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Infortunio palestra: ultime sentenze

19 Luglio 2020
Infortunio palestra: ultime sentenze

Danno subito dall’allievo durante una gara; ripartizione dell’onere probatorio tra studente e scuola; obblighi dell’organizzatore sportivo; normativa antinfortunistica.

L’infortunio occorso ad un atleta 

L’infortunio occorso ad un atleta – che nello slancio determinato da un’azione di gioco volta al recupero in corsa di una palla durante una partita di basket abbia urtato contro una porta a vetri della palestra sfondandola e procurandosi ferite da taglio multiple agli arti superiori – integra gli estremi della colpa, con conseguente imputazione dell’evento dannoso prodottosi in danno dell’atleta a termini dell’art. 2043 c.c. a carico sia del gruppo sportivo del quale l’atleta faceva parte sia della Federazione sportiva nazionale di riferimento la quale ha l’indiscussa titolarità dell’attività ispettiva e di controllo che si esplica attraverso l’omologazione del campo di gioco a termini del regolamento esecutivo.

Tra i vari obblighi dell’organizzatore sportivo, quale promotore dell’incontro vi è essenzialmente quello di controllare l’idoneità dei luoghi e degli impianti dove si svolge la manifestazione. Lo stesso è tenuto a predisporre tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza e l’incolumità degli atleti, rispettando, oltre che le prescrizioni specifiche, anche le norme generali di prudenza.

L’attività agonistica, infatti, implica accettazione del rischio da parte di chi la pratica, ma l’accettazione deve intendersi circoscritta al cd. rischio consentito, vale a dire a quello che può ritenersi costituire la normale alea inerente la pratica di quel determinato sport e non anche ricomprendere un’alea eccezionale, o che comunque non tragga giustificazione diretta dalla stessa pratica sportiva, corretta e regolamentata.

Solo nel primo caso può accettarsi che l’eventuale effetto lesivo (es. infortunio da scontro con altro giocatore, caduta accidentale ecc.) verificatosi in danno dell’atleta, rimanga a suo carico ma non nel secondo caso. Quando si realizza un evento dannoso del secondo tipo, apparendo evidente che l’incolumità del competitore è stata messa a repentaglio proprio dalle stesse caratteristiche dell’impianto sportivo, dall’organizzatore sportivo è esigibile l’adozione di cautele doverose, modulate in rapporto ai rischi che la programmata manifestazione sportiva consente di prefigurare secondo un ponderato giudizio prognostico che tenga conto di tutte le circostanze del caso.

Sotto questo profilo non sembra ci si possa esimere dal considerare che il rischio in oggetto fosse comunque passibile di rappresentazione, con conseguente doverosa attivazione, da parte dell’organizzatore, nel predisporre le necessarie cautele (es. applicazione di vetri anti-sfondamento, infrangibili, apposizione di pannello e/o materiali isolanti atti ad assorbire eventuali accidentali impatti ecc.).

Tribunale Milano sez. X, 23/02/2009, n.2430

Infortunio nella palestra annessa alla scuola

È procedibile d’ufficio secondo il disposto dell’art. 590 comma 3 c.p., dovendosi ritenere commesso con violazione delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il reato di lesioni colpose in danno di un soggetto che, pur estraneo a qualsiasi rapporto di lavoro, si trova legittimamente a frequentare un luogo ove si svolge un’attività lavorativa, sempre che il fatto lesivo abbia causa nella violazione delle predette norme.

(Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto la procedibilità d’ufficio del reato di lesioni colpose ascritto al dirigente scolastico ed al sindaco del Comune proprietario dell’edificio scolastico, per l’infortunio occorso ad un alunno, durante la lezione di “educazione motoria” all’interno della palestra annessa alla scuola, in conseguenza dell’incauto spostamento di una porta per il gioco della pallamano).

