famiglia è integrato dalla condotta dell’ agente che sottopone il soggetto passivo ad atti di vessazione reiterati, tali da cagionare sofferenza, prevaricazione e umiliazioni, costituenti fonti di uno stato di disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di esistenza. Peraltro, è possibile, senza perciò elidere la configurazione del reato di cui all’ art. 572 c.p., che le condotte di maltrattamenti siano alternate da periodi di serenità poiché , proprio stante la natura di reato abituale della fattispecie, non è l’ intervallo temporale tra i vari episodi ad escludere la sussistenza dell’ illecito nel caso in cui gli episodi, complessivamente considerati, evidenzino una serialità delle condotte lesive.

Tribunale Lecce sez. I, 09/08/2021, n.1352

Offesa alla dignità della vittima

Il delitto di maltrattamenti in famiglia non é integrato soltanto delle percosse, lesioni, ingiurie, minacce, privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa alla sua dignità, che si risolvano in vere e proprie sofferenze morali (fattispecie in cui l’imputato aveva impedito alla moglie di tenere relazioni sociali e la faceva oggetto di ripetute violenze e vessazioni).

Cassazione penale sez. VI, 30/06/2021, n.29190

Maltrattamenti in famiglia: condotta materiale

Ai fini del reato di cui all’art. 572 c.p., rileva la sottoposizione dei familiari ad atti di vessazione continui e tali da cagionare agli stessi sofferenze, privazioni, umiliazioni, che costituiscono fonte di uno stato di disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di esistenza. Ed infatti, comportamenti abituali caratterizzati da una serie indeterminata di atti di molestia, di ingiuria, di minaccia e di danneggiamento palesano l’esistenza di un programma criminoso di cui i singoli episodi, da valutare unitariamente, costituiscono l’espressione.

Tribunale Torino, 26/04/2021, n.512

Stato di disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di esistenza

Ai fini della sussistenza del reato di cui all’art. 572 c.p. rileva la sottoposizione dei familiari ad atti di vessazione continui e tali da cagionare agli stessi sofferenze, privazioni, umiliazioni, che costituiscano fonte di uno stato di disagio continuo ed incompatibile con normali condizioni di esistenza. Il dolo del reato in parola, non richiede la rappresentazione e la programmazione di una pluralità di atti tali da cagionare sofferenze fisiche e morali alla vittima, essendo, invece, sufficiente la coscienza e la volontà di persistere in un’attività vessatoria, già posta in essere in precedenza, idonea a ledere la personalità della vittima.

Tribunale Torino, 12/04/2021, n.452

Sopraffazione sistematica e programmata

Integra gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia di cui all’articolo 572 del Cp la sottoposizione dei familiari ad atti di vessazione continui e tali da cagionare agli stessi, sofferenze, privazioni e umiliazioni che costituiscano fonte di uno stato di disagio continuo e incompatibile con le normali condizioni di esistenza. Affinché sussista il suddetto reato, dunque, occorre che il soggetto agente compia una condotta di sopraffazione sistematica e programmata, accompagnata dalla coscienza e volontà di sottoporre la vittima a sofferenze fisiche e morali in modo continuo e abituale. Ciò posto, nel caso di specie, il Tribunale ha condannato per il reato de quo l’imputato, il quale aveva reiteratamente insultato e picchiato la moglie colpendola con schiaffi e calci, costringendo i figli ad assistere alle percosse in danno della loro madre.

Tribunale Torino, 23/02/2021, n.312

Presupposti per la configurabilità del reato

In tema di maltrattamenti in famiglia integra gli estremi del reato la condotta di chi infligge abitualmente vessazioni e sofferenze, fisiche o morali, ad un’altra persona, che ne rimane succube, imponendole un regime di vita persecutorio e umiliante. La fattispecie non è configurabile qualora le violenze, le offese e le umiliazioni siano reciproche, con un grado di intensità equivalenti. Ciò che rileva è una pluralità di atti, costituenti o meno autonomi reati, legati tra loro dal vincolo dell’abitualità, cioè dalla continuità e ripetitività nel tempo.

Tribunale Lecce sez. II, 02/02/2021, n.1413

Ingiurie, umiliazioni e violenza fisica

Le condotte pur non quantificate esattamente, ma ripetute e continuate di ingiurie, umiliazioni e violenza fisica, caratterizzate da una sistematicità, ripetitività e da una modalità platealmente aggressiva, atta a determinare uno stato di prostrazione e soggiogazione nel coniuge ovvero nel convivente stabile, integra la condotta di maltrattamenti in famiglia e non condotte individuali ovvero un fascio di illeciti non abituali e unitari, frutto del medesimo disegno.

