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Cosa fare in caso di occupazione abusiva

11 Giugno 2020 | Autore:
Cosa fare in caso di occupazione abusiva

Invasione illegittima dell’immobile altrui: gli strumenti civili e penali per difendersi. Differenza tra azioni petitorie e azioni possessorie.

La proprietà privata è sacra: così si era soliti dire fino a qualche anno fa. In realtà, col tempo abbiamo imparato a fare i conti con situazioni in cui questa sacralità è messa in seria discussione: pensa alle requisizioni fatte dalla pubblica amministrazione in casi d’emergenza, oppure all’espropriazione per pubblica utilità. Ciò non toglie, però, che chi invada arbitrariamente la proprietà altrui non commetta reato e, di conseguenza, che la vittima non abbia tutto il diritto di bussare alle porte della giustizia per chiedere tutela. Con questo articolo vedremo cosa fare in caso di occupazione abusiva.

La persona che sia vittima dell’illegittima occupazione altrui ha sostanzialmente tre frecce al proprio arco: sporgere denuncia/querela per il reato di invasione di terreni o di edifici; promuovere in tribunale un’azione per ottenere la reintegra del possesso; agire, sempre in tribunale, con un’azione di rivendicazione. Le azioni appena elencate sono cumulabili tra loro, nel senso che, dopo aver sporto querela, è possibile agire anche in sede civile (scegliendo alternativamente tra l’azione possessoria e quella di rivendica): infatti, il giudice penale non può condannare l’imputato ad abbandonare l’immobile illecitamente occupato. Se l’argomento ti interessa perché anche tu stai vivendo una situazione del genere, prosegui nella lettura: vedremo come tutelarsi in caso di occupazione abusiva e invasione di terreni o di edifici.

Occupazione abusiva: cos’è?

Secondo l’ordinamento giuridico italiano, l’occupazione abusiva è un reato punito con la reclusione sino a due anni.

Ma non solo: l’occupazione abusiva è allo stesso tempo anche un illecito civile: ciò significa che colui che si è visto occupare ingiustamente la sua proprietà può ottenere non solo la restituzione di ciò che è suo, ma anche il risarcimento dei danni. Vediamo come procedere.

Occupazione abusiva: quando è reato?

Il codice penale [1] dice che chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da 103 euro a 1.032 euro.

Si applica la pena della reclusione da due a quattro anni e della multa da 206 a 2.064 euro e si procede d’ufficio se il fatto è commesso da più di cinque persone o se il fatto è commesso da persona palesemente armata.

Dunque, il codice penale qualifica l’occupazione abusiva come la condotta di chi entra illegittimamente in un immobile altrui (edificio o fondo che sia) col fine preciso di impossessarsene o di utilizzarlo per trarne qualche vantaggio.

Dunque, l’occupazione abusiva, per essere tale, necessita della volontà dell’occupante di rimanere per un certo periodo di tempo (anche per sempre) all’interno dell’immobile che ha invaso.

Non costituisce occupazione abusiva l’ingresso momentaneo nella proprietà altrui: in un caso del genere, al massimo potrebbe integrarsi il reato di violazione di domicilio [2].

La querela per occupazione abusiva

Se ti sei accorto che qualcuno ha invaso illegittimamente la tua proprietà, allora puoi sporgere querela presso le autorità competenti (polizia, carabinieri, ecc.). Seguiranno delle indagini e, successivamente, il rinvio a giudizio dell’occupante, al quale il giudice potrà comminare la pena della reclusione o della multa, ma non potrà ordinargli il rilascio dell’immobile a favore del legittimo proprietario.

Nell’ambito del procedimento penale potrai costituirti parte civile per chiedere il risarcimento dei danni patiti a causa dell’illegittima occupazione. Per vederti restituito il tuo immobile, però, dovrai necessariamente intraprendere un’azione civile. Vediamo quale.

L’azione di reintegrazione per il rilascio dell’immobile occupato

La prima azione civile che puoi esperire in tribunale per ottenere la restituzione dell’immobile abusivamente occupato prende il nome di azione di reintegrazione o azione di spoglio [3].

Quest’azione spetta non solo al proprietario, ma anche a chi disponga ad altro titolo dell’immobile (ad esempio l’usufruttuario o il conduttore). L’azione possessoria in commento può essere esercitata solamente entro un anno dalla data dell’occupazione.

Per la precisione, il termine annuale per l’esercizio dell’azione di spoglio comincia a decorrere:

  • dal momento dell’effettiva occupazione;
  • nel caso di spoglio clandestino (cioè, avvenuto segretamente, senza che il legittimo titolare ne sapesse nulla), da quando il soggetto che si sia visto privare del bene sia venuto a conoscenza dell’occupazione.

