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Diffamazione aggravata: ultime sentenze

23 Luglio 2020
Diffamazione aggravata: ultime sentenze

Diritto di critica o di cronaca; sviata rappresentazione della vicenda; responsabilità per il delitto di diffamazione aggravata di un giornalista; bilanciamento dell’interesse individuale alla reputazione con quello della libera manifestazione del pensiero.

Diffamazione aggravata

Sussiste l’ipotesi di diffamazione aggravata nel caso di ingiustificato addebito, mosso alla persona offesa sulla base di una sviata rappresentazione della vicenda, di intrattenere una relazione extra-coniugale con un altro uomo, elemento intrinsecamente idoneo a vulnerare non l’opinione che la persona offesa ha di sé, bensì, oggettivamente, l’apprezzamento da parte della storicizzata comunità di riferimento del complesso dei valori e delle qualità che la vittima esprime, quale dinamica sintesi della sua dignità personale, apprezzamento cui si correla la lesione dell’altrui reputazione, che integra il delitto di diffamazione.

Cassazione penale sez. VI, 05/02/2020, n.13564

Diffamazione aggravata su blog

Deve ritenersi sussistente la penale responsabilità dell’imputato per il reato di diffamazione aggravata dall’uso del mezzo di pubblicità (un blog creato sul web) in quanto la condotta realizzata in tal modo è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato, o comunque quantitativamente apprezzabile di persone (e tuttavia non può dirsi posta in essere col mezzo della stampa, non essendo il blog destinato ad un’attività di informazione professionale diretta al pubblico).

Tribunale Torino sez. VI, 14/02/2019, n.5009

Diffamazione aggravata e risarcimento del danno

Sussiste l’interesse della parte civile ad impugnare, deducendo il vizio di incompetenza per materia, la sentenza dichiarativa di non doversi procedere per la particolare tenuità del fatto, emessa – dopo l’apertura del dibattimento, ma prima di procedere all’assunzione delle prove – dal giudice di pace, previa attribuzione al fatto di un’erronea qualificazione giuridica rientrante nella propria competenza (nella specie: ingiurie, in luogo di diffamazione aggravata).

(In motivazione, la s.e. ha precisato che la sentenza impugnata, emessa prima dell’istruttoria dibattimentale, non avrebbe avuto efficacia di giudicato nell’eventuale giudizio civile per il risarcimento del danno, efficacia che l’art. 651 bis c.p.p. riserva alle pronunce emesse “in seguito a dibattimento”).

Cassazione penale sez. V, 15/12/2015, n.7264

Reputazione e libera manifestazione del pensiero

L’inserimento in Internet di informazioni lesive dell’onore e della reputazione altrui costituisce diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595, terzo comma, c.p., commessa con altro mezzo di pubblicità rispetto alla stampa; ne deriva che anche in questo caso trovano applicazione gli stessi limiti derivanti dal bilanciamento tra il diritto di critica e di cronaca e quello all’onore e alla reputazione, quali la verità obiettiva delle informazioni, la continenza delle espressioni usate e l’interesse pubblico le informazioni.

La valutazione di tale esimente presuppone un bilanciamento dell’interesse individuale alla reputazione con quello della libera manifestazione del pensiero, costituzionalmente garantita ex art. 21 Cost.; il necessario bilanciamento è ravvisabile nella pertinenza della critica all’interesse dell’opinione pubblica alla conoscenza non del fatto oggetto di critica, ma di quella interpretazione del fatto che costituisce, assieme alla continenza, requisito per l’esimente dell’esercizio del diritto.

