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Naspi proroga 2 mesi

11 Giugno 2020
Naspi proroga 2 mesi

La perdita del lavoro rappresenta un evento difficile per chi la subisce. Proprio per questo lo Stato interviene con un supporto economico nei confronti di chi resta vittima della disoccupazione involontaria.

Perdere il lavoro significa ritrovarsi improvvisamente senza un reddito. Inoltre, se il reddito percepito era basso, spesso il lavoratore non è riuscito ad accantonare dei risparmi e questo aggrava ulteriormente la situazione.

Lo Stato è ben consapevole delle conseguenze sociali della disoccupazione ed è per questo che nel nostro sistema di protezione sociale è previsto uno specifico supporto economico nei confronti di chi perde involontariamente il lavoro. Tale funzione è stata svolta, nel corso del tempo, da diversi strumenti. L’indennità di disoccupazione oggi si chiama Naspi e negli ultimi giorni si è parlato di una proroga di due mesi di tale beneficio a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Cerchiamo di capire che cos’è la Naspi e chi può ottenere la proroga dell’indennità di disoccupazione a causa del Covid-19.

Naspi: che cos’è?

Naspi è l’acronimo di nuova assicurazione sociale per l’impiego. Si tratta di una indennità mensile che viene erogata dall’Inps al lavoratore in caso di perdita involontaria del lavoro. A partire dal 2015 [1], dunque, la naspi svolge il ruolo di sostegno economico del disoccupato che in precedenza è stato svolto da altri strumenti come, da ultimo, Aspi e MiniAspi.

La funzione della Naspi è quella di supportare economicamente il lavoratore che, a causa della perdita involontaria del lavoro, si ritrova d’improvviso privato del proprio reddito, con tutte le conseguenze sociali ed economiche che questo può determinare per sè e per la sua famiglia.

Naspi: quando si può richiedere?

Non sempre alla perdita del lavoro si accompagna il diritto a percepire la Naspi.

Innanzitutto, la Naspi spetta solo ai lavoratori subordinati, tra cui vanno ricompresi anche:

  • gli apprendisti assunti con contratto di apprendistato;
  • i soci lavoratori di cooperativa che sono, al tempo stesso, soci e lavoratori subordinati della cooperativa;
  • il personale artistico;
  • i dipendenti pubblici ma solo se hanno un contratto a tempo determinato.

Ne consegue che ad alcune categorie di lavoratori è preclusa la fruizione della Naspi, come ad esempio:

  • ai dipendenti pubblici con contratto a tempo indeterminato;
  • agli operai agricoli sia a tempo determinato che a tempo indeterminato;
  • al personale extracomunitario assunto con contratto di lavoro stagionale;
  • ai lavoratori che hanno già ottenuto i requisiti per andare in pensione.

Oltre ad essere un lavoratore dipendente, per poter ottenere la Naspi, il disoccupato deve aver perso il lavoro contro la sua volontà. Infatti, la Naspi spetta solo in caso di disoccupazione involontaria. Ne consegue che, generalmente, la naspi la può richiedere solo il lavoratore che è stato licenziato dal datore di lavoro.

È, invece, escluso il diritto alla naspi quando il rapporto di lavoro cessa a causa delle dimissioni del lavoratore o della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. In alcuni casi, tuttavia, anche le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro danno diritto alla naspi.

Ciò avviene, tra gli altri casi, quando il rapporto di lavoro cessa per:

  1. dimissioni per giusta causa [2]: in questo caso le dimissioni non sono un atto volontario del lavoratore il quale è, di fatto, costretto a chiudere il rapporto a causa di un gravissimo inadempimento del datore di lavoro che non consente la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro da parte del dipendente;
  2. dimissioni durante il periodo protetto di maternità, e cioè da 300 giorni prima della data presunta del parto sino ad un anno di età del bambino;
  3. risoluzione consensuale del rapporto di lavoro determinata dal rifiuto del lavoratore ad essere trasferito presso un’unità produttiva distante oltre 50 km dalla residenza del lavoratore e/o raggiungibile con i mezzi pubblici con un tempo di percorrenza medio di oltre 80 minuti;
  4. risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sottoscritta dalle parti di fronte all’Ispettorato Nazionale del Lavoro nel contesto della procedura di conciliazione prevista dalla legge per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

In questi casi, infatti, a ben vedere, la perdita del lavoro è stata in ogni caso subita dal lavoratore e non si può, dunque, affermare che si è prodotta per effetto della sua volontà.

Naspi: gli ulteriori requisiti

Oltre ad essere un dipendente e ad aver perso involontariamente il lavoro, la naspi spetta al lavoratore solo se ha maturato, nel periodo che precede lo stato di disoccupazione, una certa anzianità contributiva e lavorativa.

