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Promessa di matrimonio: è ammesso il ripensamento?

10 Giugno 2020
Promessa di matrimonio: è ammesso il ripensamento?

Conseguenze per chi si rifiuta di sposarsi: è necessario offrire un valido motivo?

Dopo una promessa di matrimonio è ammesso il ripensamento? Dinanzi a un fidanzamento ufficiale è possibile tirarsi indietro senza opporre validi e giustificati motivi? Quali sono le conseguenze per chi, qualche giorno prima di salire sull’altare e a preparativi già ultimati, manda tutto all’aria? 

Come noto, un matrimonio comporta spese, impegni economici ed aspettative in capo al futuro coniuge: la rottura di questo vincolo diventa spesso oggetto di pettegolezzi che possono provocare, oltre alla sofferenza interiore per la perdita della persona amata, anche un certo disagio sociale. Verosimile che, dinanzi a una situazione del genere, si possano accampare richieste di risarcimento.

In un recente articolo abbiamo parlato delle conseguenze del tradimento scoperto prima del matrimonio. Qui, invece, faremo un discorso più ampio e generale: vedremo cioè se è ammesso il ripensamento dopo la promessa di matrimonio, a prescindere dai motivi che lo hanno determinato. Ma procediamo con ordine. 

Cos’è la promessa di matrimonio?

Se parliamo di promessa di matrimonio, pensiamo subito all’uomo che si inchina dinanzi alla donna e le porge l’anello. Un tempo, però, non era così. La promessa era un impegno solenne che veniva fatto innanzi alle due famiglie e che non poteva essere più ritrattato, salvo eccezionali ragioni. Insomma, la promessa era il famoso gesto di chiedere la mano alla figlia, che veniva benedetto dai genitori e dava luogo a festeggiamenti. 

Tutto ciò è scomparso dalla nostra cultura. La promessa potrebbe oggi considerarsi come il fidanzamento ufficiale, l’uscita della coppia “alla scoperta” e il “promettersi” amore eterno in attesa di celebrare le nozze e di vivere insieme.

La legge non definisce cosa si debba intendere con promessa di matrimonio ma la identifica con un atto ben preciso: le pubblicazioni di matrimonio, quelle cioè che devono obbligatoriamente farsi in Comune almeno 13 giorni prima delle nozze. 

In alternativa, la promessa di matrimonio potrebbe essere fatta con un atto notarile o con un altro atto firmato privatamente, anche se si tratta di una soluzione non più usata. 

La promessa di matrimonio è vincolante?

Come ha già precisato la Cassazione [1], la promessa di matrimonio non è un contratto e non è quindi vincolante tra le parti. Il che significa che, anche laddove sia stata fatta sotto forma di scrittura privata o di atto pubblico, essa non è qualificabile come un impegno giuridico, neanche se in essa dovesse essere previsto, in caso di mancato adempimento, il pagamento di una penale. Questo perché la libertà matrimoniale è un diritto fondamentale della persona.

Ciò significa che anche dopo la promessa di matrimonio è ammesso il ripensamento ed esso non dà luogo a conseguenze sanzionatorie di alcun tipo. È quindi possibile rompere il fidanzamento sia con un buon motivo sia senza. Anzi, non c’è alcun obbligo di fornire una giustificazione se non, ovviamente, per questioni di carattere personale. 

Conseguenze in caso di rottura del fidanzamento

Le uniche conseguenze che derivano dalla rottura del fidanzamento sono quelle che concernono l’obbligo di restituire i regali fatti in occasione della promessa a prescindere dalle cause del mancato matrimonio. La restituzione è ammessa in relazione a qualsiasi tipo di promessa di matrimonio, sia tra persone capaci, sia tra minori non autorizzati, sia che la promessa sia vicendevole o unilaterale [2].

La restituzione riguarda tutti i regali che hanno come unica giustificazione l’imminente matrimonio quali ad esempio, piccoli oggetti d’oro, come fedine, anelli nuziali, medagliette e che possono essere rimossi se non viene celebrato il matrimonio.

Se la rottura del fidanzamento avviene senza giustificato motivo, è ammessa la richiesta di risarcimento del danno per le sole spese sostenute o per i contratti già conclusi in vista delle nozze, e che abbiano impegnato economicamente la parte che subisce la rottura della promessa. Per presentare la domanda risarcitoria è però necessario che la promessa rotta sia solenne.


note

[1] Cass. 15 aprile 2010 n. 9052

[2] Cass. sent. n. 1260/1994. 

Autore immagine: it.depositphotos.com


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