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Bulimia: ultime sentenze

20 Luglio 2020 | Autore:
Bulimia: ultime sentenze

Le caratteristiche del disturbo del comportamento alimentare. Le decisioni dei giudici sul divieto di utilizzo di alcuni principi attivi e sulla mancanza di evidenze scientifiche a supporto del loro impiego nel trattamento dell’obesità.

Ingerisci una quantità eccessiva di cibo nel giro di pochi minuti? Probabilmente, ti nascondi dagli altri e neghi l’evidenza.Mangi con voracità e il quantitativo calorico che assumi nell’arco di una giornata è di gran lunga superiotre rispetto ai valori consigliati. Ti vergogni molto dei tuoi comportamenti. Dopo aver fatto la tua scorpacciata, ti senti in colpa. Non sai come giustificare a te stesso/a e/o agli altri il tuo comportamento e, soprattutto, non riesci a smettere. Se episodi come questi si verificano con sistematicità e frequenza, allora potresti soffrire di un disordine alimentare. In particolare, di bulimia nervosa. Prosegui nella lettura per sapere cos’è la bulimia nervosa, quali sono i sintomi e conoscere le ultime sentenze sull’argomento.

Bulimia nervosa: cos’è?

Chi soffre di bulimia ha la sensazione di non poter smettere di mangiare, consuma i pasti rapidamente e non riesce a controllare il proprio comportamento. L’abbuffata è preceduta e seguita da un forte stress emotivo. Dopo aver mangiato eccessivamente e perdendo il controllo, in genere, la persona bulimica si sente in colpa e tende a punirsi vomitando, ingerendo pillole diuretiche e lassativi con l’intento di dimagrire. E’ davvero raro che i pazienti bulimici non si infliggano alcuna punizione. Questi comportamenti chiaramente rappresentano un segnale evidente di disordine alimentare.

Con il passare del tempo, un soggetto bulimico entra in una fase di depressione e di disgusto verso se stesso e cerca di occultare il proprio comportamento agli altri. La propria forma e apparenza fisica finiscono con il diventare una ossessione permanente e con l’avere forti ripercussioni sulla propria autostima. Una persona bulimica può essere di peso normale, sottopeso o sovrappeso, al contrario di chi soffre di anoressia (le persone anoressiche sono sempre sotto peso). Inoltre, il peso di un soggetto bulimico può variare enormemente e oscillare, fatto che può essere utilizzato come sintomo dell’esistenza di un disordine alimentare.

Secondo l’American Psychiatric Association, la metà dei pazienti anoressici finiscono con l’avere anche sintomi di bulimia, e in qualche caso i pazienti bulimici sviluppano comportamenti anoressici.

Uno studio pubblicato sulla rivista inglese The Lancet indica che la ricerca sui trattamenti è molto più avanzata nel caso della bulimia nervosa: sono stati svolti più di cinquanta studi e trial e una gestione secondo pratiche basate sull’evidenza è possibile.

Se non trattati in tempi e con metodi adeguati, i disordini alimentari possono diventare una condizione permanente e nei casi gravi portare alla morte, che solitamente avviene per suicidio o per arresto cardiaco.

Bulimia: ultime sentenze

La bulimia, nel momento in cui fa sorgere un prepotente istinto irrefrenabile che, se insoddisfatto, provoca intensa sofferenza e si traduce in una compromissione della volontà tale per cui il soggetto non sceglie di agire bensì è determinato ad agire, costituisce un vizio di mente tale da far scemare la capacità d’intendere e di volere e di ridurre o eliminare l’imputabilità.

Tribunale Trapani, 20/06/2007

Persona affetta da bulimia nervosa

Non può essere concesso l’affidamento in prova al servizio sociale quando vi è l’assenza di revisione critica del condannato relativamente al fatto di reato essendo ciò controproducente rispetto alla finalità primaria della rieducazione sociale di cui all’art. 27, comma 3, cost. (fattispecie in cui un medico di guardia in una comunità terapeutica era stato condannato per violenza sessuale ai danni di una persona affetta da bulimia nervosa).

