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Mobbing e burnout

11 Giugno 2020 | Autore:
Mobbing e burnout

Può essere risarcito il lavoratore che entra in uno stato di esaurimento psico-fisico a causa delle condotte vessatorie del datore di lavoro e dei colleghi?

Il capo o i tuoi superiori ti riempiono di incombenze, ti obbligano a turni di lavoro estenuanti e, nonostante tu faccia del tuo meglio per rispettare consegne e scadenze, il carico di attività è talmente eccessivo che risulta impossibile effettuare tutti gli adempimenti richiesti?

Ti vengono avanzate osservazioni continue sul tuo operato? Sei costantemente attaccato dal datore di lavoro e dai colleghi ed hai l’impressione che ti stiano isolando o “mettendo da parte”?

A causa del sovraccarico di lavoro e delle continue contestazioni, nonché dell’ambiente ostile, hai difficoltà a conciliare la vita privata con la tua occupazione e ti senti costantemente spossato e giù di corda, tanto che non hai più nemmeno voglia di reagire e desideri rassegnare le dimissioni?

La tua reazione è normale: tutti i comportamenti che ti ho elencato, se protratti nel tempo, portano il lavoratore sindrome di burnout, o dell’esaurimento da lavoro, le cui conseguenze sono molto gravi e possono diventare addirittura invalidanti.

Parliamo però di sindrome di burnout causata dal mobbing se questi comportamenti, da parte del datore di lavoro e dei colleghi, sono intenzionali, cioè finalizzati ad isolarti ed a farti rassegnare le dimissioni.

In entrambi i casi, di mobbing e burnout, cioè sia che si riscontri la sola sindrome di burnout, sia nell’ipotesi in cui si verifichi che la sindrome di burnout è causata dalle condotte mobbizzanti del capo o dei colleghi, il datore di lavoro può essere sanzionato e risarcire i danni per non aver rispettato il Codice civile [1], nella parte in cui tutela le condizioni di lavoro. Il codice, infatti, impone al datore l’obbligo di adottare tutte le misure e gli accorgimenti atti a garantire la salute e l’integrità psico-fisica dei propri dipendenti.

Che siano riscontrate o meno condotte mobbizzanti, il datore di lavoro è comunque tenuto a effettuare la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato e ad individuare le misure correttive e le relative azioni di miglioramento da intraprendere per ridurlo. Per la mancata valutazione del rischio stresso sono previste sanzioni anche penali.

Stress lavoro correlato

L’Accordo Europeo sullo stress lavoro correlato dell’8 ottobre 2004 definisce stress lo stato causato dal fatto che i lavoratori non si sentano in grado di soddisfare le richieste o le attese nei loro confronti. Questa condizione si accompagna a malessere e disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali.

Non tutte le manifestazioni di stress che si verificano sul lavoro, però, possono essere definite “lavoro-correlate”, cioè collegate all’attività lavorativa, ma bisogna aver riguardo:

  • all’eventuale inadeguatezza nella gestione dell’organizzazione e dei processi di lavoro (ad esempio, non corrispondenza tra le competenze dei lavoratori e le mansioni assegnate, distribuzione non equilibrata dei carichi di lavoro, etc.);
  • alle condizioni di lavoro e ambientali (microclima afoso o eccessivamente freddo, rumore eccessivo, presenza di sostanze pericolose, etc.);
  • alla comunicazione interpersonale (incertezza sulle prestazioni richieste, sulle prospettive di impiego o su possibili cambiamenti dell’attività, etc.);
  • ad ulteriori fattori soggettivi (tensioni nell’ambiente lavorativo, sensazione di non poter far fronte alla situazione, percezione di mancanza di attenzione nei propri confronti, ecc.).

Valutazione del rischio stress lavoro correlato

In base alla Direttiva europea sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro [2], ed al Testo Unico sulla Sicurezza [3], tutti i datori di lavoro sono obbligati per legge a tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori, ed a valutare tutti i rischi correlati all’attività svolta ed all’ambiente di lavoro.

