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Scatti anzianità: ultime sentenze

25 Luglio 2020
Scatti anzianità: ultime sentenze

Contrattazione collettiva; prova dell’applicazione del ccnl; determinazione pratica della retribuzione; sistema di progressione stipendiale secondo fasce di anzianità; discriminazione di trattamento retributivo tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato.

L’anzianità del lavoratore

L’ anzianità del lavoratore, quale fattispecie costitutiva di determinati diritti, come quello agli scatti di anzianità, alla qualifica superiore, etc. configura un mero fatto giuridico insuscettibile di prescrizione autonoma, mentre i singoli diritti che su di essa si fondano e dei quali integra il presupposto sono soggetti ai relativi termini prescrizionali.

Corte appello Milano sez. lav., 11/12/2019, n.1815

La quota aggiuntiva di gruppo

La “quota aggiuntiva di gruppo”, da ritenersi di fonte contrattuale, esula dal concetto di giusta retribuzione che è costituita dai minimi retributivi stabiliti per ciascuna qualifica dalla contrattazione collettiva, e con esclusione dei compensi aggiuntivi, degli scatti di anzianità e delle mensilità ulteriori rispetto alla tredicesima.

Tribunale Roma sez. lav., 02/03/2020, n.2142

Determinazione della retribuzione

Anche laddove non sia stata fornita la prova della applicazione del CCNL, ai sensi dell’art. 2099 c.c., che consente al giudice di assicurare al lavoratore una retribuzione adeguata secondo i criteri offerti dall’art. 36 Cost. e cioè secondo i criteri della sufficienza e della proporzionalità, è possibile comunque fare ricorso alle tariffe salariali contrattuali quale misura per la determinazione pratica della retribuzione, escludendo comunque le voci tipicamente contrattuali, quali compensi aggiuntivi, scatti di anzianità, quattordicesima mensilità, e applicando solo quelle previste dalla legge.

Tribunale Roma sez. lav., 06/03/2020, n.2369

Riconoscimento degli scatti di anzianità 

In tema di retribuzione del personale scolastico assunto con reiterati contratti a termine, a seguito della contrattualizzazione del lavoro pubblico, gli scatti biennali di anzianità previsti dalla L. n. 312 del 1980, art. 53 possono essere concessi solo a determinate categorie di docenti la cui situazione è del tutto peculiare (vedi: sentenza della Corte costituzionale n. 146 del 20 giugno 2013), mentre in base alla clausola 4 dell’accordo quadro, allegato alla direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999, di diretta applicazione, anche ai dipendenti assunti con reiterati contratti a termine va riconosciuta la progressione stipendiale derivante dall’anzianità di servizio nella stessa misura prevista per i dipendenti a tempo indeterminato.

Per distinguere correttamente le suddette due ipotesi è essenziale stabilire con precisione – al di là delle espressioni letterali usate – quale sia l’oggetto della domanda azionata che da identificare secondo il criterio del c.d. petitum sostanziale.

Cassazione civile sez. lav., 22/11/2019, n.30573

Contratto collettivo di diritto comune

Il contratto collettivo di diritto comune non ha efficacia erga omnes e lo stesso, sia in base al principio di libertà sindacale (art. 39, co. 1°, Cost.), sia in base ai principi del diritto comune (artt. 1321 e 1372 cod. civ.), non può vincolare i datori di lavoro ed i lavoratori in mancanza di un loro atto di volontà (iscrizione sindacale, adesione, recepimento) idoneo a manifestare la comune intenzione di accettare che il rapporto di lavoro tra essi intercorrente sia sottoposto alla disciplina del contratto collettivo.

In particolare per quanto riguarda gli elementi della retribuzione (ad es. scatti di anzianità), ciò comporta che da un lato che il giudice può statuire sull’applicabilità della contrattazione collettiva di settore solo in via parametrica ai sensi dell’art. 36 Cost., dall’altro che è la parte datoriale a scegliere, all’interno del settore merceologico di competenza, il ccnl applicabile alla sua azienda.