Infatti, l’accesso alla Naspi è subordinato al possesso di ulteriori due requisiti:

  • requisito contributivo: al lavoratore devono essere stati accreditati, nei 4 anni che precedono il periodo di disoccupazione, almeno 13 settimane di contributi contro la disoccupazione involontaria;
  • requisito lavorativo: nei 12 mesi che precedono l’inizio dello stato di disoccupazione il lavoratore deve aver lavorato per almeno 30 giornate di effettivo lavoro. Per giornate di effettivo lavoro si devono intendere quelle nelle quali il lavoratore si è recato regolarmente in servizio, indipendentemente dal numero di ore di lavoro prestate in quella giornata. Se, nel periodo di osservazione del requisito lavorativo, si sono verificate delle cause di astensione dal lavoro come, ad esempio, maternità, malattia, infortunio, etc. il requisito lavorativo deve essere verificato in un periodo di osservazione più lungo in quanto i predetti periodi di astensione dal lavoro determinano una proporzionale estensione del periodo di osservazione.

Naspi: quanto spetta?

Se il lavoratore possiede tutti i predetti requisiti può ottenere la Naspi.

Come abbiamo già detto, la Naspi consiste in un assegno mensile che viene erogato al lavoratore dall’Inps con le modalità di pagamento prescelta dallo stesso ed indicate nella domanda naspi.

Per quanto concerne l’ammontare dell’assegno Naspi, in linea generale, è pari al 75% della retribuzione media imponibile ai fini contributivi percepita dal lavoratore negli ultimi quattro anni che precedono l’inizio dello stato di disoccupazione.

Se, tuttavia, la retribuzione media del lavoratore supera un importo di riferimento stabilito dalla legge, e rivalutato annualmente dall’Inps, allora l’assegno naspi sarà uguale al 75% dell’ importo di riferimento stabilito dalla legge cui si somma il 25% della retribuzione media imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni.

E’ previsto, in ogni caso, un tetto massimo erogabile mensilmente a titolo di Naspi, il cosiddetto massimale naspi, stabilito dalla legge e rivalutato anno per anno dall’Inps sulla base degli scostamenti dell’indice dei prezzi dei beni di consumo rilevati dall’Istat.

Per quanto concerne il 2020, la retribuzione da prendere a riferimento per il calcolo delle indennità di disoccupazione Naspi è pari ad euro 1.227,55. Il massimale Naspi, invece, è pari ad Euro 1.335,40 [3].

L’assegno Naspi è, poi, soggetto a ridursi nel corso del tempo. Infatti, a partire dal primo giorno del quarto mese di fruizione della naspi, l’assegno subisce una decurtazione del 3% per ogni mese di fruizione.

Inoltre, l’assegno può subire ulteriori riduzioni qualora il lavoratore, durante il periodo di fruizione della naspi, riceva altri emolumenti a titolo di reddito da lavoro autonomo o subordinato.

Naspi: per quanto tempo spetta?

La Naspi spetta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione contro la disoccupazione involontaria accreditate all’Inps con riferimento al lavoratore nei 4 anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro. Ne deriva che il periodi massimo di fruizione della naspi è pari a 2 anni.

I lavoratori con una storia lavorativa più giovane, dunque, se perdono il lavoro, rischiano di non avere diritto alla naspi o di averne diritto per un periodo limitato di tempo.

Naspi proroga due mesi

Tra le misure introdotte dal governo per sostenere i lavoratori a causa delle conseguenze economiche e sociali dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, il Decreto Rilancio [4] ha previsto la proroga dell’indennità di disoccupazione naspi per 2 mesi per tutte le pratiche in scadenza dal primo marzo al 30 Aprile 2020.

Non è ancora del tutto chiaro chi potrà beneficiare della predetta proroga, anche perchè non è stata ancora emanata una circolare illustrativa Inps in merito.

Per verificare la data di scadenza della naspi non bisogna considerare la data dell’ultimo accredito del relativo assegno, la quale potrebbe essere in realtà ritardata rispetto alla data ultima di fruizione del beneficio, ma occorre verificare il periodo per il quale l’Inps ha accolto la domanda di fruizione della naspi.

E’ bene, dunque, prestare attezione alla data di scadenza della Naspi. Se tale data si trova nel periodo 1° marzo 2020 / 30 Aprile 2020 il lavoratore potrebbe avere diritto ad una proroga di ulteriori due mesi di fruizione della naspi durante i quali continuerà a percepire l’assegno Naspi, in deroga alle regole ordinarie.

Naspi: come fare la domanda all’Inps?

Come tutte le prestazioni erogate dall’Inps, anche la Naspi deve essere richiesta esclusivamente in modalità telematica, accedendo direttamente all’apposita sezione nel sito istituzionale dell’Inps.

Il caricamento della domanda Naspi può essere effettuato direttamente dal lavoratore, accedendo dalla propria area personale con le proprie credenziali di accesso, oppure rivolgendosi ad un intermediario autorizzato. Di solito, tale funzione viene svolta dai patronati.

Occorre ricordare che c’è un termine perentorio entro il quale la domanda Naspi deve essere presentata all’Inps. Questo termine è, in generale di 68 giorni, e decorre dalla data di cessazione del rapporto di lavoro. Se viene superato, il disoccupato perde il diritto ad ottenere la naspi.


note

[1] Art. 1 D. Lgs. n. 22 del 4.03.2015.

[2] Art. 2119 cod. civ.

[3] Inps Circolare n. 20/2020.

[4] D.L. n. 34/2020.


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