Tribunale Torino sez. sorveglianza, 11/04/2007

Limiti scriminanti del diritto di critica

Il diritto di critica si differenzia essenzialmente da quello di cronaca, in quanto, a differenza di quest’ultimo non si concretizza nella narrazione di fatti, bensì nell’espressione di un giudizio e, più in generale, di un’opinione che, come tale, non può pretendersi rigorosamente obiettiva, posto che la critica non può che essere fondata su un’interpretazione necessariamente soggettiva dei fatti.

Ne deriva che quando il discorso giornalistico ha una funzione prevalentemente valutativa, non si pone un problema di veridicità delle proposizioni assertive ed i limiti scriminanti del diritto di critica, garantito dall’art. 21 cost., sono solo quelli costituiti dalla rilevanza sociale dell’argomento e dalla correttezza di espressione, con la conseguenza che detti limiti sono superati ove l’agente trascenda in attacchi personali, diretti a colpire su un piano individuale la sfera morale del soggetto criticato, penalmente protetta.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto sussistente la scriminante dell’esercizio del diritto di critica con riguardo ad un articolo in cui il giornalista aveva criticato le modalità di svolgimento di alcune indagini dirette da un p.m., usando l’espressione «bulimia istruttoria»).

Cassazione penale sez. V, 02/07/2004, n.2247

Principio di precauzione e classificazione di medicinali

Non è illegittimo alla luce del principio di precauzione il d.m. 2 agosto 2011, con il quale il Ministero della salute ha reinserito in tabella I di cui al d.P.R. n. 309 del 1990 alcuni principi attivi (tra cui l’amfepramone, utilizzato nella c.d. “Metodica Zohoungbogbo” messa a punto dal ricorrente per curare l’iperfagia, la bulimia e l’attrazione fatale verso i carboidrati), classificandoli come stupefacenti e, quindi, sottraendoli all’uso nell’elaborazione di preparazioni galenico-magistrali, laddove non esistano evidenze scientifiche non avendo il ricorrente chiesto la registrazione all’Aifa della sua “Metodica terapeutica”, né essendo in corso di sperimentazioni cliniche per dimostrare qualità, efficacia e sicurezza di tale metodica e delle relative preparazioni, a supporto del loro impiego per il trattamento dell’obesità e, per contro, non essendo oggetto di farmacovigilanza le preparazioni magistrali in questione, non sia possibile effettuare una adeguata valutazione dei rischi connessi all’uso di tali sostanze anoressizzanti nella terapia dell’obesità.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 13/02/2017, n.2299

Rischi per la salute pubblica e principio di precauzione

Non è illegittimo alla luce del principio di precauzione il d.m. 2 agosto 2011, con il quale il Ministero della salute ha reinserito in tabella I di cui al d.PR. 309/1990 alcuni principi attivi (tra cui l’amfepramone, utilizzato nella c.d. “Metodica Zohoungbogbo” messa a punto dal ricorrente per curare l’iperfagia, la bulimia e l’attrazione fatale verso i carboidrati), classificandoli come stupefacenti e, quindi, sottraendoli all’uso nell’elaborazione di preparazioni galenico – magistrali, laddove, – non esistano evidenze scentifiche non avendo il ricorrente chiesto la registrazione all’Aifa della sua “Metodica terapeutica”, né essendo in corso di sperimentazioni cliniche per dimostrare qualità, efficacia e sicurezza di tale metodica e delle relative preparazioni, a supporto del loro impiego per il trattamento dell’obesità e, per contro, non essendo oggetto di farmacovigilanza le preparazioni magistrali in questione, non sia possibile effettuare una adeguata valutazione dei rischi connessi all’uso di tali sostanze anoressizzanti nella terapia dell’obesità.

TAR Lazio – Roma, Sezione 3 quarter, Sentenza, 13/02/2017, n. 2299



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10 Commenti

  1. Una mia amica soffriva alle superiori di bulimia. Io non sapevo neppure cosa volesse dire allora. E neppure lei dava una spiegazione a questi comportamenti. Era sempre distratta, evitava le lezioni, era concentrata su tutt’altro. Aveva preso un bel po’ di chili. Io le ho sempre consigliato di parlarne a casa perché ritenevo che questo comportamento andasse sottoposto all’attenzione degli esperti. poi, quando un giorno è stata male, allora ne ha parlato alla sua famiglia e ha iniziato un percorso con uno specialista e poi è riuscita a ritornare quella di un tempo.