Cassazione penale sez. IV, 10/11/2005, n.11360

Accorgimenti idonei ad evitare infortuni

Nell’ipotesi di infortunio accorso ad alunno di scuola statale durante l’attività motoria, in palestra priva degli accorgimenti idonei ad evitare infortuni come quello verificatosi (nella specie, un bambino nel correre è caduto urtando contro un vetro e ferendosi), è ravvisabile responsabilità dell’amministrazione scolastica non ex art. 2051 nè ex art. 2048 o 2049 c.c., bensì ex art. 2043 stesso codice, per mancata destinazione di idonea struttura a quel genere di attività scolastica.

Tribunale Venezia, 20/01/2003

Palestra e lavori di pulizia

L’occasione di lavoro che, a norma dell’art. 2 del d.P.R. n. 1124 del 1965, condiziona l’indennizzabilità dell’infortunio sul lavoro, è ravvisabile non solo nelle ipotesi di rischio specifico proprio della prestazione di lavoro, ma anche quando si concretizza un rischio cosiddetto improprio, che cioè, seppur non intrinsecamente connesso allo svolgimento tipico del lavoro svolto dal dipendente, sia comunque insito in un’attività prodromica o strumentale allo svolgimento delle mansioni. (Fattispecie relativa a lavoratore scivolato sulle scale mentre si recava nella palestra dell’edificio scolastico presso il quale prestava servizio come bidello per effettuare lavori di pulizia).

Cassazione civile sez. lav., 13/07/2001, n.9556

Assicurazione per gli infortuni

L’interpretazione delle clausole di un contratto di assicurazione in ordine alla portata e all’estensione del rischio assicurato rientra tra i compiti del giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se rispettosa dei canoni legali di ermeneutica contrattuale e assistita da congrua motivazione.

(Nella specie, vertendosi in tema di assicurazione stipulata dal Ministero della pubblica istruzione in favore degli alunni di una scuola media superiore per lesioni o decessi verificatisi nel corso delle lezioni di educazione fisica, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, interpretando una clausola contrattuale prevedente l’assicurazione per gli infortuni dovuti a “causa fortuita violenta ed esterna”, aveva ravvisato tale causa nella corsa di riscaldamento in palestra che aveva provocato il malore e la successiva morte dell’allievo, ritenendo lo sforzo fisico richiesto nella corsa come accidentale, esterno all’organismo e violento, tenendo anche conto di altra clausola contrattuale che non escludeva l’infortunio nell’ipotesi di esistenza di uno stato patologico occulto concorrente, con la causa fortuita violenta ed esterna, alla produzione dell’evento).

Cassazione civile sez. III, 19/04/2000, n.5080

Infortunio e inadeguatezza della struttura

È da escludersi la responsabilità ex art. 2051 c.c. del custode di una palestra, sede di una partita di pallavolo, durante la quale, a causa di una palla colpita violentemente da uno dei giocatori, la persona adibita al tavolo segnapunti riportava un grave traumatismo – nella specie, all’occhio sinistro -, poiché si è chiaramente in presenza di un caso fortuito, per nulla riconducibile ad una eventuale inidoneità strutturale della palestra in questione.

Tribunale Modena, Civile, Sentenza, 20/07/2011

Palestra: normativa antinfortunistica

La palestra scolastica deve qualificarsi «luogo di lavoro», in quanto luogo ove si svolge l’attività lavorativa di insegnamento della disciplina di «educazione motoria», con la conseguenza che essa è soggetta alla normativa antinfortunistica dettata a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori: ciò, del resto, dovendolo desumere dall’articolo 1 comma 2, del decreto legislativo 19 settembre 1994 n. 626, che espressamente estende l’ambito di applicazione di tale normativa anche agli «istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado», sia pure «tenendo conto delle particolari esigenze connesse al servizio espletato».

