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Nuove Srl senza sindaci e revisori contabili

15 Agosto 2014
Nuove Srl senza sindaci e revisori contabili

Decreto legge competitività: l’obbligo permane solo in poche ipotesi.

 

Il decreto competitività [1], ormai convertito in legge, ha definitivamente cambiato le norme del codice civile in materia societaria e, in particolare, con riferimento al capitale sociale minimo di Spa e alla nomina dell’organo di controllo delle Srl.

Capitale sociale minimo di Spa

La prima modifica è stata effettuata al fine di incentivare l’avvio di attività imprenditoriali sotto forma di società per azioni. È noto, infatti, che il modello preferito in Italia sia attualmente la S.r.l., soprattutto per il più contenuto ammontare del capitale sociale da versare all’atto della costituzione.

Ma la Spa – che rappresenta l’unico modo per accedere al mercato di capitali di rischio e agli investitori – sta perdendo sempre più (anche a livello europeo [2], dove ormai è stato abbassato a 25 mila euro il capitale minimi iniziale) la sua funzione di garanzia a tutela dei creditori.

I controlli nella Srl

La legge [3] ora prevede l’eliminazione dell’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore che non costituisce più giusta causa di revoca. In particolare, il codice civile [4] obbligava le società a responsabilità limitata con capitale sociale non inferiore a quello minimo stabilito per le Spa a nominare l’organo di controllo oppure il revisore legale. Se questa norma fosse restata in vita, per effetto della riduzione dell’ammontare del capitale minimo necessario per la costruzione di una Spa – disposta sempre, come visto sopra, dal Decreto Competitività – sarebbe aumentato il numero dei soggetti obbligati a sottoporre a controllo la gestione dell’impresa.

La nomina dell’organo di controllo resta obbligatoria solo nei seguenti casi [5]:

1. se la Srl sia obbligata alla redazione del bilancio consolidato;

2. se la Srl controlli una società obbligata alla revisione legale dei conti;

3. se la Srl, per due esercizi consecutivi, superi due dei seguenti parametri: totale attivo 4.400.000 euro, ricavi delle vendite 8.800.000, 50 dipendenti in media occupati durante l’esercizio [6].

L’abrogazione dell’obbligo in questione ha lo scopo di semplificare e ridurre i costi per le piccole medie imprese.

L’approvazione della riforma ha comportato la possibilità di revoca del mandato, per giusta causa, agli organi di controllo attualmente in carica, in assenza di dimissioni spontanee del collegio o del sindaco unico.

 

1 | MODIFICHE ALL’OPA

La soglia per l’offerta scende dal 30% al 25%

Entrano definitivamente in vigore le nuove norme in materia di Opa e di emissione di azioni con voto plurimo. Le due disposizioni sono legate a doppio filo in quanto, da un lato, l’abbassamento (dal 30% al 25%) della soglia di partecipazione oltre la quale scatta l’obbligo di effettuare l’offerta pubblica di acquisto potrebbe, in alcuni casi, aumentare le possibilità che una società sia oggetto di un takeover. Dall’altro lato, la possibilità di emettere azioni con voto plurimo potrebbe invece permettere a un azionista che detenga da almeno due anni una quota inferiore al 25% del capitale sociale di una società di esercitare il controllo di fatto su quest’ultima, senza la necessità di dover presentare un’offerta pubblica per l’acquisto delle restanti azioni.

La soglia del 25% di partecipazione, oltre la quale scatta l’obbligo di lanciare l’Opa in assenza di un altro socio che detenga una partecipazione più elevata, riguarda le società quotate di maggiori dimensioni. Per le piccole e medie imprese è stata introdotta, nel medesimo decreto, una disciplina speciale. In primo luogo, la definizione di Pmi dipenderà da due parametri quantitativi, ossia il possesso di un fatturato fino a 300 milioni di euro e la capitalizzazione media di mercato annua inferiore a 500 milioni di euro. Se per tre anni consecutivi entrambi i parametri venissero superati, è persa la qualifica di Pmi.

Secondo le nuove disposizioni, le società classificabili come piccole e medie imprese potranno determinare nel proprio statuto la soglia di partecipazione oltre la quale scatta l’obbligo di effettuare l’Opa, a patto che tale valore sia compreso tra il 25% e il 40 per cento.

I soci che non hanno concorso alla deliberazione di modifica dello statuto, nella quale siano state introdotte tali soglie, avranno diritto al recesso se la modifica è avvenuta dopo la quotazione dei titoli in un mercato regolamentato.

Infine, per quanto riguarda le eventuali disposizioni statutarie in materia di neutralizzazione delle operazioni difensive che possono essere poste in essere da una società oggetto di Opa, viene ora previsto che le azioni dotate di voto plurimo conferiscano un solo voto nelle assemblee convocate per decidere sugli atti e le operazioni difensive [7].