Tribunale Roma sez. lav., 09/09/2019, n.7285

Periodi di attività in forza di contratti a termine

Il giudice nazionale, conformemente a quanto stabilito dalla CGUE che ha escluso la conformità al diritto Eurounitario delle clausole dei contratti collettivi nazionali per il comparto scuola, succedutisi nel tempo, in forza delle quali al “personale docente ed educativo non di ruolo spetta il trattamento iniziale previsto per il corrispondente personale docente di ruolo”, senza alcun riconoscimento della anzianità di servizio, che, al contrario, le parti collettive hanno valutato e valorizzato per gli assunti a tempo indeterminato, prevedendo un sistema di progressione stipendiale secondo fasce di anzianità, deve affermare il diritto del ricorrente a vedere accertato il proprio diritto alla progressione professionale retributiva, e al pagamento degli scatti di anzianità conseguenti al riconoscimento nell’anzianità di servizio di tutti i periodi in cui ha prestato la propria attività lavorativa in favore del MIUR in forza dei contratti a tempo determinato.

Tribunale Ivrea sez. lav., 23/07/2019, n.113

Trattamento differenziato per posizioni stipendiali

Spetta ai lavoratori scolastici precari (docenti e ATA) il trattamento economico differenziato per posizioni stipendiali previsto dalla contrattazione collettiva di comparto succedutasi nel tempo; non spettano invece gli scatti di anzianità previsti dall’art. 53 della L. n. 312 del 1980, che, come chiarito dalla giurisprudenza, ormai si applicano soltanto ai docenti di religione, sia perché tale disposizione è richiamata dai vigenti C.C.N.L. limitatamente agli insegnanti di religione e agli ex “lavoratori non di ruolo ma a tempo indeterminato” (ora peraltro non più esistenti), sia perché tali scatti di anzianità erano espressamente esclusi dalla legge in riferimento alle supplenze, sia perché gli scatti biennali finirebbero per assicurare all’assunto a tempo determinato un trattamento economico di miglior favore rispetto a quello riservato al personale della scuola definitivamente immesso nei ruoli, e un siffatto trattamento non può trovare giustificazione nella clausola 4 dell’Accordo quadro.

Tribunale Velletri sez. lav., 17/09/2019, n.1224

Illegittima reiterazione di contratti a termine

In caso di illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato con conversione in unico rapporto a tempo indeterminato, l’indennità prevista dall’art. 32, comma 5, della l. n. 183 del 2010, come autenticamente interpretato dalla l. n. 92 del 2012, è esaustiva di tutti i danni, retributivi e contributivi, subiti dal lavoratore nei periodi, ripetuti, di allontanamento dal lavoro per effetto della indebita frammentazione del rapporto, mentre, con riferimento ai periodi lavorati, il lavoratore ha diritto ad essere regolarmente retribuito ed al computo unitario di tali periodi ai fini della anzianità di servizio e della maturazione degli scatti di anzianità.

Tribunale Roma sez. lav., 17/07/2019, n.6925

L’attribuzione di scatti successivi

L’anzianità è un fatto giuridico insuscettibile di prescrizione, essendo semmai prescrittibili i singoli diritti che ne derivano. Orbene, non v’è dubbio che il diritto di credito del lavoratore al pagamento degli scatti di anzianità , trattandosi di un elemento retributivo, sia soggetto alla prescrizione quinquennale ex art. 2948 c.c., così come appare condivisibile la tesi per cui nel caso in cui il lavoratore, prescrittosi un primo scatto, agisca tempestivamente per ottenere l’attribuzione di scatti successivi, questi debbano essere liquidati come se quello precedente , maturato ma non più dovuto perché prescritto, fosse stato corrisposto.