Corte di Cassazione, Sezione 4, Penale, Sentenza, 31/03/2006, n. 11360

Danni conseguenti ad un infortunio sportivo 

In tema di danni conseguenti ad un infortunio sportivo subito da uno studente durante una gara svoltasi all’interno della struttura scolastica nell’ora di educazione fisica, ai fini della configurabilità della responsabilità della scuola ai sensi dell’art. 2048 c.c., è necessario: a) che il danno sia conseguenza del fatto illecito di un altro studente partecipante alla gara, il quale sussiste se l’atto dannoso sia posto in essere con un grado di violenza incompatibile con le caratteristiche dello sport praticato o con il contesto ambientale nel quale l’attività sportiva si svolge o con la qualità delle persone che vi partecipano, ovvero allo specifico scopo di ledere, anche se non in violazione delle regole dell’attività svolta, e non anche quando l’atto sia compiuto senza la volontà di ledere e senza la violazione delle regole della disciplina sportiva, né se, pur in presenza di una violazione delle regole dell’attività sportiva specificamente svolta, l’atto lesivo sia a questa funzionalmente connesso; b) che la scuola non abbia predisposto tutte le misure idonee ad evitare il fatto. Ne consegue che grava sullo studente l’onere di provare l’illecito commesso da un altro studente, mentre spetta alla scuola dimostrare l’inevitabilità del danno, nonostante la predisposizione di tutte le cautele idonee ad evitare il fatto.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto immune da censure la sentenza che aveva escluso la responsabilità della scuola rispetto all’infortunio, verificatosi durante una partita di pallamano svoltasi nella palestra scolastica sotto il controllo dell’insegnante, ai danni di un alunno il quale, mentre rincorreva un avversario che gli aveva sottratto il possesso della palla senza toccarlo, era caduto scivolando all’esterno del campo da gioco ed urtando contro una panchina la quale, essendo destinata ai giocatori di riserva, era stata ritenuta dal giudice di merito un ordinario completamento dello stesso campo da gioco).

Cassazione civile sez. III, 10/04/2019, n.9983



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14 Commenti

  1. Rimanda rimanda anche a causa di questo Covid, finalmente mi sono deciso ad iscrivermi in palestra. Vorrei fare un po’ di sala per potenziare i muscoli e scolpire gli addominali. Nella sala ci sono alcuni attrezzi, spesso si può rischiare di farsi male se non sai usarli correttamente e se non hai un personal trainer che ti segue. O magari può esserci qualche problema che ti provoca un infortunio. Ora, vorrei capire, come devo procedere per stare tranquillo. La quota di iscrizione annuale che verso al primo pagamento comprende anche l’assicurazione?

    1. Quando si fa l’iscrizione in palestra al cliente viene solitamente chiesto il certificato medico e la sottoscrizione delle condizioni generali di abbonamento. Queste sono costituite da tutti i termini e le condizioni che regolano il rapporto tra il gestore e gli abbonati. Tra le condizioni ci sono anche quelle riguardanti le limitazioni di responsabilità in caso di infortunio e la copertura assicurativa.Quasi tutti i centri sportivi oggi prevedono una quota assicurativa compresa nella iscrizione, ma è bene evidenziare che solo per alcune categorie di persone è prevista l’assicurazione obbligatoria. Questa è sempre obbligatoria nelle strutture sportive riconosciute dal CONI ma, non è mai obbligatoria per coloro i quali praticano una attività sportiva a livello dilettantistico e/o amatoriale.Quindi, all’atto dell’iscrizione, è sempre bene informarsi ed eventualmente farsi rilasciare una ricevuta o una copia delle condizioni di polizza per sapere come comportarsi in caso di infortunio.

    2. Presupposto imprescindibile per il risarcimento è che l’incidente sia avvenuto all’interno dei locali del centro sportivo. Oltre a ciò, l’infortunio deve essere dipeso da un fatto inevitabile e per la sua risarcibilità è necessario dimostrare che siano state adottate tutte le precauzioni e le misure di sicurezza richieste dal regolamento della palestra, ad esempio. Altrimenti, il fatto è addebitabile soltanto al cliente infortunato. In caso contrario, se sono state rispettate tutte le precauzioni e l’infortunio è stato accidentale, la responsabilità cade interamente sul proprietario o gestore della palestra e bisognerà intraprendere un’azione per il risarcimento dei danni nei suoi confronti.

