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Consulenza legale: ultime sentenze

23 Luglio 2020
Consulenza legale: ultime sentenze

Esercizio abusivo della professione forense; riservatezza della relazione tra professionista e cliente; compensi per l’attività del consulente legale.

L’esercizio della consulenza legale

Il distacco di un avvocato dell’Avvocatura Regionale presso la Presidenza della Regione viola l’art. 23, l. 31 dicembre 2012 n. 247, recante la « Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense », laddove prevede che l’esercizio della consulenza legale specificamente istituito, per collocazione, ad assicurare la piena indipendenza ed autonomia nella trattazione esclusiva e stabile degli affari legali dell’ente e a garantire all’avvocato interessato l’autonomia e l’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica; lesione dell’autonomia e dell’indipendenza che si riverbera, pregiudicandola, su quella dell’Avvocatura Regionale e dell’Avvocato Capo, dato, tra l’altro, che i pareri legali espressi, in sede contenziosa o precontenziosa, dall’avvocato distaccato presso la Presidenza della Regione portano a definire la linea difensiva, alla quale sarà, poi, tenuta necessariamente ad adeguarsi l’Amministrazione in giudizio ovvero, in buona sostanza, l’Avvocatura Regionale tutta e il suo vertice.

T.A.R. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia) sez. I, 04/01/2017, n.3

Consulenza legale giudiziale e stragiudiziale

L’attualità della condotta asseritamente antisindacale e/o il perdurare dei suoi effetti costituiscono condizione dell’azione ex art. 28 St. lav. (cfr., per tutte, Cass. n. 6946 del 1987), la quale è diretta a rimuovere la portata intimidatoria e l’ostacolo o il restringimento che al libero svolgimento dell’attività sindacale possano derivare da una condotta del datore di lavoro, occorre che di tali effetti pregiudizievoli per il sindacato si dia prova, anche per presunzioni, dovendo escludersi che a tal fine possano dirsi sufficienti mere illazioni o asserzioni (nel caso è stata esclusa l’antisindacalità della condotta consistente nell’aver adottato, ben tre anni prima, un regolamento relativo alla consulenza legale giudiziale e stragiudiziale per manager senza previa consultazione sindacale).

Tribunale Palermo sez. lav., 05/05/2017, n.22376

Compensi per attività di consulenza legale 

I compensi per l’attività del consulente legale consistita in un parere volto a conoscere l’obbligatorietà, o meno, nella fattispecie concreta, dell’osservanza della normativa vincolistica propria dei contratti ad evidenza pubblica, vanno liquidati in relazione ai parametri previsti per le cause di valore non determinabile.

Tribunale Roma sez. XI, 11/04/2016, n.7251

Esercizio abusivo della professione di avvocato 

Ai fini della sussistenza del delitto di esercizio abusivo della professione forense, in virtù dell’art. 2, comma 6, l. n. 247/2012, assume rilevanza anche l’attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato.

Cassazione penale sez. II, 26/09/2019, n.46865

Chi commette esercizio abusivo della professione forense?

Risponde del delitto di esercizio abusivo della professione di avvocato colui che, senza essere iscritto all’albo, ponga in essere un qualunque atto idoneo ad incidere sulla progressione del procedimento o del processo penale, in rappresentanza dell’interessato, a nulla rilevando che l’atto possa essere redatto personalmente da quest’ultimo, mentre esulano dagli atti tipici della professione solo le attività di consulenza legale, che possono divenire rilevanti solo se svolte in modo continuativo.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure la condanna dell’imputato per avere sottoscritto e presentato un’istanza di sostituzione di misura cautelare, in quanto attività “tipica” di assistenza legale svolta in rappresentanza degli interessati, non firmatari dell’atto, integrante il reato anche se svolta in modo isolato e non abituale).

Cassazione penale sez. II, 07/05/2019, n.26113

L’accesso può riguardare la consulenza legale esterna?

Quanto alle consulenze legali esterne, alle quali l’amministrazione può ricorrere in diverse forme ed in diversi momenti dell’attività amministrativa di sua competenza, nell’ipotesi in cui il ricorso alla consulenza legale esterna si inserisce nell’ambito di un’apposita istruttoria procedimentale, nel senso che il parere è richiesto al professionista con l’espressa indicazione della sua funzione endoprocedimentale ed è poi richiamato nella motivazione dell’atto finale, la consulenza legale, pur traendo origine da un rapporto privatistico, normalmente caratterizzato dalla riservatezza della relazione tra professionista e cliente, è soggetto all’accesso, perché oggettivamente correlato ad un procedimento amministrativo.