  2. Dobbiamo avere sempre gli occhi sbarrati verso i nostri figli, soprattutto quando li vediamo più silenziosi del solito, notiamo che sono nervosi, scontrosi e accorgerci anche qual è il loro rapporto con il cibo e notare se c’è qualcosa che non va. Bisogna entrare nel loro mondo a piccoli passi e non imporsi altrimenti non si confideranno mai con noi.

  3. Ho notato che mio figlio aveva una sorta di dipendenza dal cibo quando iniziava a chiedermi continuamente cosa c’era da mangiare. Ho capito che bisogna fare 5 pasti al giorno, ma mangia le giuste quantità e soprattutto cibo sano. Lo vedevo a volte nervoso ed entrando nella sua stanza, ho trovato nascosti pacchi di biscotti. Lì ho pensato: come mai ha dovuto acquistarli di nascosto e non li ha offerti anche a noi? abbiamo sempre condiviso tutto. Ho capito che c’era un problema e quando si metteva a tavola mangiava di fretta e mentre aveva il piatto pieno pensava già al bis. Ecco, è in quel momento che ho deciso di parlargli e incoraggiarlo piano piano a confidarsi e ricominciare insieme ad affrontare i problemi che si nascondevano dietro questo disturbo alimentare

  4. Ahimè, non sempre i genitori sono attenti. Bello leggere i commenti delle mamme che dicono di fare attenzione ai cambiamenti della vita dei loro figli…ma purtroppo non tutti hanno questa fortuna e magari certi figli si rifugiano nel cibo, nelle abbuffate, proprio perché hanno un pessimo rapporto con la propria famiglia e soffrono in silenzio. c’è chi si fa le canne, chi si taglia e chi affoga nel cibo il dispiacere… Certo, bisognerebbe essere più forti, ma a volte alcuni ragazzi sono lasciati soli a loro stessi…

  5. Io ho capito di essere bulimico quando mi sono reso conto che mi vergognavo a mangiare in presenza di altri, e quindi mi nascondevo e acquistavo tanto cibo spazzatura. Ma è chiaro che poi quello che nascondi si vede subito sul corpo. Ero ingrassato tantissimo. Trovavo subito soddisfazione nel cibo, ma un attimo dopo avevo i sensi di colpa e questo mi portava a mangiare ancora di più… Insomma, un circolo vizioso… Poi, un bel giorno, ho deciso di iscrivermi in palestra e farmi seguire di un nutrizionista perché avevo capito che non potevo buttare la mia vita così e non potevo farmi del male solo perché ero già stato ferito da altre persone. Quindi, sono rinato dopo essermi rimesso in forma

  6. Purtroppo, i casi di bulimia sono aumentati durante questa pandemia… Molte persone hanno trovato il loro sfogo nel cibo e hanno affondato i loro dispiaceri, le loro preoccupazioni e le loro angosce nella abbuffate. Abbuffate che spesso vengono mascherate in famiglia o tra i propri cari, perché chi soffre di bulimia se ne vergogna e allora cerca di mettere in atto questi atteggiamenti dannosi per la propria salute lontano dagli occhi dei conviventi.

  7. Sono ripiombato nell’incubo della bulimia Dopo tanto tempo, non ho più trovato la forza di combattere e ci sono ricaduto. Per me, è stato un vero fallimento e questo mi portava ad affondare di più questa delusione nel cibo. Si è attuato questo circolo vizioso. Allora, ho pensato di contattare subito lo specialista che mi aveva seguito in passato affinché possa ridarmi la forza di affrontare questo problema e uscirne una volta per tutte

  8. Associare il problema alla spiegazione delle sentenze è stato utile così ho avuto la possibilità di entrare meglio nel discorso e conoscere approfonditamente i risvolti e gli aspetti cruciali di questo disturbo dell’alimentazione di cui prima sapevo poco e niente e su cui ho sentito che sono molti a soffrirne, principalmente donne.

    1. Per maggiori approfondimenti, ti suggerisco la lettura del mio articolo: “Come uscire dalla bulimia”. Articolo in cui abbiamo parlato dei sintomi, delle cause, della cura, dei rischi per la salute, delle percentuali d’invalidità riconosciute alle patologie alimentari, specialmente alla bulimia nervosa e all’anoressia.

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