Tribunale Milano sez. I, 03/12/2018, n.12110

Frasi pubblicate da terzi sul blog e mancata rimozione

In tema di diffamazione, il “blogger” risponde del delitto nella forma aggravata, ai sensi del comma 3 dell’art. 595 c.p., sotto il profilo dell’offesa arrecata «con qualsiasi altro mezzo di pubblicità», per gli scritti di carattere denigratorio pubblicati sul proprio sito da terzi quando, venutone a conoscenza, non provveda tempestivamente alla loro rimozione, atteso che tale condotta equivale alla consapevole condivisione del contenuto lesivo dell’altrui reputazione e consente l’ulteriore diffusione dei commenti di un terzo a commenti diffamatori. (Fattispecie in cui il “blogger” aveva mantenuto consapevolmente nel “blog” lo scritto offensivo di un terzo a commento di una lettera pubblicata dalla persona offesa fino all’oscuramento intimato dall’autorità giudiziaria ed eseguito dal “provider”).

Cassazione penale sez. V, 08/11/2018, n.12546

Diffusione di immagini o scritti per offendere un soggetto

L’utilizzo di un sito internet per la diffusione di immagini o scritti atti ad offendere un soggetto è azione idonea a ledere il bene giuridico dell’onore nonché potenzialmente diretta “erga omnes”, pertanto integra il reato di diffamazione aggravata.

Tribunale Pavia sez. III, 14/03/2019, n.468

Divulgazione di notizie offensive dell’altrui reputazione

Integra il reato di diffamazione aggravata la divulgazione di notizie offensive dell’altrui reputazione su siti internet apparentemente riservati, come ad esempio i blog o siti destinati a una utenza limitata o specifica. Ad affermarlo è la Cassazione che, nel caso di specie, ha respinto il ricorso presentato dalla difesa di una studentessa che accusava una ricercatrice, che l’aveva assistita nell’elaborazione della tesi, di avere poi copiato i risultati del suo lavoro utilizzandoli per uno scopo personale.

Per la Corte anche in tal caso vi è la possibilità di raggiungere una platea indeterminata di persone. Il concetto di mezzi di pubblicità di cui all’art. 595 comma 3 c.p., infatti, comprende tutti i sistemi di comunicazione e di diffusione, dai fax ai social media, che, grazie all’evoluzione tecnologica, rendono possibile la trasmissione di dati e notizie a un numero elevato di persone.

Cassazione penale sez. V, 23/01/2017, n.8482

Cronaca giudiziaria ed esclusione del reato di diffamazione

Nell’esercizio della cronaca giudiziaria il giornalista ha il dovere di raccontare i fatti senza enfasi od indebite anticipazioni di colpevolezza, non essendo consentiti sbilanciamenti favorevoli all’ipotesi accusatoria, capaci di ingenerare al lettore facili suggestioni (annullata, nella specie, la decisione della Corte d’appello che aveva condannato una giornalista per il reato di diffamazione aggravata poiché aveva pubblicato un articolo in cui, nel dare la notizia dell’esecuzione di un’ordinanza coercitiva eseguita nei confronti della querelante, offendeva la reputazione della stessa attribuendole «l’iniziativa di sfruttare come bestie giovani africani» e accusandola di essere una «schiavista»).

Cassazione penale sez. V, 23/01/2017, n.15587

Trasmissione televisiva e reato di diffamazione aggravata

In tema di diffamazione commessa con il mezzo televisivo, non è configurabile la responsabilità colposa per l’omesso controllo, ex art. 30, comma quarto, l. n. 223 del 1990, nei confronti del soggetto delegato al controllo di una trasmissione televisiva, in quanto l’art. 30, comma terzo, l. n. 223 del 1990 sancisce detta responsabilità per i soggetti indicati al comma primo, tra i quali è compreso il soggetto delegato al controllo della trasmissione, solo nel caso in cui sia omesso il controllo necessario ad impedire i reati elencati nei commi 1 e 2, e cioè si tratti di trasmissioni a carattere osceno, pubblicazioni destinate all’infanzia o con contenuto impressionante o raccapricciante.

Pertanto, la responsabilità del delegato al controllo della trasmissione televisiva, in ordine al reato di diffamazione aggravata, può essere ritenuta sussistente solo a titolo di dolo.