Viceversa, allorché la consulenza si manifesta dopo l’avvio di un procedimento contenzioso (giudiziario, arbitrale, od anche meramente amministrativo), oppure dopo l’inizio di tipiche attività precontenziose, quali la richiesta di conciliazione obbligatoria che precede il giudizio in materia di rapporto di lavoro, e l’amministrazione si rivolge ad un professionista di fiducia, al fine di definire la propria strategia difensiva (accoglimento della pretesa, resistenza in giudizio, adozione di eventuali provvedimenti di autotutela, ecc.), il parere del legale non è affatto destinato a sfociare in una determinazione amministrativa finale, ma mira a fornire all’ente pubblico tutti gli elementi tecnico-giuridici utili per tutelare i propri interessi: in questo caso, le consulenze legali restano caratterizzate dalla riservatezza, che mira a tutelare non solo l’opera intellettuale del legale, ma anche la stessa posizione dell’amministrazione, la quale, esercitando il proprio diritto di difesa, protetto costituzionalmente, deve poter fruire di una tutela non inferiore a quella di qualsiasi altro soggetto dell’ordinamento.

T.A.R. Palermo, (Sicilia) sez. II, 14/06/2016, n.1476

Atti redatti dai legali in relazione a specifiche consulenze con la PA

Nell’ambito dei segreti sottratti all’accesso ai documenti rientrano gli atti redatti dai legali e dai professionisti in relazione a specifici rapporti di consulenza con l’Amministrazione, trattandosi di un segreto che gode di una tutela qualificata, dimostrata dalla specifica previsione degli artt. 622 c.p. e 200 c.p.p.; qualora, però, il ricorso alla consulenza legale si inserisce nell’ambito di un’apposita istruttoria procedimentale, nel senso che il parere è richiesto al professionista con l’espressa indicazione della sua funzione endoprocedimentale ed è poi richiamato nella motivazione dell’atto finale, la consulenza legale, pur traendo origine da un rapporto privatistico, normalmente caratterizzato dalla riservatezza della relazione tra professionista e cliente, è soggetto all’accesso, perché oggettivamente correlato ad un procedimento amministrativo.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. IV, 12/05/2016, n.1274

L’esclusione dei servizi legali, dei servizi di arbitrato e di conciliazione 

L’articolo 10, lettere c), d), i), ii) e v), della direttiva 2014/24/UE, che esclude dal regime dei contratti pubblici i servizi d’arbitrato e di conciliazione, determinati servizi di rappresentanza legale e di consulenza legale, nonché altri servizi legali che, nello Stato membro interessato, sono connessi, anche occasionalmente, all’esercizio dei pubblici poteri, non si pone in contrasto con i principi di parità di trattamento e sussidiarietà, nonché con gli artt. 49 e 56 TFUE. L’esclusione dei servizi di arbitrato e di conciliazione si giustifica in virtù della circostanza che gli arbitri e conciliatori devono sempre essere accettati da tutte le parti della controversia e sono designati di comune accordo da queste ultime; un ente pubblico che lanci una procedura di aggiudicazione di appalti pubblici per un servizio di arbitrato o di conciliazione non potrebbe, pertanto, imporre all’altra parte l’aggiudicatario di tale appalto in quanto arbitro o conciliatore comune.

Quanto ai servizi legali e di consulenza di cui all’art. 10, lettera d), i) e ii), l’esclusione trova ragione nel fatto che si tratta di prestazioni fornite da un avvocato che si inseriscono nell’ambito di un rapporto intuitu personae tra l’avvocato medesimo e il suo cliente, caratterizzato dalla massima riservatezza. Infine, i servizi legali connessi, anche occasionalmente, all’esercizio di pubblici poteri non sono comparabili, per le loro caratteristiche oggettive, agli altri servizi inclusi nell’ambito di applicazione della direttiva 2014/24.

Corte giustizia UE sez. V, 06/06/2019, n.264

La previsione di un termine di durata del rapporto con il consulente legale 

In materia di consulenza legale, la previsione di un termine di durata del rapporto con il consulente legale non impedisce all’ente di recedere dal contratto unilateralmente. Lo afferma la Cassazione che respinge il ricorso di un avvocato secondo il quale, invece, la previsione di una scadenza temporale avrebbe blindato il suo contratto di consulenza e assistenza legale con l’Agenzia per la protezione dell’ambiente fino al termine indicato dal contratto, pena la condanna dell’ente regionale al mancato guadagno. Secondo i giudici di legittimità però è possibile il recesso ad nutum per l’ente, giustificato nella fattispecie dal sopraggiungere di una legge regionale che imponeva di avvalersi dell’avvocatura regionale.

Inoltre, sottolinea la Corte, in caso di “rapporti professionali di rilievo, redatti da soggetti molto qualificati con contratti sottoposti a trattativa”, la rinuncia al recesso si deve esprimere contrattualmente mentre non è consentita un’espansione per implicito della clausola di durata, così penalizzante per il cliente.

Cassazione civile sez. II, 15/10/2018, n.25668

Bando per l’affidamento di servizi professionali a supporto delle attività di Consip

Deve ritenersi illegittimo il bando di gara indetto da Consip per l’affidamento, cumulativamente, dei servizi di advisory strategico, implementazione operativa delle iniziative individuate e consulenza legale, atteso che, così facendo, si trascendono i limiti di concorrenza, ragionevolezza e proporzionalità che connotano il margine di insindacabilità per discrezionalità della p.a.

Consiglio di Stato sez. V, 26/06/2017, n.3110



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