Fidanzato scappa prima delle nozze: deve risarcire la sposa?

10 Giugno 2020
Fidanzato scappa prima delle nozze: deve risarcire la sposa?

Decisione della Cassazione su un «quasi marito» che ha fatto dietrofront a sei giorni dal matrimonio. Lei aveva speso tremila euro per l’abito.

Avviso agli uomini fedifraghi. Se state pensando di fuggire prima del sì, fatevi due conti: potrebbe costarvi caro. Non è una minaccia (lungi da noi), ma una recente sentenza della Corte di Cassazione [1] a specificare, una volta in più, che il «quasi marito» che cambia idea sul matrimonio deve accollarsi il costo dell’abito bianco di lei e di tutte le spese sostenute dalla «quasi moglie».

Il caso concreto

Al solito, vi raccontiamo un caso concreto del quale veniamo a conoscenza tramite Il Sole 24 Ore. Quello di un promesso sposo che, all’ultimo, non se l’è più sentita, accampando una serie di scuse: dalla contrarietà dei suoi alle nozze a un presunto cambiamento che aveva notato nei sentimenti di lei. Nello specifico, l’avrebbe incolpata di volerlo sposare per interesse. Motivi non ritenuti validi dalla Cassazione, che ricorda proprio che l’obbligo del rimborso scatta quando il matrimonio salta senza giustificato motivo. Questo senza nulla togliere all’inviolabilità della libertà del matrimonio, ivi compresa la scelta di annullarlo last second [2]. Ma è una scelta che costa, non solo in termini emotivi.

In questo caso, a rendere ancor più doloroso lo strappo per lei – che aveva speso tremila euro per l’abito più altre piccole spese – due circostanze particolari: la rottura è avvenuta 6 soli giorni prima del sì e per esclusivo volere di lui, che lei ha dovuto, suo malgrado, accettare. Una ricostruzione cui si è arrivati tramite l’esame delle testimonianze raccolte durante la causa per il risarcimento, perché, invece, secondo quanto riporta Il Sole, per il mancato sposo la decisione di troncare sarebbe stata presa di comune accordo venti giorni prima delle nozze.

Orientamento consolidato

Giusto al cinema può succedere a un’impenitente Julia Roberts di saltare indenne da un quasi matrimonio all’altro, in «Se scappi ti sposo», senza conseguenze economiche. La realtà è diversa e, sul punto, la giurisprudenza italiana è ormai consolidata [3]; questa decisione, quindi, è tutt’altro che una novità. Nel caso specifico, è stato l’uomo a scappare, ma la Cassazione non fa, giustamente, alcuna distinzione di genere: che sia un lui o una lei a lasciare l’altro/a a due passi dall’altare, il rimborso è dovuto, quando il ripensamento avviene dopo le pubblicazioni e senza un giustificato motivo.

Niente danni morali – proprio perché quella di sposarsi o non sposarsi resta comunque una scelta libera che non dev’essere soggetta a pressioni – ma il risarcimento delle spese sostenute per organizzare il matrimonio è dovuto, secondo i giudici, insieme alla restituzione dei regali fatti a causa della promessa [4], comprese lettere, foto, filmini delle vacanze o in camera da letto. Purché chi è stato abbandonato prima del sì chieda il risarcimento entro un anno dalla rottura.


note

[1] Cass. civ. sent. 17506/2020;

[2] art. 79 c.c.;

[3] Cass. sent. 20889/2015;Cass. sent. n. 9/2012;

[4] art. 80 c.c.;


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