2 | PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Limite più elevato per le partecipazioni

Misure specifiche per favorire la crescita delle piccole e medie imprese. A partire da un’inedita definizione di Pmi quotata da collocare nel Testo unico della finanza. Si introduce cioè un identikit rilevante per la previsione di un regime agevolato, rispetto a quello applicabile alla generalità delle società quotate. In particolare, per individuare le Pmi con azioni quotate sono stati presi a riferimento i parametri dimensionali del fatturato (300 milioni) e della capitalizzazione (non più di 500 milioni nell’ultimo anno solare). Il parametro del fatturato deve essere necessariamente considerato alternativo a quello della capitalizzazione di mercato perché più stabile nel tempo (è soggetto a variazioni rilevabili con frequenza almeno annuale) e conosciuto con assoluta certezza dalle società prima dell’inizio della procedura di ammissione a quotazione. Per dare stabilità all’assunzione della qualifica di Pmi, si è previsto che la stessa venga meno solo se entrambi i limiti di fatturato e di capitalizzazione sono superati per tre anni consecutivi.

Per incentivare la quotazione delle piccole e medie imprese a proprietà familiare e per consentirne di modularne la contendibilità, si introduce per le Pmi la facoltà di modificare attraverso disposizione dello statuto la soglia rilevante per le offerte pubbliche di acquisto (Opa) obbligatorie [8]. In particolare, l’obbligo di Opa scatta al superamento della nuova soglia fissa del 25% riferita a tutte le società quotate indipendentemente dalla dimensione (si veda anche il servizio nella pagina precedente).

Il sistema a soglia unica per tutte le società può irrigidire, secondo il legislatore, gli assetti proprietari con ripercussioni sul piano delle politiche di investimento.

Le società che rientrano nella definizione di Pmi possono individuare, con apposita clausola statutaria, la soglia più adeguata alle proprie caratteristiche, individuata in un intervallo prestabilito (tra il 25% e il 40%).

Per le Pmi, inoltre, viene elevata dal 2% al 5% la soglia delle partecipazioni rilevanti da comunicare alla Consob e alla società partecipata. Una misura che può costituire un incentivo all’ingresso nel capitale delle Pmi da parte degli investitori professionali, soprattutto esteri.

3 | COSTITUZIONE DI UNA SPA

Capitale a 50mila euro: effetti a tutto campo

La conversione in legge del Decreto Competitività conferma la modifica al capitale minimo necessario per la costituzione di Spa e Sapa, il quale, anche in caso di conferimento di crediti e altri beni in natura, scende da 120.000 a 50.000 euro. Questo intervento si riflette, in realtà, su altre disposizioni della disciplina societaria, dai versamenti iniziali agli interventi in caso di perdite patrimoniali rilevanti, fino ad arrivare alle cause di scioglimento.

Infatti, se la riduzione del capitale sociale minimo agevola sicuramente la scelta per questa tipologia di società (attualmente circa 40.000 in Italia), non va dimenticato che nelle società che non prevedono la responsabilità illimitata dei soci per le obbligazioni sociali è proprio il capitale a svolgere una funzione di tutela per i terzi, e sulla sua consistenza sono plasmate alcune regole di fondamentale importanza. Il Codice [9] regola il versamento minimo da effettuarsi in caso di sottoscrizione del capitale in denaro, il 25% o il 100% se trattasi di società unipersonale. Per cui, in sede di sottoscrizione di una società con capitale minimo interamente in denaro, i soci di Spa sono chiamati complessivamente a versare almeno 12.500 euro (contro i 30.000 precedenti), mentre il versamento del socio unico scende da 120.000 a 50.000 euro. In caso di apporto esclusivamente in natura, il valore accertato dei conferimenti non dovrà essere inferiore a 50.000 euro.

Ma è sulla “gestione” delle perdite che l’impatto del nuovo limite è più incisivo. Più che all’articolo 2446 (dove il riferimento al capitale è da intendersi in realtà effettuato al patrimonio, comprensivo delle riserve), occorre valutare le conseguenze dell’intervento legislativo sull’articolo 2447, che regola cosa accade in presenza di una perdita che, oltre a superare il terzo del patrimonio, riduca il capitale al di sotto del minimo legale. Da ora in poi questo limite va quantificato in 50.000 euro e non più in 120.000, con la conseguenza che sarà più facile evitare la ricapitalizzazione “forzata”. Non solo, ma nell’ipotesi in cui la fattispecie prevista dal Codice si verifichi, la reintegrazione (per evitare conseguenze quali la trasformazione regressiva o lo scioglimento) si limiterà a ripristinare un capitale minimo di 50.000 euro. Da non sottovalutare anche gli effetti sulla riduzione volontaria del capitale (articolo 2445), che ora può “spingersi” sino a restituire ai soci l’intero importo eccedente i 50.000 euro.


note

[1] Dl 91/2014.

[2] Direttiva n. 77/91 e n. 2012/30.

[3] Art. 20, comma 8 del Dl 91 abroga il secondo comma dell’art. 2477 cod. civ.

[4] Art. 2477 cod. civ.

[5] Art. 2477, comma 3 cod. civ.

[6] Previsti dall’art.2435-bis cod. civ.

[7] Di cui all’articolo 104 del Tuf.

[8] Disciplinate dall’articolo 106, comma 1, del Tuf.

[9] Art. 2342, comma 2, cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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