Cassazione penale sez. V, 14/09/2016, n.2738



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13 Commenti

  1. L’immagine sintetizza perfettamente quello che certa gente fa su internet. Ci sono tanti leoni da tastiera che si fanno forti del fatto che non si è faccia a faccia e poi quando ti hanno di fronte non sanno come replicare. Un bagno di umiltà, please

  2. Sui social la gente ha trovato spazio per dire cialtronerie e così molti sciocchi che non avevano nulla da dire sono stati incentivati a sparare cretinate. Ma bisognerebbe mettere un freno a certa gente

  3. Ma mica dobbiamo parlare solo dei social. Dovremmo anche riferirci ai giornalisti oppure blogger che online pubblicano a gogo contenuti falsi o fuorvianti magari danneggiando l’immagine di aziende o la reputazione di una persona…

    1. La diffamazione a mezzo stampa è una forma aggravata di diffamazione, nel senso che la legge, considerata la particolare pericolosità della condotta, decide di procedere con una pena maggiore. In generale, la diffamazione è aggravata quando, a causa delle particolari modalità con cui è realizzata, è in grado di arrecare un danno maggiore alla vittima; per tale ragione, essa è punita più severamente. Secondo il codice penale, la diffamazione è aggravata quando: l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. In questo caso, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a duemilasessantacinque euro; è avvenuta a mezzo stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità (inclusi i social network) ovvero in atto pubblico. In casi del genere, la pena per la diffamazione è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a cinquecentosedici euro; l’offesa è recata a un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio. Per maggiori informazioni, leggi Denuncia per diffamazione a mezzo stampa https://www.laleggepertutti.it/390834_denuncia-per-diffamazione-a-mezzo-stampa

    2. Affinché scatti la diffamazione è necessario che la frase incriminata costituisca un danno alla reputazione della vittima. Il semplice riportare un fatto realmente avvenuto, limitandosi a narrare l’accaduto, ma senza formulare giudizi personali sulla moralità dell’altra persona, non configura diffamazione. Fare una recensione negativa su un ristorante e pubblicarla su internet non è reato. Lo diventa, invece, nel momento in cui si esorbita dai limiti della critica e si cada in attacchi alla reputazione delle persone. Dire «In questo ristorante non si mangia bene e si paga molto» non è diffamazione; dire «Il titolare della pizzeria è un imbroglione che inganna i clienti» è diffamazione. Confidare a terzi i dettagli scabrosi di una relazione avuta con un’altra persona è diffamazione perché mina a ledere la morale della vittima. Allo stesso modo, rivelare una relazione adulterina tra due persone è diffamazione visti i risvolti sociali che tale comportamento ha per la nostra società. La reputazione di una persona che per taluni aspetti risulti già compromessa, può, comunque, formare oggetto di ulteriori illecite lesioni ove queste diminuiscano ulteriormente la considerazione di cui gode la persona offesa nel gruppo sociale. Così si può diffamare anche un soggetto condannato penalmente, una prostituta, ecc.

  4. Ho letto su questo stesso sito che la diffamazione potrà essere ancora considerata come un reato però a parte la macchia sulla fedina penale, è prevista la particolare tenuità del fatto. Praticamente, tutti si sentiranno in diritto di dirne di ogni perché tanto non sarà punita come prima. Quindi sarà meno grave. Vabbè qui lasciamo delinquere tutti, tanto ormai, già prima c’erano gli sconti di pena e semmai uno veniva accusato di qualcosa era il minimo, ora se la scampa proprio. Vabbè va

    1. L’articolo 131-bis del Codice penale esclude la possibilità di processare e punire tutti i reati che, non avendo determinato gravi conseguenze, siano puniti con una pena detentiva fino a massimo 5 anni e/o con la pena pecuniaria. È la cosiddetta particolare tenuità del fatto. Ebbene, tra questi reati vi rientra anche la diffamazione che, a norma dell’articolo 595 del Codice penale, è sanzionata con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro, mentre nelle ipotesi di diffamazione aggravata la reclusione può superare perfino i tre anni. Dunque, seppure la diffamazione – a differenza dell’ingiuria – resta comunque, almeno in astratto, un illecito penale, dal punto di vista pratico non può essere punita penalmente in quanto la pena per la quale è prevista è inferiore ai 5 anni e quindi rientra nel meccanismo della particolare tenuità.

