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Novazione del contratto: ultime sentenze

12 Luglio 2020
Novazione del contratto: ultime sentenze

Stipula di un nuovo contratto con nuova regolamentazione tra le parti; elementi necessari e limiti di sindacabilità dell’accertamento del giudice; mutamento dell’oggetto o del titolo della prestazione.

La novazione

Costituisce novazione del contratto la stipula di un nuovo contratto con nuova regolamentazione tra le parti.

(Nel caso di specie, si trattava di un contratto di locazione ove la conduttrice era stata inadempiente perché aveva eseguito lavori non autorizzati e nel nuovo contratto il locatore aveva previsto un canone più alto che il conduttore aveva erroneamente impugnato sostenendo la nullità della clausola attinente al canone, trattandosi di un nuovo contratto)

Corte appello Roma sez. VIII, 09/03/2020, n.1310

L’animus novandi

Il materia di locazione di immobili urbani, l’accordo raggiunto tra le parti per l’incremento del canone mensile (“aliquid novi”) non è di per sè sufficiente ad integrare la novazione del contratto, la quale presuppone gli ulteriori elementi dell'”animus novandi” (inteso come manifestazione inequivoca dell’intento novativo) e della “causa novandi” (intesa come interesse comune delle parti all’effetto novativo).

Tribunale Monza, 26/10/2005

Animus e causa novandi

In tema di locazione, la variazione della misura del canone o del termine di scadenza non è sufficiente ad integrare novazione del contratto, trattandosi di modificazioni accessorie, occorrendo, invece, oltre al mutamento dell’oggetto o del titolo della prestazione (e rimanendo irrilevante, per contro, la successione di un soggetto ad un altro nel rapporto, come verificatosi nella specie), che ricorrano gli elementi dell'”animus” e della “causa novandi”, il cui accertamento costituisce compito proprio del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se logicamente e correttamente motivato.

Corte appello Bari sez. III, 12/12/2019, n.2371

Configurabilità della novazione

In tema di locazione, la variazione della misura del canone o del termine di scadenza non è sufficiente ad integrare novazione del contratto, trattandosi di modificazioni accessorie, occorrendo, invece, oltre al mutamento dell’oggetto o del titolo della prestazione (e rimanendo irrilevante, per contro, la successione di un soggetto ad un altro nel rapporto, come verificatosi nella specie), che ricorrano gli elementi dell'”animus” e della “causa novandi”, il cui accertamento costituisce compito proprio del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se logicamente e correttamente motivato.

Cassazione civile sez. III, 13/06/2017, n.14620

Novazione del contratto: elementi necessari

In tema di locazione, la variazione della misura del canone o del termine di scadenza non è sufficiente a integrare novazione del contratto, trattandosi di modificazioni accessorie, occorrendo, invece, oltre al mutamento dell’oggetto o del titolo della prestazione, che ricorrano gli elementi dell’animus e della causa novandi, il cui accertamento costituisce compito proprio del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se logicamente e correttamente motivato.

Cassazione civile sez. III, 16/10/2017, n.24279

Accertamento demandato al giudice del merito

In tema di locazione, ad integrare novazione del contratto non è sufficiente la variazione della misura del canone o del termine di scadenza, trattandosi di modificazioni accessorie, essendo invece necessario, oltre al mutamento dell’oggetto o del titolo della prestazione (e rimanendo irrilevante, invece, la successione di un soggetto ad un altro nel rapporto, come verificatosi nella specie), che ricorrano gli elementi dell’animus e della causa novandi, il cui accertamento costituisce compito proprio del giudice di merito insindacabile in sede di legittimità se logicamente e correttamente motivato.

Cassazione civile sez. III, 21/05/2007, n.11672

La novazione oggettiva del contratto di locazione

La novazione oggettiva del contratto di locazione va ravvisata nella sola ipotesi in cui le parti sostituiscono all’originaria obbligazione una nuova obbligazione avente oggetto o titolo diverso, purché risulti in modo non equivoco la volontà di estinguere la precedente obbligazione e di sostituirla con una nuova, mentre non può presumersi la novazione del contratto in caso di mera adesione del conduttore ad una proposta del locatore di aumento del canone, laddove restino inalterati tutti gli altri elementi del rapporto e manchi l’espressa manifestazione di una volontà novativa.