Tribunale Frosinone, 22/09/2020, n.824

Maltrattamenti contro familiari o conviventi: abitualità

Il reato di maltrattamenti in famiglia rappresenta un reato abituale, in cui i singoli episodi possono non avere un’autonoma rilevanza penale, ma costituiscono parte della complessiva e costante situazione familiare oppressiva della vittima e compressiva dei suoi diritti di libertà e di espressione.

Le ripetute manifestazioni di mancanza di rispetto e di aggressività conservano il loro connotato di disvalore in ragione del loro stabile prolungarsi nel tempo. Si può, dunque, configurare (come nella fattispecie) tale reato a fronte di ripetute violenze fisiche nei confronti della propria moglie, vittima di una continua e perdurante violenza psicologica, essendo oggetto di umiliazioni e di comportamenti prevaricanti, sì da instaurare un generale clima di tensione e paura in casa, con privazione della propria libertà di movimento e di autodeterminazione.

Tribunale Vicenza, 14/08/2020, n.472

Privazioni e umiliazioni imposte alla vittima

Il delitto di maltrattamenti in famiglia non è integrato soltanto dalle percosse, lesioni, ingiurie, minacce, privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, ma anche dagli atti di disprezzo e di offesa alla sua dignità, che si risolvano in vere e proprie sofferenze morali, quali ad esempio, come nel caso de quo, la costrizione della moglie a sopportare la presenza di una concubina.

Cassazione penale sez. VI, 30/05/2019, n.35677

Maltrattamenti in famiglia prima del Codice rosso

In tema di maltrattamenti in famiglia e verso fanciulli, prima delle modifiche introdotte dal cosiddetto “Codice Rosso” poteva ipotizzarsi il reato di violenza percepita da parte del minore tuttavia anche tale condotta doveva essere accompagnata dalla coscienza è volontà del soggetto di sottoporre il minore ad un abituale condizione di soggezione psicologica e di sofferenza.

(Nel caso di specie, la minore aveva assistito nell’ultimo periodo di convivenza con i genitori ai maltrattamenti del padre nei confronti della madre e tuttavia in un contesto di totale adesività della minore al padre che lo difendeva sempre e lo frequentava in situazioni palesemente inidonee e pregiudizievoli dormendo in automobile e saltando la scuola, è stato ritenuto che l’imputato, affetto da un vizio di mente, non avesse la volontà di cagionare alla figlia sofferenze, privazioni e umiliazioni).

Tribunale Torino sez. uff. indagini prel., 28/10/2019, n.1715

Episodi inseriti all’interno di un comportamento abituale

In tema di reati contro la famiglia, ai fini della sussistenza del delitto di maltrattamenti in famiglia è necessaria una condotta abituale, consistente in una serie di atti di vessazione continui e tali da cagionare sofferenze, privazioni, umiliazioni, le quali debbono costituire la fonte di un disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di vita.

Peraltro, i singoli episodi, inseriti all’interno di un comportamento abituale, rendono manifesta l’esistenza di un programma criminoso, animato da una volontà unitaria di vessare il soggetto passivo.

Ciò posto, il Tribunale ha, nel caso di specie, condannato l’imputato per il delitto di cui agli articoli 61 n. 11-quinqules e 572 del Cp, per aver maltrattato la moglie sottoponendola a offese e insulti continui, disinteressandosi delle sue esigenze di vita, aggredendola fisicamente, non contribuendo in alcun modo al ménage familiare né ·economicamente né materialmente, costringendola a svolgere tutte le incombenze domestiche, controllandola costantemente in modo da crearle ansia e paura; il tutto, spesso, in presenza del figlio minore.

Tribunale Aosta, 07/02/2018, n.25

Offese ed umiliazioni reciproche

In tema di maltrattamenti in famiglia le offese ed umiliazioni reciproche non integrano il reato.

Tribunale Napoli Nord sez. II, 01/12/2017, n.2885

Vessazioni e umiliazioni sistematiche

È configurabile il reato di atti persecutori ex articolo 612-bis del Cp in capo a lavoratore che prende costantemente in giro un collega. Lo afferma la Cassazione che respinge il ricorso del lavoratore “bullo” al quale viene confermata la condanna con l’aggravante legata al fatto che il collega preso di mira è affetto da handicap.

