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Malattie infettive: ultime sentenze

12 Luglio 2020
Malattie infettive: ultime sentenze

Vaccinazioni; prevenzione; competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di profilassi internazionale; costruzione di un’intera ala d’ospedale dedicata alla cura di gravi malattie infettive.

Prevenzione dalle malattie infettive

In materia di vaccinazioni, la scelta delle modalità attraverso le quali assicurare una prevenzione efficace dalle malattie infettive spetta alla discrezionalità del legislatore, potendo egli selezionare talora la tecnica della raccomandazione, talaltra quella dell’obbligo.

Corte Costituzionale, 18/01/2018, n.5

Circolari del ministero della Salute 

Non sussistono le ragioni (“fumus boni iuris” e “periculum in mora”) per sospendere in via cautelare le circolari del Ministero della salute recanti le indicazioni operative per l’attuazione del d.l. n. 73/2017 (rubricato “disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci”) in quanto le espressioni utilizzate appaiono fornire chiarimenti circa le modalità con cui un soggetto già immunizzato rispetto ad uno o più antigeni debba effettuare “di norma” la vaccinazione integrativa, senza esorbitare dalla norma di legge primaria di cui al citato decreto.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 12/12/2017, n.6647

Vaccini con pari efficienza professionale

È legittimo porre in concorrenza nel medesimo lotto e aggiudicare secondo il criterio del minor prezzo – in luogo di quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa – due vaccini pneumococcici coniugati aventi diversa copertura di sierotipi se, a giudizio della Regione, motivato sulla base di una relazione istruttoria resa dal servizio di riferimento regionale di epidemiologia per la sorveglianza, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive (SEREMI), i due vaccini hanno pari efficacia profilattica e caratteristiche predefinite.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. I, 10/11/2017, n.495

Materia della profilassi internazionale

Spettava allo Stato adottare le ulteriori disposizioni dell’ordinanza del Ministro della salute del 28 maggio 2015. L’ordinanza impugnata afferma la necessità di rafforzare le misure di identificazione e registrazione degli animali, quale elemento imprescindibile per una efficace lotta alle malattie infettive trasmissibili, e le pratiche connesse a transumanza/monticazione/demonticazione, il pascolo vagante, l’allevamento allo stato brado o semibrado e le stalle di sosta dei commercianti, che costituiscono elemento di maggior rischio per la diffusione e la persistenza delle malattie oggetto della medesima ordinanza. L’ordinanza ministeriale attiene, quindi, in modo prevalente alla materia di competenza esclusiva dello Stato della «profilassi internazionale», di cui all’art. 117, comma 1, lett. q), Cost.

Inoltre, le misure in questione costituiscono un’azione aggiuntiva − necessariamente unitaria e su base nazionale e di straordinaria urgenza per una adeguata “salvaguardia a fini di tutela della salute” umana — riconducibili alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di “profilassi internazionale”, e di “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema”.

Infine, vengono anche in rilievo la materia del «coordinamento informativo statistico ed informatico dei dati della amministrazione statale, regionale e locale», di cui all’art. 117, comma 2, lett. r), cost. nonché quella della “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema”, di cui alla successiva lett. s), entrambe riservate alla competenza legislativa dello Stato. Tutto ciò comporta l’infondatezza della censura, anche con riguardo, in particolare, alla violazione dei limiti posti alla potestà regolamentare dello Stato.

Corte Costituzionale, 15/12/2016, n.270

Lotta alle malattie infettive trasmissibili

È dichiarato che spettava allo Stato adottare le ulteriori disposizioni [diverse dagli artt. 2, comma 3, 3, comma 1, 9, commi 1 e 9, e 12] dell’ordinanza del Ministro della salute del 28 maggio 2015, recante misure straordinarie di polizia veterinaria in materia di tubercolosi, brucellosi bovina e bufalina, brucellosi ovi-caprina, leucosi bovina enzootica.

