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Coronavirus: peggiorano le previsioni economiche

10 Giugno 2020
Coronavirus: peggiorano le previsioni economiche

L’allarme nell’ultimo rapporto dell’Ocse: con una nuova ondata di contagi il Pil italiano può crollare del 14%. Il debito pubblico potrebbe raggiungere il 169%.

L’economia mondiale è in bilico e l’Italia si trova tra le posizioni peggiori. Sono i risultati a tinte fosche delle ultime previsioni dell’Ocse, l’Organizzazione per la sicurezza e cooperazione economica, contenute nel rapporto “Economic Outlook” di oggi e diramate attraverso l’agenzia stampa Adnkronos.

Secondo l’Ocse, l’Italia rischia un calo del Pil 2020 fino al 14% se nei prossimi mesi dovesse verificarsi una nuova ondata di contagi, con conseguenti nuovi blocchi del sistema produttivo. Senza nuovi lockdown, invece, il calo del Pil italiano dovrebbe attestarsi ‘solo’ all’11,3% con un rimbalzo più corposo il prossimo anno (+7,7%). Si tratta comunque di previsioni peggiori rispetto a quelle di Bankitalia, che qualche giorno fa aveva stimato una riduzione del Pil del 9,6% quest’anno e aveva previsto anch’essa due scenari  basati proprio sull’andamento della pandemia.

Nello scenario pessimistico’ che contempla una ripresa delle infezioni e delle correlative misure di contenimento, il deficit dei conti pubblici italiani può arrivare al 12,8% del Pil: un valore che porterebbe il debito pubblico al record storico del 169,9%. In questo caso la disoccupazione avrebbe un’impennata, passando dal 9,9% del 2019 al 10,7 quest’anno e quindi all’11,9 nel 2021.

Non sono molto più ‘confortanti’ le stime fatte nel caso di scenario ottimistico‘ ovvero di ripresa senza nuovi contagi: in questa ipotesi il deficit 2020 sarebbe dell’11,2% del Pil (e ancora del 6,8% nel 2021) con un debito al 158,2% (destinato a scendere al 152,2% l’anno seguente). Quanto alla disoccupazione per il biennio le previsioni in questo caso sarebbero di poco inferiori a quelle più negative e cioè rispettivamente dell’10,1 e 11,7%.

In ogni caso, suggerisce l’Ocse, nonostante l’auspicata ripresa il Pil alla fine del 2021 si collocherà su livelli inferiori a quelli precedenti allo scoppio della pandemia (dato 100 il valore del terzo trimestre 2019, il valore potrebbe attestarsi a quota 93 o 96 a seconda dell’intensità della crisi) e sarebbe tale da vanificare tutti i passi in avanti fatti negli ultimi anni in fatto di occupazione.

Tra i settori economici, a giudizio dell’Ocse «è quello turistico quello più vulnerabile» agli effetti di una crisi prolungata, con danni soprattutto per le piccole e medie imprese che operano in questo ambito. Invece, nonostante i duri colpi subiti, «il settore industriale potrebbe riprendersi rapidamente» mentre il manifatturiero «rischia una maggiore esposizione se la recessione dovesse prolungarsi dal momento che molte aziende sono specializzate in beni di consumo e capitali ad alto valore aggiunto e con margine più elevato e quindi più sensibili all’andamento globale di redditi e investimenti».

A livello globale, l’Ocse reputa quella scatenata dalla pandemia di Coronavirus «la peggiore crisi sanitaria ed economica dalla seconda guerra mondiale, che sta creando una incredibile incertezza con impatti gravi dappertutto». L’economia globale quindi «si trova a camminare sul filo» con «una ripresa che sarà lunga mentre gli effetti economici saranno di lungo periodo, colpendo in maniera sproporzionata i più deboli».

«La perdita di reddito supera quella provocata da qualsiasi altra recessione negli ultimi 100 anni, guerre escluse», scrive il Rapporto. Nel secondo trimestre 2020 la stima dell’Ocse è di un calo del Pil globale vicino al 10% mentre per l’area dell’Organizzazione internazionale, che copre l’Europa, il dato è ancora peggiore e superiore a -13%. Il paese più colpito dovrebbe essere – ma di poco rispetto all’Italia – la Spagna, con un teorico -14% in caso di ritorno dei contagi e del lockdown, seguita da Francia, Italia e Regno Unito a pochi decimali di distanza. Fra le principali economie mondiali, invece, l’impatto sarebbe più contenuto: la Cina – anche nello scenario peggiore – dovrebbe limitare il calo del Pil sotto il -4% mentre gli Usa supererebbero il -8%.

Tornando all’Italia, l’Ocse formula anche alcuni suggerimenti per contenere l’impatto della crisi e favorire la ripresa; in particolare, invita il nostro Paese a «rinnovare gli sforzi per perseguire un ambizioso programma di riforme strutturali» mentre le imprese «potrebbero beneficiare dal sostegno a aggiornare, investire e innovare e a spostarsi su settori con migliori prospettive, attraverso il rafforzamento attivo delle politiche del mercato del lavoro».

Infine «accelerare l’adozione delle tecnologie digitali, come dimostrato dal rapido passaggio durante la crisi al ‘lavoro agile’ e ai servizi online, potrebbe aumentare la competitività» del nostro sistema-Paese.



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