Per la Corte, infatti, le condotte contestate dall’appendere in bacheca foto compromettenti sino al finto furto della bicicletta, non possono essere considerate come scherzi sporadici, ma vessazioni e umiliazioni sistematiche tese a ridicolizzare il collega per la sua menomazione.

Cassazione penale sez. I, 18/10/2017, n.18717

Le sofferenze inflitte con abitualità

Ritenuto provato che gli episodi, integranti gli estremi del delitto de quo furono dolosamente posti in esser dall’imputato, in quanto per la sussistenza dell’elemento psicologico il delitto, di cui all’art. 572 c.p., appare insita nello stesso comportamento dell’imputato da cui si evince la coscienza e volontà di sottoporre la propria moglie ad una serie di sofferenze soprattutto morali in modo continuo ed abituale al fine di affermare la sua autorità nell’ambito della famiglia, ponendo gli altri in uno stato di soggezione, con abituali condotte di vessazioni ed umiliazioni, che cagionarono nella donna una indiscutibile sofferenza morale e fisica, anche per le aggressioni fisiche subite, in parte documentate dalla certificazione medica in atti.

Corte appello Roma sez. III, 15/06/2017, n.4505

Reato di maltrattamenti in famiglia 

Il reato di maltrattamenti in famiglia è integrato dalla condotta dell’agente che sottopone la vittima ad atti di vessazione reiterata e tali da cagionarle sofferenza, prevaricazione e umiliazioni, costituenti fonti di uno stato di disagio continuo e incompatibile con normali condizioni di esistenza. Rilevano, a tal fine, non soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa arrecati alla sua dignità, che si risolvano nell’inflizione di vere e proprie sofferenze morali.

Cassazione penale sez. VI, 19/05/2016, n.30704

Gli atti di disprezzo e offesa della dignità 

Il delitto di maltrattamenti in famiglia non è integrato soltanto dalle percosse, lesioni, ingiurie, minacce, privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, ma anche dagli atti di disprezzo e di offesa, che si risolvano in vere e proprie sofferenze morali.

Cassazione penale sez. VI, 16/12/2016, n.6070

Stato di disagio continuo

Il reato di maltrattamenti in famiglia è integrato dalla condotta dell’agente che sottopone la moglie ad atti di vessazione reiterata e tali da cagionarle sofferenza, prevaricazione ed umiliazioni, in quanto costituenti fonti di uno stato di disagio continuo ed incompatibile con le normali condizioni di esistenza.

Cassazione penale sez. VI, 22/09/2016, n.48224

Sofferenze psichiche e fisiche

In tema di maltrattamenti in famiglia, l’interruzione temporanea di atti violenti che provocano sofferenze psichiche e fisiche nella vittima non assume rilievo ai fini della configurabilità del delitto. (Nel caso di specie, la vittima era rimasta in cinta avendo creduto erroneamente ad un ritorno alla normalità, ma dopo tale periodo le vessazioni ed umiliazioni erano continuate).

Tribunale Napoli Nord sez. uff. indagini prel., 15/09/2016, n.619

Abituali umiliazioni, vessazioni e violenze

Integra il reato di maltrattamenti in famiglia previsto dall’art. 572 c.p. la condotta di colui che maltratti la moglie infliggendole abituali umiliazioni, vessazioni e violenze – consistite in particolare nell’intrattenere apertamente una relazione adulterina; nel dilapidare il proprio reddito con l’amante lesinando al coniuge i mezzi di sussistenza; nel trattarla con scarsa considerazione e disprezzo, aggravandone gli impegni domestici; nel danneggiare gli arredi, gli infissi e le mura dell’abitazione, nonché la carrozzeria dell’autovettura della donna; nel rivolgerle ingiurie e minacce e nel percuoterla con schiaffi e calci – che le cagionavano durevole sofferenza morale e fisica e tali da rendere particolarmente dolorosa la convivenza e intollerabile la sua prosecuzione.

L’accertamento della responsabilità penale discende dalla testimonianza di parte civile, da ritenersi congruente con le risultanze istruttorie acquisite e per questo pienamente attendibile nella narrazione dei fatti che risultano verosimili, esposti con linearità e variamente riscontrati.

Tribunale Firenze sez. II, 03/02/2014, n.6



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