L’ordinanza impugnata per conflitto dalla Provincia autonoma di Bolzano, rafforzando le misure di identificazione e registrazione degli animali in funzione della necessità e urgenza di proseguire e intensificare la lotta alle malattie infettive trasmissibili, alla luce delle raccomandazioni espresse dalla Commissione europea nei Report audit n. 6879/2013 e n. 8407/2010, non invade le competenze statutariamente attribuite alla Provincia ricorrente né viola i limiti alla potestà regolamentare dello Stato, poiché – nel suo insieme – attiene in modo prevalente alla materia “profilassi internazionale”, di cui all’art. 117, secondo comma, lett. q), Cost., e – per l’azione aggiuntiva di raccolta ed elaborazione di dati ed elementi tecnico-scientifici su base nazionale – alle materie del “coordinamento informativo statistico ed informatico dei dati della amministrazione statale, regionale e locale” e della “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema”, entrambe di esclusiva competenza statale ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lett. r) ed s), Cost.

Con particolare riguardo ai commi 6 e 7 dell’art. 3 dell’ordinanza, l’oggetto del primo (obbligo per i territori ufficialmente indenni di inserire le informazioni relative all’esecuzione della profilassi nel sistema informativo SANAN) rientra nella “profilassi internazionale“, mentre l’oggetto del secondo (modalità informatiche delle movimentazioni di animali) rientra nel “coordinamento informatico”.

A causa della sussistenza di competenza esclusiva dello Stato, non può altresì trovare ingresso la censura formulata con riguardo all’art. 117, quinto comma, Cost., in relazione al regolamento (UE) n. 653/2014, che modifica il regolamento (CE) n. 1760/2000 per quanto riguarda l’identificazione elettronica dei bovini e l’etichettatura delle carni bovine.

Corte Costituzionale, 15/12/2016, n.270

La tutela dei pazienti e del personale

Poiché è indubbio che qualsivoglia struttura sanitaria (pubblica o privata), nell’erogare servizi di diagnosi e cura, debba, a tutela dei pazienti e del personale, assumere tutte le informazioni necessarie al fine di adempiere compiutamente le obbligazioni assunte, il concetto di “rilevazione” (di malattie infettive, diffusive, ecc.) di cui all’art. 37 comma 1 lett. b) d.lg. n. 196 del 2003, deve intendersi come volta ad individuare un’attività svolta in via principale dalla struttura (e non un’attività accessoria, come nel caso della rilevazione effettuata nell’ambito della routinaria erogazione di prestazioni sanitarie), caratterizzata dalla rielaborazione dei dati rilevati per scopi scientifici con conseguenti specifici rischi anche in punto di comunicazione.

Tribunale Chiavari, 12/06/2012, n.426

Malattie infettive e diffusive di sieropositività

Ricorrono i presupposti dell’obbligo di notificazione del trattamento al garante, ai sensi dell’art. 37 d.lg. n. 196 del 2003, da parte della casa di cura che, nell’ambito dell’attività di diagnosi e cura, tratta, avvalendosi di banche dati sia cartacee che elettroniche, dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, tra cui quelli concernenti la rilevazione, attraverso le normali indagini su campioni ematici, di malattie infettive e diffusive di sieropositività.

Cassazione civile sez. II, 21/04/2016, n.8105

Medici in servizio al reparto malattie infettive

Non vi è alcuna colpa per negligenza o imperizia nelle condotte, autonome ma causalmente interdipendenti, dei medici in servizio al reparto malattie infettive per la morte del paziente che avevano in cura, quando la stabilità delle condizioni del paziente stesso e la singolarità del sintomo riscontrato non consentiva di pensare univocamente o con elevata probabilità alla patologia effettivamente esistente e, pertanto, alla necessità di effettuare ulteriori esami di accertamento. (Fattispecie relativa a morte per sanguinamento massivo di fistola aorta-bronchiale di un paziente a cui era stata erroneamente diagnosticata la tubercolosi).