Per ottenere la sentenza di reintegra del possesso occorrerà dimostrare semplicemente che, prima dell’occupazione abusiva, si era possessori del bene invaso: non c’è bisogno pertanto, come accade invece nell’azione di rivendica (vedi prossimo paragrafo), di dimostrare di essere proprietari dell’immobile occupato.

Ecco perché l’azione di reintegrazione è la più adatta a tutelare le ragioni del titolare (o del detentore) dell’immobile invaso: si tratta di procedimento che, se intrapreso con urgenza, può condurre a una rapida soluzione.

Ottenuta la sentenza di reintegra del possesso, se l’occupante si rifiuta ancora di rilasciare l’immobile si dovrà procedere con l’esecuzione forzata: il proprietario dovrà chiedere l’intervento dell’ufficiale giudiziario che, eventualmente, potrà farsi accompagnare dai carabinieri per vincere eventuali resistenze fisiche.

L’azione di rivendica per il rilascio dell’immobile occupato

Se non si è più nei termini per esercitare l’azione possessoria di cui al paragrafo precedente, allora si potrà procedere civilmente con l’azione di rivendica della proprietà [4].

La rivendica (o meglio, rivendicazione) è la più nota delle azioni petitorie, cioè di quelle azioni giudiziarie poste a tutela della proprietà che possono essere esercitate tutte le volte in cui tale diritto è messo in discussione

Mediante questa azione petitoria il proprietario può rivendicare la cosa da chiunque la possiede o la detiene al fine di riottenere ciò che è suo. L’azione prosegue anche nel caso in cui la persona citata in giudizio si sia, nel frattempo, privato della cosa: in questa circostanza, il convenuto è obbligato a recuperarla a proprie spese a favore dell’attore o, quando ciò non sia più possibile, a corrispondergli il valore del bene in danaro, oltre al risarcimento del danno.

L’azione di rivendicazione è imprescrittibile e può essere promossa solamente da colui che dimostri di essere l’effettivo proprietario del bene: e così, dovrai provare non soltanto che la cosa oggetto di rivendica sia stata da te acquistata o a te donata, ma dovrai provare anche che il tuo dante causa (cioè, il precedente titolare) fosse legittimato a trasferirti la proprietà del bene.

Se si tratta di un bene immobile occorrerà dimostrare il regolare atto d’acquisto della cosa, nonché la valida proprietà di colui dal quale l’hai comprata, risalendo così indietro nel tempo perlomeno fino a venti anni, tempo necessario a far maturare l’usucapione.

Occupazione abusiva: il risarcimento del danno

In ogni caso, sia che si eserciti l’azione penale che quella civile, si ha diritto al risarcimento del danno provocato dall’occupazione illegittima dell’immobile.

Nel processo penale intentato per invasione arbitraria di terreni o di edifici altrui, ci si potrà costituire parte civile per chiedere il risarcimento; nel caso di azione civile possessoria o petitoria, oltre alla domanda di restituzione del bene illegittimamente invaso sarà possibile chiedere anche il ristoro di tutti i danni subiti a seguito dell’occupazione, oltre che il rimborso di tutte le spese legali.

Il risarcimento del danno può essere provato dimostrando in giudizio i pregiudizi derivanti dall’occupazione: pensa a colui che, invadendo il fondo di altri, abbia distrutto le coltivazioni, oppure che, occupando una residenza, abbia danneggiato alcuni mobili.

Occupazione abusiva casa: si può procedere con lo sfratto?

Uno dei classici casi di occupazione abusiva è quello di chi si insedia nell’abitazione altrui senza un regolare contratto di affitto. Pensa alla famiglia che si è allontanata per andare in vacanza e che, al rientro, trova in casa altre persone, oppure a colui che ha una seconda casa in montagna presso cui si reca solo una volta all’anno e che, con grande sorpresa, la trova già abitata da altri. In casi del genere, si può procedere con lo sfratto?

La risposta purtroppo è no. La procedura di sfratto, in genere più veloce di quella che si avvia con un’azione possessoria o petitoria, è destinata solamente a coloro che si trovavano legittimamente nell’immobile e che, a seguito della morosità prolungata oppure della scadenza del contratto di locazione, debbano lasciare il luogo ove si trovano.

Chi occupa abusivamente un terreno o una casa, invece, non ha mai avuto alcun titolo per potervi stare: pertanto, contro di essi sarà possibile agire solo con l’azione petitoria o con quella possessoria sopra analizzata (oltre che con la denuncia penale).


note

[1] Art. 633 cod. pen.

[2] Art. 614 cod. pen.

[3] Art. 1168 cod. civ.

[4] Art. 948 cod. civ.

Autore immagine: depositophotos.com


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