Più ospedali e meno liste d’attesa con i soldi dell’Ue

10 Giugno 2020 | Autore:
Più ospedali e meno liste d’attesa con i soldi dell’Ue

Il Ministero pensa al potenziamento delle strutture e alla creazione di nuovi centri di assistenza territoriali con i fondi del Mes e del Recovery plan.

L’esperienza insegna: l’emergenza provocata dal coronavirus, che ha mandato in crisi il sistema sanitario italiano impone la necessità di rafforzare le strutture anche a livello territoriale, non solo nei grandi ospedali già esistenti ma anche con piccoli centri di assistenza in grado di accogliere chi è affetto da patologie diverse da un eventuale ritorno dell’epidemia. Ed è quello che il Governo intende fare sfruttando i soldi in arrivo dall’Unione europea: con i fondi del Mes o con una parte del Recovery plan approvato a Bruxelles, il ministero della Salute sta pensando di creare dei nuovi presìdi sanitari con mini reparti destinati a visite, esami o servizi ambulatoriali e con servizi di assistenza a domicilio.

Un piano straordinario da circa 25 miliardi che dovrebbe garantire (o almeno si spera) un abbattimento delle liste d’attesa. Se già prima dell’emergenza facevano saltare i nervi ai pazienti, ora rischiano di diventare scoraggianti per chi deve fare una visita specialistica, un esame o un intervento programmato. Gli ospedali stanno riprendendo soltanto ora la normale attività e l’arretrato è di almeno un milione di prestazioni da erogare, tra ricoveri e interventi rinviati per dare la priorità al Covid.

Ecco, dunque, che entrano in campo i soldi dell’Europa, con cui finanziare una parte delle prestazioni rimaste indietro attraverso il ricorso alle strutture private o alla libera professione intramoenia dei medici del Servizio sanitario nazionale. Un’occasione che il ministro Roberto Speranza vuole sfruttare in pieno mettendo mano al Fondo Salva-Stati approvato proprio per potenziare la Sanità pubblica nei Paesi dell’Ue.

Più difficile, invece, destinare questi soldi all’assunzione di nuovo personale: il Fondo viene erogato una tantum, mentre per pagare gli stipendi di medici e infermieri serve un impegno economico pluriennale. Per questo si pensa ad un altro tipo di intervento, che vede in primis il potenziamento degli ospedali con una rete di posti letto per le emergenze e la creazione di centri di assistenza territoriali, magari nelle strutture chiuse, in cui sia possibile erogare le prestazioni meno urgenti.



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