      È bene evidenziare comunque che il diritto al risarcimento non è mai scontato, anche in presenza di copertura assicurativa.Ed invero, bisogna sempre valutare le modalità in cui si è verificato l’infortunio, se è avvenuto durante l’attività fisica o in un altro momento negli altri locali. Rilevante è anche capire se il danno è dipeso dall’attrezzatura utilizzata che ad esempio era fatiscente oppure a causa della negligenza dell’istruttore.In ultimo, ma non per importanza, la valutazione coprirà anche il comportamento tenuto dal cliente per capire se questo sia dipeso da un evento totalmente eccezionale ed imprevedibile oppure dalla negligenza della persona.Ci sono dei casi in cui generalmente le polizze sportive escludono il risarcimento. Questo avviene quando c’è un certificato medico che imponeva un periodo di riposo all’infortunato, quando l’incidente è avvenuto sotto l’effetto di sostanze con effetto dopante, farmaci, alcool o sostanze stupefacenti. È sempre escluso se non sono state adottate le precauzioni richieste per la propria incolumità e per quella altrui.In alcuni casi la polizza sottoscritta può escludere il risarcimento anche se l’infortunio è avvenuto mentre lo sportivo stava eseguendo gli esercizi da solo senza la presenza dell’istruttore. È bene, quindi, leggere sempre attentamente le condizioni di polizza ed eventualmente stipulare una propria assicurazione che copra ogni eventualità.

  2. Se sì, cosa copre l’assicurazione in palestra? Eventualmente, la faccio tragica lo so, ma non è una scusa per non andarci, però voglio essere informato sull’argomento visto che questi incidenti in palestra sono piuttosto frequenti, se mi sono fatto male cadendo accidentalmente come posso tutelarmi? a cosa ho diritto?

    1. L’assicurazione della palestra copre:
      il danno fisico (o cosiddetto biologico), a volte quello morale (turbamento dello stato d’animo dovuto alla lesione fisica) e, raramente, quello da mancato guadagno (quando non si è andati a lavoro perché costretti al riposo forzato);
      le spese eventualmente sostenute per l’acquisto dei farmaci e le cure necessarie per ripristinare il proprio stato di salute.
      La polizza infortuni delle palestre quindi in genere comprende: un massimale in caso di morte, un indennizzo in caso di danni fisici proporzionato al grado di invalidità, una indennità giornaliera da ricovero, una indennità da ingessatura (soltanto per alcune tessere) e un rimborso di spese mediche. Il tipo di infortuni coperti e il massimale garantito (limite massimo oltre il quale l’assicurazione non paga) possono variare in funzione del tipo di tesseramento (body building, principiante, ecc.). In taluni casi si è coperti anche per eventi particolarmente gravi (infarto, ictus, trombosi, embolia, aneurisma) successi come conseguenza della attività svolta nei locali della palestra e purché al momento dell’iscrizione il soggetto avesse già consegnato al gestore il certificato medico di idoneità (è il certificato con il quale il medico di base attesta il buono stato di salute del soggetto e la sua idoneità allo svolgimento di attività fisica).

    2. se le lesioni sono dipese dal comportamento imprudente del cliente oppure a causa di un evento totalmente imprevedibile e non addebitabile al proprietario o gestore della palestra, né ai suoi dipendenti, all’infortunato non verrà risarcito alcun danno. Non tutti gli eventi lesivi avvenuti all’interno della palestra giustificano il risarcimento dei danni da parte del gestore. Si pensi al caso di chi cada dalle scale della palestra per distrazione perché assorto, d esempio, a guardare il cellulare. In questo caso, è evidente, che non c’è alcuna responsabilità addebitabile alla palestra.Ad ogni modo, la valutazione dovrà ricadere ogni volta su come sono andati i fatti e sulla visibilità del pericolo. Tali elementi dovranno, poi, essere comparati con il comportamento dell’infortunato per capire se questo abbia favorito l’infortunio.Ad esempio, se negli spogliatoi, nonostante un cartello che avvisa di camminare con attenzione perché il pavimento è stato lavato, una persona entra correndo e cade, la responsabilità non può essere addebitata ad altri se non all’infortunato stesso e quindi probabilmente nessun risarcimento è dovuto in questo caso.Ciò che, infatti, viene richiesto affinché si possa ottenere un risarcimento in questi casi è la cosiddetta insidia o trabocchetto, così definita dalla legge per identificare una situazione di pericolo non visibile.In ogni caso, la responsabilità di chi doveva provvedere alla incolumità delle persone iscritte in palestra e doveva segnalare eventuali situazioni di pericolo, viene individuata a seguito di rilievi tecnici da parte di professionisti a seguito dell’infortunio.