  5. Si ma c’è gente che non si rende conto dei rischi che si corrono. Ora, a prescindere dei risvolti legali…Ma immaginate come può turbare la psiche di una persona una diffamazione? Cioè a prescindere se la voce poi è vera o falsa, tu hai rovinato la sua reputazione e il suo onore. E questo condizionerà la sua vita. A prescindere che poi ha un risarcimento o meno e finisce che la voce era falsa. Ma nella gente hai insinuato il dubbio… E questo genera pregiudizio. Inutile nasconderci dietro un dito. è così. E la gente ne è consapevole

  6. La mia ex era andata dicendo in giro che io l’avevo tradita e che la picchiavo. Mi rendete conto di quello che ha creato intorno a me? Ha fatto terra bruciata. Poi, lei si mostrava come la povera vittima della situazione ed io, ben più grande e grosso di lei, apparivo come il mostro aggressivo che aveva aggredito la sua compagna. Ora, io posso assicurare che non l’ho mai sfiorata con un dito. Che poi, di fronte alle sue accuse io le dissi…Se pensavi questo, se davvero era vero, perché non mi hai mai denunciato? Lei consapevole della falsità, sapeva che avrebbe passato guai seri per aver sporto una falsa denuncia e quindi si è “limitata” a spargere queste voci e poi si è beccata la mia querela. La ripicca di colei che mi ha visto rifarmi una vita dopo l’inferno che mi ha fatto passare facendomi ingelosire e chiedendo continuamente soldi per il suoi capricci. E questo è stato il tante grazie

  7. C’è chi diffama pure il datore di lavoro sui social… ma vi sembra un comportamento intelligente? Cioè a prescindere proprio dal fatto che si tratta di etica professionale. Ma vi sembra logico che voi usiate i social per sfogarvi contro datore di lavoro e colleghi e magari venite beccati sui social? E magari siete sui social mentre dovreste lavorare? Ma che avete nella testa? INTERNET VI HA RINCITRULLITO? Poi, vi prendete le conseguenze.

  8. bisognerebbe controllare e misurare le proprie parole… Non lasciarsi andare in pettegolezzi inutili e insulti gratuiti. Bisognerebbe farsi un esame di coscienza ogni tanto e non pensare che si è sempre nel giusto. Il mondo attorno a voi è pieno di persone intelligenti e perspicaci e la gente capisce bene se di fronte ha una persona che spara a zero contro gli altri senza criterio oppure lo fa con coscienza…ma bisognerebbe sempre mantenere una certa compostezza nel parlare e non parlare senza cognizione di causa…

  9. Io qui riesco a trovare anche sentenze interessanti e sempre attuali. E questa della diffamazione è una questione sempre aperta e interessante. Io sento e leggo ogni giorno di tutto e se tutti denunciassero insulti e altre cattiverie diffamanti allora sarebbero tutti condannati. Ci vuole sempre una sorta di puntualità quando si parla e si fanno certi ragionamenti anche in pubblico non solo online. Ma io credo che bisognerebbe farne buon uso dei social e non schernire gli altri perché si è infelici e insoddisfatti della propria vita. E allora anziché farsi i cavoli propri si pensa alla vita altrui.

  10. Ma anziché diffamare la gente, perché non dicono le cose in faccia? Costa tanto prendersi la briga di dire certe cose o fare certe insinuazioni in presenza dell’interessato? Com’è? Vi piace fare i forti alle spalle o poi fate gli agnellini quando la persona non può difendersi? Questa è la differenza tra chi non ha gli attributi e chi pensa di averli nascondendosi dietro fandonie

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