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Sono incinta e il mio ragazzo mi ha lasciata

25 Agosto 2020 | Autore:
Sono incinta e il mio ragazzo mi ha lasciata

Diritti e doveri dei genitori e dei figli. Quali sono i ruoli dei soggetti coinvolti da una gravidanza. Protezione del nascituro e procedure di tutela.

Sei fidanzata da qualche anno, ma non vuoi sposarti. Desideri fare carriera e pensare al tuo futuro professionale. Il ruolo di moglie e di mamma non si adatta al tuo stile di vita. Non ti senti di impegnare la tua esistenza dal punto di vista personale e quindi decidi di non avere figli.

Tuttavia, nel corso della tua relazione affettiva, capita un imprevisto che non sai come affrontare. Devi confidare al tuo ragazzo di aspettare un bambino e sai già che non prenderà bene questa notizia. Anche lui non desidera diventare genitore e ha sempre detto di non voler essere padre, qualsiasi cosa accada. E, infatti, non appena parli con lui decide di troncare la vostra relazione, a meno che tu non voglia abortire.

A questo punto non sai proprio cosa fare e chiedi aiuto a una tua amica. Le telefoni e le dici subito: “sono incinta e il mio ragazzo mi ha lasciata”. Il consiglio che lei ti da è quello di rivolgerti a un avvocato per capire quali sono le strade che puoi percorrere e quali sono i tuoi diritti.

Leggi il nostro articolo, troverai alcune informazioni utili che si possono affiancare ai suggerimenti del tuo legale di fiducia.

Quali sono i diritti del nascituro? 

A differenza di quello che puoi pensare, il nostro ordinamento giuridico riconosce una serie di diritti sia alle persone già nate sia a coloro che devono venire al mondo. Ovviamente, le situazioni sono diverse, ma alcune prerogative sono inderogabili.

A tal proposito, i profili che dobbiamo prendere in considerazione sono essenzialmente due: il diritto alla vita e i diritti patrimoniali. Entrambi devono essere riferiti al mese di gravidanza poichè la classificazione dei nascituri dipende dal loro stato di evoluzione. La vita nascente si distingue, infatti, in embrione e feto. La linea di confine tra le due definizioni è rappresentata dall’ottava settimana di gravidanza: a partire da tale momento il concepito passa dalla prima alla seconda fase.

Premessa questa distinzione, i punti di riferimento normativi in tale materia sono il codice civile e la legge sull’interruzione della gravidanza. Il primo si riferisce soprattutto agli aspetti economici, mentre la seconda si occupa dei fattori di carattere personale.

Per quanto riguarda il codice civile, devi sapere che il concepito ha diritto di ricevere donazioni e di diventare erede. In queste ipotesi, l’effettiva proprietà del bene regalato o messo in successione è subordinata all’evento della nascita. Per ovvie ragioni, se la gravidanza si interrompe il soggetto non nato non può vantare diritti.

Con riferimento al secondo aspetto, ossia al diritto alla vita, la legge sull’aborto individua il termine entro il quale tale pratica può essere realizzata. Infatti, l’interruzione della gravidanza, può essere operata dal servizio pubblico entro il terzo mese di gestazione. Successivamente a tale periodo, è ammesso soltanto l’aborto terapeutico quando vi è un concreto pericolo per la salute o la vita della madre.

Quali sono i doveri dei genitori durante la gravidanza? 

Gli uomini e le donne, nel nostro ordinamento giuridico, hanno diritto di scegliere se, quando e come diventare genitori. Si parla in questo caso di maternità e paternità consapevole. E’, quindi, facoltà di ciascuno decidere se avere dei figli, in che numero e con quale modalità (naturale o fecondazione artificiale).

Quando si diventa genitori, però, l’autonomia delle persone viene limitata a vantaggio della nuova creatura. Per tal motivo, non è riconosciuto il potere di interrompere la gravidanza se e quando si vuole, ma è una facoltà concessa alla madre soltanto entro i limiti che ci siamo detti. Il padre sul punto non ha voce in capitolo: anche se manifesta un parere contrario all’aborto, la donna è l’unico soggetto legittimato a prendere una decisione.

In tale delicata fase della vita di una persona, è buona prassi e dovere morale adottare gli accorgimenti sanitari e medici necessari a mantenere in salute la vita nascente.

La libertà del padre e della madre viene ulteriormente ristretta quando il figlio nasce. Non appena il bimbo viene al mondo, infatti, i genitori acquisiscono in automatico una serie di doveri inderogabili. Tra questi rileva soprattutto l’obbligo di mantenere, educare e istruire i propri figli.

Che cosa accade se sei incinta e il tuo fidanzato ti lascia?

L’idea di crescere un bambino da sola, soprattutto se non cercato e non voluto, non è sicuramente allettante. Le paure e le preoccupazioni che attanagliano la tua mente e che non ti fanno dormire la notte sono tante. Altrettanto numerosi sono i dubbi sulla decisione giusta da prendere per te e per la creatura che porti in grembo.

Ogni scelta sulla possibilità o meno di interrompere la gravidanza spetta esclusivamente a te e non dipende dalla presenza di un compagno al tuo fianco.

Tuttavia, prima di optare per una soluzione irrimediabile e di cui ti potresti pentire, sappi che in Italia vi sono numerosi diritti riconosciuti alle neo-mamme, soprattutto quando il papà manca. Essi riguardano i diversi profili della tua vita e si estendono sino alla possibilità di imporre al padre naturale il mantenimento del figlio non riconosciuto. Infatti, la legge italiana ti riconosce la possibilità di:

  • portare a termine la gravidanza, partorire in anonimato e non riconoscere il bambino: se non vuoi abortire, ma hai deciso di non assumere il ruolo di madre, puoi dare in adozione tuo figlio e chiedere alla struttura nella quale partorisci di non divulgare le tue generalità. Nessuno potrà mai ricollegare il bambino alla tua persona;
  • imporre al padre di sottoporsi al test del dna e sostenere economicamente il neonato;
  • godere delle agevolazioni previste dal nostro sistema assistenziale: pensa, ad esempio, al bonus mamma, al reddito di cittadinanza o al bonus bebè;
  • usufruire del congedo di maternità, dell’assenza dal lavoro per l’allattamento, del congedo parentale e degli assegni familiari in presenza un contratto di lavoro dipendente.

Quelli elencati sono diritti a tutela della maternità introdotti dopo lunghe battaglie condotte dalle donne. Nessuno può negarli e non possono mai essere compressi. Ecco perchè non devi farti prendere dal panico, ma assumere una decisione con tranquillità e consapevolezza.



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