  3. Buongiorno. ho un po’ di domande sull’argomento. Cioè se sono certa di non aver utilizzato male un macchinario o eseguito in maniera scorretta un esercizio….se non è stata colpa mia l’infortunio, posso chiedere risarcimento alla palestra? Cosa devo fare nell’immediato?

    1. Se si è certi di essere in salute e di non aver utilizzato male un macchinario o eseguito in maniera scorretta un esercizio e/o comunque in generale di non essere stati la causa principale dell’infortunio:
      Comunicare immediatamente l’accaduto alla assicurazione e al gestore della palestra con raccomandata a/r (con prova di ricevimento), quindi conservare la prova della avvenuta ricezione. Se la palestra non è assicurata per infortuni o lo è, ma non per il tipo di infortunio avvenuto, è possibile rivalersi sul gestore con l’aiuto di un legale.
      Farsi visitare tempestivamente da un proprio medico di fiducia o recarsi in pronto soccorso, a seconda della gravità e della urgenza. A conclusione della visita conservare il certificato medico nonché le eventuali ricevute di quanto, prescritto dal medico, sia stato acquistato per favorire la guarigione (scontrini dei farmaci meglio se con l’indicazione del proprio codice fiscale, fatture per eventuali fisioterapie, riabilitazioni, ecc.);
      Attendere di essere chiamati a visita dal medico dell’assicurazione, che verificherà l’esistenza e l’entità del danno e il nesso con l’evento. Meglio andare muniti di tutta la documentazione medica e le spese già sostenute, in copia da lasciare al medico. Mai consegnare gli originali.
      Attendere che il liquidatore della assicurazione, ricevuta la valutazione del medico della asiicurazione, proponga la propria offerta di risarcimento del danno.
      Se l’offerta appare troppo bassa è possibile rifiutarla e andare davanti al giudice.

  4. Salve, in alcuni casi non riesco ad essere costante in palestra a causa dei vari impegni e quindi mi chiedo se ho diritto al recupero di giorni di entrata in palestra ed eventualmente dei corsi che si tengono. Non voglio fare il pignolo, ma se ho pagato e non riesco ad usufruire del servizio immagino che possa pretendere il recupero. Non è un mio diritto? O sbaglio? Aspetto vostri chiarimenti, grazie mille

    1. Nell’arco di un anno, possono verificarsi diversi impedimenti che tengono lontano l’utente dalla palestra: si pensi alle malattie stagionali, a un lungo viaggio, agli svariati impegni di lavoro. Chi manca per qualche giorno non ha diritto al recupero dei corsi persi se il contratto è già stato eseguito. In altri termini, basta anche un solo ingresso al centro per escludere qualsiasi possibilità di far slittare l’abbonamento di qualche settimana. Le cose vanno diversamente se il contratto non ha ancora avuto esecuzione e l’impedimento dipende da una causa non imputabile all’utente. Si pensi a una grave malattia, a una frattura o a un trasferimento: in questi casi, è possibile chiedere la cosiddetta risoluzione del contratto ossia lo scioglimento del vincolo con la restituzione dei soldi già versati.