Cassazione civile sez. III, 25/11/2003, n.17913

Manifestazione inequivoca dell’intento novativo

In tema di locazione, ad integrare novazione del contratto non è sufficiente la variazione della misura del canone o del termine di scadenza, trattandosi di modificazioni accessorie, essendo invece necessario, oltre al mutamento dell’oggetto o del titolo della prestazione, l’animus e la causa novandi, consistenti, il primo, nella manifestazione inequivoca dell’intento novativo e, la seconda, nell’interesse comune delle parti all’effetto novativo.

L’accertamento se, in relazione al mutamento di taluni elementi del vecchio contratto le parti abbiano voluto o meno stipulare un nuovo contratto è compito del giudice di merito, la cui valutazione è insindacabile in cassazione se logicamente e correttamente motivata.

(Nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., con riferimento a contratto di locazione ad uso non abitativo, aveva interpretato il contratto nel senso che le parti avevano convenuto la rinnovazione della locazione per il termine di sei anni previsto dall’art. 27 l. 27 luglio 1978 n. 392, alla prima scadenza, con semplice maggiorazione del canone, ed aveva escluso, con motivazione immune da vizi logici, che le medesime parti avessero inteso novare il contratto).

Cassazione civile sez. III, 28/10/2004, n.20906

Mutamento di taluni elementi del vecchio contratto

In tema di locazione, ad integrare novazione del contratto non è sufficiente la variazione della misura del canone o del termine di scadenza, trattandosi di modificazioni accessorie, essendo invece necessario, oltre al mutamento dell’oggetto o del titolo della prestazione, l’animus e la causa novandi, consistenti, il primo, nella manifestazione inequivoca dell’intento novativo e, la seconda, nell’interesse comune delle parti all’effetto novativo.

L’accertamento se, in relazione al mutamento di taluni elementi del vecchio contratto, le parti abbiano voluto o meno stipulare un nuovo contratto è compito del giudice di merito, la cui valutazione e insindacabile in cassazione se logicamente e correttamente motivata.

(Nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla Corte cass., con riferimento a contratto di locazione ad uso non abitativo, aveva interpretato il contratto nel senso che la locazione da ultimo stipulata tra le parti non costituiva una novazione in quanto non ne aveva ampliato l’oggetto rispetto alla situazione già esistente).

Cassazione civile sez. III, 04/05/2005, n.9280

Mutamento dell’oggetto o del titolo della prestazione

In tema di locazione, ad integrare novazione del contratto non è sufficiente la variazione della misura del canone o del termine di scadenza, trattandosi di modificazioni accessorie, essendo invece necessario, oltre al mutamento dell’oggetto o del titolo della prestazione (e rimanendo irrilevante, invece, la successione dì un soggetto ad un altro nel rapporto, come verificatosi nella specie), che ricorrano gli elementi dell’ “animus” e della “causa novandi“, il cui accertamento costituisce compito proprio del giudice di merito insindacabile in sede di legittimità se logicamente e correttamente motivato. Ciò però non comporta che le modificazioni accessorie restino prive di effetto, dato che esse integrano comunque regolamentazione del rapporto, secondo l’accordo delle parti nell’esplicazione dell’autonomia contrattuale.

Corte appello Genova sez. I, 01/12/2008

La novazione del contratto con caducazione della competenza arbitrale

Nel giudizio di delibazione di lodo arbitrale straniero, ai sensi dell’art. 5, primo comma, lettera a), della Convenzione di New York del 10 giugno 1958, la parte nei cui confronti il lodo è fatto valere può dedurre, quale condizione ostativa, (ed ha l’onere di provare) che la clausola compromissoria non era “valida in base alla legge cui le parti l’hanno assoggettata o, in mancanza di indicazioni, alla legge del paese in cui la sentenza è stata emanata”.

Ne consegue che, atteso il carattere sanativo delle circostanze impeditive del riconoscimento, da cui deriva la devoluzione di ogni altra questione all’esclusivo giudizio degli arbitri, in sede di delibazione non può essere dedotta la novazione del contratto con caducazione della competenza arbitrale, spettando solo agli arbitri verificare se sia ancora in vigore una convenzione o una clausola arbitrale, o se la stessa sia venuta meno a seguito del nuovo regolamento contrattuale.

Cassazione civile sez. I, 11/12/2013, n.27734



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