Tribunale Perugia sez. lav., 09/05/2019, n.82

Il blocco triennale delle retribuzioni 

Tale è il senso che deve attribuirsi alla previsione, in un’interpretazione sistematica del primo e del ventunesimo comma dell’art. 9, d.l. 31 maggio 2010, n. 78, conv, con modif. in l. n. 122 del 2010, poiché una diversa lettura renderebbe, da un lato, priva di giustificazione razionale l’applicazione del congelamento triennale degli aumenti retributivi, delle progressioni di carriera e degli scatti di anzianità solo a determinate categorie di dipendenti, contraddicendo la ratio complessiva dell’intervento legislativo e, dall’altro, di non chiara applicazione del principio, di portata generale, di cui al primo comma dell’art. 9, d.l. n. 78 del 2010, che impone l’invarianza dei trattamenti retributivi per tutti i dipendenti per il triennio 2011-2013 rispetto al trattamento economico complessivo ordinariamente spettante nell’anno 2010.

Deve concludersi che l’art. 9, d.l. n. 78 del 2010, ha introdotto il divieto per il triennio 2011-2013 di incremento del trattamento economico ordinario dei singoli dipendenti appartenenti alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell’art. 1, l. 31 dicembre 2009, n. 196, rispetto al trattamento ordinariamente spettante per l’anno 2010 – al netto degli effetti derivanti da eventi straordinari della dinamica retributiva contemplati dalla stesa norma.

Cassazione civile sez. lav., 04/03/2019, n.6264

Lavoro negli enti locali: riconoscimento scatti di anzianità

Con riferimento al rapporto di lavoro degli Enti Locali, è discriminatorio il diniego di una ordinaria progressione economica basata sull’anzianità di servizio per talune categorie di lavoratori (nella specie aventi diritto per concorso alla stabilizzazione) che, pur osservando il medesimo orario di lavoro dei colleghi gestiti come dipendenti e pur se sottoposti alle stesse modalità di verifica della presenza in servizio e di controllo, nonché al potere disciplinare del datore di lavoro presso la quale operavano (nella specie: ASL) sono stati considerevolmente discriminati nella misura in cui non siano stati loro riconosciuti i relativi scatti di anzianità

Corte appello Bari sez. lav., 19/11/2018

Scatti di anzianità: la discriminazione di trattamento retributivo 

In relazione alla domanda di riconoscimento degli scatti di anzianità maturati per effetto delle prestazioni di lavoro rese durante rapporti di lavoro a tempo determinato, vanno disapplicati l’art. 10, comma 4 bis, del d.lgs. n. 368/2001 (come introdotto dall’art. 9, co. 18, d.Ll 13 maggio 2011 n. 70, conv. mod. legge 12 luglio 2011 n. 106, a sua volta poi modificato dall’art. 4, co. 11, del d.l. 31 agosto 2013, n. 101, conv. nella legge 30 ottobre 2013, n. 125 (Razionalizzazione nelle P.A.), nonchè l’art. 29,  co. 2, lett. c), del d.lgs. n. 81/2015, poiché contrastanti insanabilmente con la Direttiva Europea 1999/70 CEE del 28 giugno 1999 e con la normativa generale italiana sui rapporti di lavoro a tempo determinato, di cui agli artt. 6 del d.lgs. n. 368/2001 e di cui all’art. 25 del successivo d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81, in particolare nella parte in cui affermano il principio fondamentale di parità di trattamento e di non discriminazione tra lavoratori subordinati a tempo indeterminato e determinato, in quanto escludono qualsiasi rilevanza, ai fini giuridici ed economici, degli anni di servizio svolti dal personale ATA nell’ambito dei rapporti di lavoro a tempo determinato alle dipendenze del MIUR prima dell’immissione in ruolo e quindi creano un’obiettiva ed ingiustificata discriminazione di trattamento retributivo tra lavoratori dipendenti del Comparto della Scuola Pubblica italiana, docenti, educatori e personale ATA con contratti a tempo indeterminato e con contratti a tempo determinato.

Tribunale Massa sez. lav., 22/07/2019, n.132



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