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Quando il seno rifatto è cancerogeno


Quando il seno rifatto è cancerogeno

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 gennaio 2012



Attenzione alle protesi mammarie di marca “P.I.P.”: contengono materiale tossico che può causare tumori e infiammazioni.

Il Consiglio Superiore di Sanità, sulla scia del governo francese e di quello britannico, ha segnalato (parere del 22 dicembre 2011) la tossicità del contenuto delle protesi mammarie di marca P.I.P. [1], invitando tutte le donne che ne hanno ottenuto l’impianto a discutere la loro situazione con il proprio chirurgo.

Le protesi P.I.P. sarebbero state infatti fabbricate con un gel al silicone non conforme alle norme sanitarie: conterrebbero un additivo per carburanti e due prodotti utilizzati nell’industria del caucciù. La loro rottura potrebbe provocare l’insediamento del materiale tossico all’interno dell’organismo della donna, accrescendo la possibilità di tumori e infiammazioni.

In Francia, dove sono circa 30.000 le donne a cui sono state “installate” le protesi di tale tipo, l’agenzia per la sicurezza sanitaria ha lanciato l’allarme per la scoperta di otto casi di tumore in donne che avevano ottenuto tale impianto. Così il governo francese ne ha consigliato la rimozione e la sostituzione.

Le autorità, però, precisano che si tratterebbe di misure a scopo preventivo e senza carattere d’urgenza, poiché non sarebbe certa la correlazione tra tali protesi e la nascita di tumori.

Il nostro Ministero della salute, che già nel 2010 aveva emanato una circolare (ritirando gli impianti dal mercato), ha adesso firmato un’ordinanza [2] con cui ha imposto a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di redigere entro 15 giorni un elenco nominativo di tutti i casi di impianto di P.I.P. a partire dal 1° gennaio 2001 (si stimano circa 4.000 casi).

La lista resterà, a garanzia della privacy dei pazienti, nella esclusiva disponibilità delle strutture, le quali, però, dovranno notificare alle ASL di riferimento la data di ciascun intervento d’impianto.

Il problema è che molte pazienti italiane potrebbero non essere a conoscenza del tipo di protesi loro impiantata. Questo perché le protesi P.I.P., dal costo ridotto, potrebbero essere state utilizzate soprattutto da strutture non altamente qualificate ovvero da ambulatori chirurgici che non hanno rilasciato cartella clinica.

L’Interpool [3], nel frattempo, ha chiesto l’arresto di Jean Claude Mas, fondatore della società produttrice incrimanata.

di NICOLA POSTERARO

note

[1] Poly Implant Prothese – azienda francese produttrice di protesi mammarie, oggi fallita.

[2] Firmata il 29 dicembre scorso, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 304 del 31 dicembre 2011.

[3] Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale. È un’organizzazione dedita alla cooperazione di polizia e al contrasto del crimine internazionale.

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