Tribunale Milano sez. uff. indagini prel., 12/02/2014

Cura di gravi malattie infettive quali Aids e Sars

In presenza di una condotta “non iure” del pubblico ufficiale, per configurare l’elemento soggettivo del reato di abuso d’ufficio riferito agli eventi che completano il fatto, non è sufficiente il dolo eventuale o il dolo diretto, ma è richiesto il dolo intenzionale ove lo scopo principale della condotta sia l’illegittimo vantaggio patrimoniale o l’ingiusto danno altrui. Il reato, pertanto, non sussiste qualora l’agente intenda perseguire il raggiungimento di un interesse pubblico come obbiettivo primario.

(Nella specie, la Corte, richiamando precise e puntuali circostanze processuali già evidenziate dal Tribunale, ha ritenuto non integrato l’abuso d’ufficio contestato ad amministratori pubblici che, sebbene avessero tenuto condotte illecite dal punto di vista amministrativo e si fossero distaccati dal dettato normativo nell’assumere le proprie decisioni, avevano comunque dato prova di aver conseguito principalmente gli interessi dell’Amministrazione e, nello specifico, la costruzione di un’intera ala d’ospedale dedicata alla cura di gravi malattie infettive quali AIDS e SARS).

Corte appello Milano sez. IV, 03/10/2012

Servizio prestato nel reparto malattie infettive di azienda sanitaria

Il servizio prestato nel reparto di medicina interna e quello svolto presso il reparto malattie infettive di azienda sanitaria sono valutabili per il computo dell’anzianità di 6 anni necessaria ai fini del conferimento, ai sensi della l. n. 45 del 1999 dell’incarico di dirigente medico di secondo livello del Sert.

Cassazione civile sez. lav., 02/04/2014, n.7677

Rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue

Ai sensi del punto 2.1 dell’allegato III della direttiva 2004/33/CE, relativa a taluni requisiti tecnici del sangue e degli emocomponenti, il criterio di esclusione permanente dalla donazione di sangue delle persone il cui comportamento sessuale le espone ad alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue, ricomprende l’ipotesi in cui uno Stato membro, considerata la situazione in esso esistente, preveda una controindicazione permanente alla donazione di sangue per gli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con una persona dello stesso sesso, laddove sia dimostrato, sulla base delle conoscenze e dei dati medici, scientifici ed epidemiologici attuali, che un simile comportamento sessuale espone dette persone ad un alto rischio di contrarre gravi malattie infettive trasmissibili col sangue e che, nel rispetto del principio di proporzionalità, non esistono tecniche efficaci di individuazione di queste malattie infettive o, in difetto di tali tecniche, metodi meno restrittivi rispetto ad una siffatta controindicazione per garantire un livello elevato di protezione della salute dei riceventi.

Corte giustizia UE sez. IV, 29/04/2015, n.528

Trattamento effettuato da strutture sanitarie tramite banche dati di pazienti

È obbligatoria la notifica al Garante per la protezione dei dati personali, ai sensi dell’art. 37, comma 1, lett. b), d.lg. n. 196 del 2003, del trattamento effettuato da strutture sanitarie tramite banche dati di pazienti nelle quali confluiscano, con gli altri dati idonei a rivelare lo stato di salute, anche quelli trattati per rilevare la presenza di malattie infettive e diffusive o la sieropositività. In forza di una corretta interpretazione letterale della norma, come prescritto dall’art. 12 delle preleggi, arbitraria è, infatti, la pretesa di operarne una interpretazione restrittiva, leggendo la parola “rilevazione” come “indagine conoscitiva”, quasi che la stessa fosse seguita dall’aggettivo “epidemiologica” o dall’aggettivo “statistica”.

Manifesta riprova di un tale postulato è, del resto, la circostanza che, nell’elenco delle finalità dei trattamenti idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale a cui la norma collega l’obbligo di notifica al Garante, è inclusa anche la finalità delle “indagini epidemiologiche”, come finalità diversa rispetto a quella della “rilevazione di malattie mentali, infettive e diffusive, sieropositività”.

Cassazione civile sez. II, 09/01/2017, n.188



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