Coronavirus, la speranza da una terapia anti sclerosi multipla

10 Giugno 2020
Coronavirus, la speranza da una terapia anti sclerosi multipla

Un gruppo di ricercatori italiani spinge su questa strada, ritenendo che l’interferone beta, proprio per il suo modo di contrastare le malattie autoimmuni, potrebbe azionare una risposta all’infezione polmonare.

Sappiamo tutti, ormai, che non esiste al momento una cura specifica per il Coronavirus: sono state avviate sperimentazioni che prevedono la somministrazione a pazienti Covid di farmaci nati per contrastare altre patologie, ma non ce n’è uno che risulti, ora come ora, scientificamente efficace. Tra le varie terapie cui si sta pensando come potenziale rimedio antiCovid ce n’è anche una utilizzata per curare la sclerosi multipla. Parliamo dell’interferone beta, che potrebbe avere un ruolo importante nella gestione del trattamento di chi ha contratto l’infezione polmonare.

Lo ipotizzano Marco Salvetti dell’ospedale Sant’Andrea di Roma, Cinthia Farina del San Raffaele di Milano, Eliana Coccia e Martina Severa del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Sul sito dell’istituto, oggi, compare un approfondimento speciale dedicato al tema. Non è la prima volta che se ne parla: questi stessi studiosi, a inizio maggio, hanno scritto una lettera alla rivista specializzata Frontiers in Immunology per spiegare su quali basi scientifiche questa potrebbe essere una strada percorribile.

«Tra le diverse opzioni terapeutiche che sono state valutate e sono in uso, gli interferoni alfa e beta meritano una nota di rilievo per le loro capacità antivirali e immunoregolatorie – spiega Coccia – capacità che hanno determinato la loro inclusione in diversi trials in combinazione con Remdesivir, Lopinavir e Ritonavir, Clorochina e Idrossiclorochina».

I ricercatori sopra citati hanno esperienza trentennale nel trattamento della sclerosi multipla. Partono da un’idea che potrebbe essere spiegata semplicemente in questi termini: alterazioni nella produzione di interferoni possono essere all’origine di malattie autoimmuni, come la sclerosi. La terapia a base di interferone serve proprio per intervenire su questi difetti.

Ecco perché, secondo Coccia «le proprietà combinate di interferone beta come molecola antivirale e immunoregolatoria potrebbero essere sfruttate per promuovere una risposta protettiva contro il Coronavirus, sia nella fase emergenziale che in un momento successivo quando auspicabilmente un vaccino sarà disponibile».

Certo, bisognerà vedere se la sperimentazione clinica funziona. L’augurio di Martina Severa è che i trial possano darci presto risposte, in modo da constatare se l’intuizione di questo team di scienziati è giusta.

«Quanto ipotizzato – conclude Coccia – assume un maggior rilievo alla luce del fatto che, nel 20% dei pazienti Covid con sindrome respiratoria acuta grave, si osserva un difetto nella risposta antivirale regolata dagli interferoni associata a una forte risposta infiammatoria. Queste evidenze sostengono l’importanza di mettere a punto nuove strategie immunomodulanti basate sull’utilizzo dell’interferone beta per controllare la replicazione virale».



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