Covid: il datore può cambiare l’orario di lavoro

11 Giugno 2020 | Autore:
Covid: il datore può cambiare l’orario di lavoro

La necessità di tutelare la salute dei dipendenti e della collettività prevale su tutte le altre esigenze. Ecco cosa ne dice la legge.

Tra le misure imposte dai protocolli di sicurezza per evitare dei contagi di coronavirus negli ambienti di lavoro c’è quello, fondamentale, del distanziamento interpersonale tra dipendenti e collaboratori. Il che significa, per logica, che nello stesso spazio ci devono stare meno persone. E, a cascata, vuol dire che si devono adottare due soluzioni: o viene incentivato lo smart working per chi può svolgere la propria attività da casa, o vengono modificati gli orari di lavoro in modo da creare una sorta di turn over.

Se il lavoro da casa viene già adottato in molte realtà, è la seconda alternativa, quella cioè degli orari, che può generare qualche dubbio. Le perplessità, però, vengono risolte proprio dai protocolli siglati da sindacati e imprenditori e dal documento tecnico dell’Inail. In pratica, si osserva la possibilità di articolare l’attività in maniera diversa attraverso orari differenziati e piani di turnazione. Ciò significa che il datore può modificare gli orari di lavoro per rispettare il numero massimo di dipendenti all’interno dei locali aziendali, ma anche per evitare possibili assembramenti all’ingresso e all’uscita di uffici e stabilimenti.

Anche la giurisprudenza si è occupata di questo tema. In passato, alcune sentenze hanno sottolineato la necessità di non trascurare la correttezza e la buona fede quando si decide in modo unilaterale di modificare un orario di lavoro, tenendo conto non solo delle necessità aziendali ma anche di quelle dei dipendenti. Tuttavia, in questo caso, subentra la tutela della salute dei lavoratori e della collettività, concetto che supera qualsiasi altro tipo di esigenza. Il che estende i poteri del datore in materia.

Diverso il caso del lavoratore a part-time: in questo caso, la legge rende immodificabile il suo orario, poiché potrebbe essere impegnato altrove durante il resto della giornata. Significa che il datore di lavoro dovrebbe concordare necessariamente con lui ogni variazione.

Da ricordare, inoltre, che la legge [1] permette, a parità di retribuzione, di calcolare l’orario di lavoro non solo su base settimanale ma anche su un arco di tempo che può arrivare fino ad un anno. Questo permette di avere dei margini più ampi per attuare eventuali modifiche.

Tutto, però, può essere ancora rivisto con i sindacati. Primo, perché il decreto Rilancio consente per il 2020 di stipulare degli accordi di rimodulazione dell’orario e di destinare una parte del tempo non impiegato direttamente in azienda ai percorsi di formazione finanziati da un apposito fondo costituito presso l’Anpal. E poi perché ci sono gli accordi di prossimità grazie ai quali potrebbero essere rimossi dei possibili impedimenti ai cambiamenti degli orari lavorativi per consentire l’attuazione delle misure di sicurezza.


note

[1] Art. 3 Dlgs. n. 66/2003.


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