  5. Ora, dopo questo periodo di lockdown tutti ci siamo dovuti riorganizzare. Nella mia struttura con i miei soci abbiamo sia sala pesi che piscina. Ora, ho un dubbio. Mettiamo il caso che a bordo piscina, un cliente scivoli sul pavimento bagnato, cade a terra e si frattura una gamba. Può chiedere il risarcimento? Noi e gli istruttori diciamo sempre di fare attenzione e non essere distratti, soprattutto perché c’è il rischio di scivolare in questi luoghi. Quindi, vorrei capire come può comportarsi un cliente della struttura in questi casi. Grazie in anticipo

    1. Chi, camminando a bordo piscina, scivola sul pavimento bagnato, cade a terra e magari sbatte la testa o si frattura una gamba non può chiedere il risarcimento al titolare della struttura. Questo perché il rischio di scivolare su una superficie bagnata è normalmente alto. È, quindi, necessario adottare la massima prudenza con scarpe fatte appositamente per prevenire tale rischio.Secondo la Cassazione, la società che gestisce la piscina è responsabile solo se l’unica causa della caduta sia stata un particolare liquido viscido non segnalato come un igienizzante, un antimuffa, un fungicida, ecc. Come gli istruttori della palestra sono responsabili per gli infortuni in sala insieme al titolare del centro, questa responsabilità grava anche sul bagnino preposto a controllare chi nuota in piscina. La sua posizione di controllo lo obbliga a intervenire immediatamente e a non distrarsi un attimo. Egli, infatti, in caso di annegamento dovuto a un malore improvviso o a qualsiasi altra ragione, potrebbe rispondere di omicidio colposo. A riguardo, leggi “Se il bagnino non salva il bagnante è omicidio colposo” https://www.laleggepertutti.it/31202_se-il-bagnino-non-salva-il-bagnante-e-omicidio-colposo

  6. Cosa copre l’assicurazione della palestra? Cioè se io mi faccio male ho sempre diritto al risarcimento? Vi ringrazio. Vi scrivo direttamente perché non so come trovare gli articoli, sono un po’ imbranata sui social e con internet e quindi preferisco chiedere. Vedo che fornite risposte sempre puntuali e precise. Vi ringrazio in anticipo. buona giornata a tutti coloro che ogni giorno lavorano e ci offrono servizi gratuiti come questo

    1. Le polizze infortuni che solitamente troviamo nelle palestre, oltre a coprire i danni da lesioni, prevedono una copertura assicurativa anche per l’invalidità permanente, per le spese mediche sostenute, per i giorni in cui la persona è stata ricoverata in ospedale o ingessata e come ultimo evento viene previsto anche il risarcimento in caso di morte dello sportivo. A seconda della polizza sottoscritta dalla palestra, possiamo avere una copertura maggiore anche su eventi riconducibili all’attività fisica come l’infarto ad esempio.Appare evidente che la copertura opera solo nel caso in cui la persona aveva uno stato di salute idoneo all’attività fisica e non presentava già dei disturbi o disfunzioni, così come attestato dal certificato medico presentato in palestra all’atto della iscrizione.La giurisprudenza, oltre ai danni elencati e a quelli di natura patrimoniale, riconosce la risarcibilità anche dei danni non patrimoniali. Ma vediamo cosa sono.Questi non riguardano direttamente una perdita economica come il pagamento di una visita medica, ma attengono alla sofferenza fisica ed al dolore che la persona ha patito a causa dell’infortunio, allo stato d’animo dell’infortunato, alla diminuzione della capacità di relazione con gli altri e della capacità sessuale ed alla riduzione dell’attitudine a lavorare o a compiere altri atti della vita quotidiana.Oltre alle lesioni personali e ai danni anche di natura economica subìti dall’infortunato personalmente, la polizza sportiva copre anche altri danni. In particolare, è prevista una copertura assicurativa anche nei casi in cui uno sportivo faccia male o danneggi un compagno (questo in particolare per gli sport di squadra). A questo si aggiungono anche i danni che il cliente possa provocare alla struttura, come il danneggiamento delle attrezzature utilizzate.

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