Vaccino contro il Coronavirus, le perplessità sulla produzione in Italia

10 Giugno 2020
Vaccino contro il Coronavirus, le perplessità sulla produzione in Italia

Il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi: “Serviranno miliardi di dosi. Siamo in grado?”.

Si fa presto a dire vaccino contro il Coronavirus. Al di là dell’incognita del tempo – la domanda più immediata da porsi e anche la più importante, considerando quanto abbiamo bisogno di una terapia immunizzante – molti sono gli interrogativi intorno a un ipotetico preparato artificiale che possa metterci al riparo dal Covid-19. Innanzitutto: quale vaccino? Se ne stanno sperimentando molti. E poi: basterà per tutto il mondo? Ce la faremo a produrlo in quantità tali da garantire a tutti la cura? Sono le stesse domande che si pone un addetto ai lavori come Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. Molto perplesso sulle concrete capacità produttive italiane di un vaccino al Coronavirus, per limiti oggettivi.

«Produrre un vaccino non è come produrre una compressa, per cui bastano pochi giorni – ha dichiarato Scaccabarozzi, intervistato dall’agenzia di stampa Adnkronos -. Occorrono mesi e mesi, in più ogni prodotto ha una sua storia e non si può produrre qualsiasi vaccino ovunque. Servono bioreattori specifici che o hai o non hai, e dire oggi dove sarà prodotto il vaccino contro Covid-19 è difficile perché non sappiamo quale sarà il vaccino (o i vaccini) di successo».

Quali e quanti vaccini

«Ci sono nel mondo 136 progetti in sviluppo – ricorda – di cui 8 in fase I e II. Però la ricerca è un processo lungo e non è prevedibile. Ce ne sono appunto 136 allo studio, di cui 33 molto promettenti, ma per dire quale arriverà in fondo bisognerà aspettare i risultati di fase II e III. Poi quello che è importante è che tutte le aziende, in un mondo globale, siano pronte a metterli a disposizione di tutti. La ricerca avviene ovunque, in più Paesi insieme soprattutto in questa fase in cui l’arruolamento deve avvenire dove ci sono i malati. E cosa ancora più importante, molte aziende che sto sentendo, impegnate in questi progetti, stanno parallelamente potenziando le loro produzioni per arrivare ad avere a disposizione miliardi di dosi».

«Il ministro della Salute, Roberto Speranza – prosegue Scaccabarozzi – ha creato una coalizione, la Inclusive Vaccine Alliance, formata da lui, il ministro tedesco, quello francese e quello olandese, che si occuperà della programmazione per far sì che in nessun Paese manchino i vaccini, indipendentemente da dove arriveranno. Se verrà dagli Usa non possiamo di certo dire che sarà solo americano, così come se dovesse essere prodotto in Italia non lo sarà sicuramente solo per il nostro Paese. L’importante è che ne arrivi uno».

«Chiaramente – precisa il presidente di Farmindustria – sarei contento di avere produzione o parte della produzione in Italia, ma l’importante è che questo ‘scudo’ arrivi e che le aziende si facciano trovare pronte, sempre considerando che non ci si improvvisa produttori di vaccini: da noi abbiamo qualche hub produttivo e dunque anche alleanze internazionali, ma occorre verificare che questi hub abbiamo gli strumenti adatti a produrre quel o quei vaccini».

Il ritardo sui vaccini antinfluenzali 

Una cartina di tornasole è la campagna vaccinale anti-influenza stagionale, che dovrebbe mettere al sicuro gli italiani anche da alcuni rischi legati al Coronavirus e dal pericolo di false diagnosi di Covid-19. Già su questo terreno, Scaccabarozzi vede diversi problemi: «Siamo in ritardo – dice -. Il ministero della Salute è uscito con le linee guida, ma non tutte le regioni sono partite coi bandi. C’è un dialogo continuo ministero-industria, stiamo cercando di fare le previsioni, ma siamo in ritardo».

«I vaccini che serviranno a settembre – fa notare Scaccabarozzi – sono già stati prodotti e quelli che produciamo da qui a luglio non saranno disponibili prima di ottobre-novembre, perché i tempi di produzione sono lunghi, a causa dei numerosi test e controlli di sicurezza. Le linee guida ora ci sono, le regioni devono correre per i bandi. Le aziende sono pronte a programmare e sono coinvolte nel dialogo sul tema dei tempi, ma non spetta a noi fare le campagne vaccinali. Per farci trovare pronti dobbiamo sapere in tempi utili quanti vaccini servono», conclude.



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