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Cliente locale senza mascherina: viene punito anche il gestore?

20 Giugno 2020
Cliente locale senza mascherina: viene punito anche il gestore?

Se il cliente all’interno di un bar o di un esercizio di vendita al dettaglio non rispetta la distanza interpersonale di un metro o non indossa la mascherina chi viene sanzionato? Il cliente o anche il gestore?

Una premessa fondamentale.

Gli arcinoti decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (d.p.c.m.), che contenevano e contengono tutta una serie di divieti e obblighi per contrastare Covid 19, avevano lo scopo di dare attuazione alle regole generali contenute nel decreto legge n. 19 del 2020.

Occorre perciò partire, per quello che riguarda il quesito da lei posto, dall’articolo 1, punto 2, lettere u) e v), del decreto legge n. 19 del 2020 (convertito poi in legge n. 35 del 22 maggio 2020).

Queste due norme (ripeto: lettere u) e v) dell’articolo 1, punto 2, del d.l. n. 19 del 2020) stabiliscono in generale, sia per le attività commerciali di vendita al dettaglio o all’ingrosso che per le attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, compresi bar e ristoranti, che:

  • successivi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (gli ormai arcinoti d.p.c.m.) possano, in attuazione delle regole del decreto legge n. 19, limitarne o sospenderne l’esercizio e, qualora esse vengano consentite, comunque con l’obbligo dei gestori di predisporre le condizioni per garantire il rispetto di una distanza di sicurezza interpersonale predeterminata (individuata in un metro).

Questo significa che, per quanto riguarda la misura della distanza interpersonale minima di un metro, i gestori dei locali possono essere sanzionati solo se non hanno predisposto le condizioni per garantire il rispetto di tale distanza tra i clienti dei loro locali. Infatti, le norme citate contenute nel decreto legge n. 19 impongono ai gestori dei locali non di far osservare la distanza minima tra i propri clienti, ma di predisporre le condizioni all’interno dei locali affinché sia possibile rispettare questa distanza minima.

Quindi, se all’interno dei locali il gestore ha garantito che la distanza interpersonale possa essere agevolmente rispettata (distanziando ad esempio i tavoli e separando le correnti in entrata e uscita), ma i clienti non la rispettano per una loro imprudente condotta, ad essere sanzionato potrà essere solo il cliente. Mentre sarà sanzionato il gestore se il locale non sarà stato adeguatamente organizzato per garantire che la distanza possa essere osservata.

Va comunque detto che il Dpcm del 17 maggio 2020 all’articolo 1, lettere dd) ed ee), impone all’interno delle strutture commerciali di vendita al dettaglio e dei servizi di ristorazione:

  • che sia assicurata la distanza interpersonale di un metro;
  • che sia impedita la sosta più del tempo necessario all’acquisto dei beni;
  • che sia impedito il consumo di alimenti e bevande all’interno dei locali.

Quindi, può nascere un contrasto tra quello che dispone il decreto legge n. 19 del 2020 e quello che ha stabilito il Dpcm del 17 maggio 2020.

Infatti, il Dpcm del 17 maggio 2020 impone che all’interno dei locali sia assicurata la distanza interpersonale di un metro (e sia impedita una sosta prolungata ecc.) e ciò significa che, in base ad una interpretazione letterale della norma del d.p.c.m. e diversamente da quello che stabilisce il decreto legge n. 19 del 2020, il gestore del locale non solo deve organizzare il locale affinché sia possibile rispettare la distanza interpersonale minima, ma è tenuto ad assicurare che questa distanza minima sia effettivamente e sempre rispettata da chi si trova all’interno del locale.

Quindi, in base al Dpcm del 17 maggio 2020 (che resta in vigore fino al 14 giugno 2020) se all’interno del locale i clienti non rispettano la distanza interpersonale minima può essere sanzionato sia il cliente che il gestore (quest’ultimo per non aver assicurato, come il Dpcm impone, che tale distanza sia stata concretamente assicurata).

Ovviamente, in sede di eventuale ricorso contro la sanzione inflitta, il gestore del locale potrà evidenziare al prefetto prima, ed al giudice poi, il contrasto tra le norme evidenziate e chiedere l’annullamento della sanzione basata sulla violazione del Dpcm del 17 maggio 2020 perché il d.p.c.m. non può sanzionare comportamenti che il decreto legge non aveva contemplato (il decreto legge, infatti, è norma di rango superiore al Dpcm e, quindi, il d.p.c.m. non può andare oltre ciò che il decreto legge ha stabilito).

Per quanto riguarda l’uso di mascherine, si ripropone il contrasto tra le norme contenute nel decreto legge n. 19 del 2020 e quanto stabilito nel Dpcm del 17 maggio 2020.

Infatti, il decreto legge n. 19 del 2020 non parla mai dell’obbligo del gestore dei locali dove si svolgono attività di vendita al dettaglio o di ristorazione di far indossare dispositivi di protezione individuale (questa possibilità è prevista solo dall’articolo 1, punto 2, lettera gg) del decreto per i servizi di pubblica necessità tra i quali non rientrano le attività commerciali), mentre invece il Dpcm del 17 maggio 2020 impone lo svolgimento delle attività commerciali a condizione che sia assicurata anche l’applicazione dell’allegato 11 dello stesso d.p.c.m. che al punto 5 (applicabile appunto alle attività commerciali) raccomanda l’uso di mascherine nei luoghi o ambienti chiusi, mentre per le attività di ristorazione sono applicabili, regione per regione, tutti i protocolli o linee guida che sovente impongono l’uso delle mascherine.

In definitiva quindi le norme del Dpcm 17 maggio 2020 (e i protocolli delle singole Regioni) impongono l’uso delle mascherine non solo ai clienti, ma richiedono anche ai gestori delle attività che lo svolgimento dell’attività nei loro esercizi avvenga assicurando che le mascherine siano indossate.

Pertanto è possibile che, in base alle norme del Dpcm 17 maggio 2020, se un cliente non indossa una mascherina venga sanzionato sia il cliente che il gestore anche se il decreto legge n. 19 del 2020 non prevede affatto un obbligo di assicurarsi che i clienti indossino le mascherine a carico dei gestori dei locali dove si svolgono attività commerciali di vendita al dettaglio e di ristorazione.

Anche in questo caso, sarebbe auspicabile che qualche giudice chiamato a decidere i ricorsi proposti contro queste sanzioni si pronunci sul contrasto tra le norme del decreto legge e quelle contenute nei Dpcm e chiarisca se siano lecite le sanzioni inflitte in base a norme contenute nei Dpcm (che dovevano soltanto attuare le disposizioni contenute nel decreto legge n. 19 del 2020) anche quando queste norme sanzionano comportamenti che nel decreto legge non erano stati affatto previsti.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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