Anche i problemi di stress lavoro-correlato costituiscono un rischio per la salute e la sicurezza, pertanto sono oggetto di valutazione e di specifica tutela per i lavoratori.

Le problematiche associate allo stress devono essere dunque valutate e affrontate assieme a tutti gli altri rischi, programmando una politica aziendale in materia di stress, o attraverso misure mirate per ogni fattore di stress individuato.

Stress lavoro correlato e burnout

La sindrome di burnout, o dell’esaurimento da lavoro, è la risposta ad uno stress cronico e persistente: il burnout è caratterizzato da un esaurimento fisico ed emotivo, con stanchezza cronica, ridotta produttività, demotivazione costante e disturbi psicosomatici diffusi, che possono sfociare in patologie gravi, anche invalidanti.

Al lavoratore in burnout non è sufficiente una semplice pausa o vacanza per riprendersi: quando l’esaurimento da lavoro persiste da troppo tempo, può diventare una malattia cronica.

Burnout causato dal mobbing

Il burnout, se collegato allo stress lavoro correlato, è da ricondurre alla responsabilità del datore di lavoro, che non ha adeguatamente valutato i rischi e non ha messo in atto i dovuti accorgimenti per tutelare l’integrità psico-fisica del lavoratore.

Ma se lo stato di burnout, cioè di esaurimento, è “voluto”, cioè causato da condotte volontarie e vessatorie messe in atto dal datore di lavoro o dai colleghi?

In questo caso, il datore di lavoro può essere anche accusato di mobbing. Il mobbing consiste in un insieme di condotte vessatorie, reiterate e durature, rivolte nei confronti di un lavoratore, finalizzate a ledere la sua integrità psicofisica o ad estrometterlo dall’azienda o dall’ente in cui svolge la propria attività lavorativa.

Ne abbiamo parlato in: Mobbing definizione.

Risarcimento del danno per mobbing e burnout

Il lavoratore in burnout a causa delle condotte mobbizzanti di datore e colleghi ha il diritto di essere risarcito per:

  • il danno biologico cagionato, ossia per il danno alla sua integrità psico-fisica: deve essere considerata, nello specifico, la menomazione all’integrità fisica e psicologica della vittima, che si riflette su tutte le sue attività e capacità, compresa quella lavorativa generica;
  • il danno esistenziale cagionato, cioè per i danni alla vita di relazione e sociale: tramite le condotte mobbizzanti è infatti violato il diritto alla salute, tutelato dalla Costituzione;
  • il danno morale cagionato, ossia per il danno alla sfera emotiva subìto a causa degli illegittimi comportamenti dei colleghi o dei superiori: i prevalenti orientamenti della giurisprudenza riconoscono tuttavia la risarcibilità del danno morale solo se il fatto illegittimo è reato [4];
  • il danno patrimoniale cagionato, in relazione alle conseguenze economiche derivanti dal burnout da mobbing: spese per le cure mediche, per le consulenze psicologiche, etc.

Il burnout da mobbing è una malattia professionale?

La sindrome di burnout causata dalle condotte mobbizzanti può essere considerata una malattia professionale, dal momento che la loro causa è riconducibile all’attività lavorativa svolta?

Sull’argomento si è espressa la Cassazione [5]: la Corte ha chiarito che il danno biologico, all’integrità psicofisica, derivante da mobbing può essere qualificato come malattia professionale non tipizzata, conseguente allo svolgimento dell’attività lavorativa.

Se vuoi saperne di più: Guida alle malattie professionali.


note

[1] Art. 2087 Cod. civ.

[2] Direttiva CEE 391/1989.

[3] Art. 28, co. 1 bis, D. Lgs. 81/2008.

[4] Cass. SS.UU. sent. n. 26972/2008.

[5] Cass. ord. n. 6346/2019.


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