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Furto e danneggiamento saracinesca: ultime sentenze

20 Luglio 2020
Furto e danneggiamento saracinesca: ultime sentenze

Configurabilità del reato; forzatura della serranda con piegamento delle lamiere; aggravante della violenza sulle cose.

Furto: il fine di profitto 

In tema di furto, il fine di profitto che integra il dolo specifico del reato va interpretato in senso restrittivo e cioè come finalità di ricavare dalla cosa sottratta un’utilità apprezzabile in termini economici-patrimoniali.

(In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto insussistente l’elemento soggettivo del reato in un caso nel quale l’imputato aveva asportato due fusibili dalla scatola di derivazione elettrica di una saracinesca del magazzino dell’azienda dove lavorava e svolgeva l’attività di rappresentante sindacale, al fine di consentire ai colleghi di uscir fuori per porre in essere atti di protesta contro il datore di lavoro)

Cassazione penale sez. V, 05/04/2019, n.25821

Saracinesche in ferro

L’art. 1780 c.c. trova integrale applicazione anche quando l’obbligazione della custodia e della riconsegna afferisca a un contratto misto, come nel caso del contratto concluso dall’autoriparatore. In caso di sottrazione della cosa depositata, pertanto, il depositario, per ottenere la liberazione dalla propria obbligazione, è tenuto a fornire la prova che l’inadempimento è dipeso da causa a lui non imputabile, non essendo sufficiente la prova di aver usato la diligenza del buon padre di famiglia.

(Nella specie la S.C. ha confermato, correggendone la motivazione, la sentenza di merito che aveva escluso la responsabilità dell’autoriparatore, in relazione al furto di un’auto d’epoca ricoverata nella sua officina, poiché egli aveva adottato misure tali da impedire, in via normale, la perpetrazione di furti, in quanto si era assicurato un servizio continuo di sorveglianza notturno con un istituto di vigilanza privata, aveva munito le finestre e la porta principale di saracinesche in ferro, munite di serrature laterali; inoltre ulteriori presidi erano stati ritenuti non esigibili in considerazione anche del modesto giro d’affari dell’autofficina).

Cassazione civile sez. III, 12/04/2006, n.8629

Forzatura della saracinesca

Il danneggiamento aggravato, ai sensi dell’art. 635 n. 3 c.p. (in relazione all’art. 625 n. 7 c.p.), può avere per oggetto non solo cose mobili, ma anche cose immobili. Infatti, il richiamo dell’art. 625 n. 7 c.p. ha solo lo scopo di individuare l’oggetto del reato e di non far coincidere l’ambito di applicazione dell’art. 635 c.p. con quello del reato di furto, che non può avere per oggetto se non cose mobili.

(Nella specie, gli imputati avevano forzato una saracinesca ed infranto i vetri delle finestre e del portone di ingresso di un magazzino).

Cassazione penale sez. II, 13/04/1978

Tentativo di rapina impropria e tentato furto

È configurabile il tentativo di rapina impropria, e non il concorso nel delitto di tentato furto con quello di violenza a pubblico ufficiale e lesioni, nel fatto di chi, colto in flagranza a scardinare, senza riuscirvi, la serranda di un negozio da un carabiniere, lanci un martello al suo indirizzo e lo colpisca ripetutamente con calci e pugni, in modo da procurargli lesioni personali.

Cassazione penale sez. II, 18/11/2003, n.49213

Furto aggravato dalla violenza sulle cose

In tema di furto, sussiste l’aggravante della violenza sulle cose ogniqualvolta il soggetto, per commettere il reato, fa uso di energia fisica diretta a vincere, anche solo immutandone la destinazione, la resistenza che la natura o la mano dell’uomo hanno posto a riparo o difesa della cosa altrui.

(Nella specie, la Corte ha ravvisato la sussistenza dell’aggravante ex art. 625 n. 2 cod. pen. nella condotta dell’agente che, per impossessarsi dell’acqua convogliata nell’acquedotto comunale, ne aveva manomesso la “saracinesca” praticando un allaccio abusivo).

Cassazione penale sez. V, 26/10/2017, n.53984

Tentato furto in appartamento con violenza sulle cose

In tema di perdono giudiziale la minore età dell’imputato non legittima di per sé il presupposto per la concessione se non si prova che vi sia anche una evoluzione positiva della personalità idonea per l’applicazione dell’istituto che ha una precipua valenza morale.

(Nel caso di specie, si trattava di un tentato furto in appartamento con violenza sulle cose e con modalità che evidenziavano la gravità del reato, quali la forzatura della serranda con piegamento delle lamiere con vistosi incavi sugli infissi e con l’utilizzo di cacciaviti tre di introduzione nel cortile scavalcando la ringhiera).

Corte appello Torino, 22/01/2019, n.6

Aprire la serratura della saracinesca dell’esercizio

Premessa la fondatezza della doglianza dell’appellante circa la intervenuta qualificazione della vicenda in esame come furto in luogo destinato a privata dimora ex art. 624 -bis c.p., infondata è invece la richiesta di esclusione della contestata aggravante del mezzo fraudolento, atteso che nella specie l’imputato ha avuto agevole accesso nell’esercizio commerciale avvalendosi di un mazzo di chiavi originali destinate ad uno dei collaboratori del titolare, a prescindere dalle precise modalità di apprensione da parte sua, se cioè perché consegnatogli deliberatamente per la commissione del furto, ovvero asportato, comunque concretizzato senz’altro l’utilizzo di un mezzo fraudolento per aprire la serratura della saracinesca dell’esercizio, essendosi trattato dell’uso di una chiave vera la cui disponibilità era stata ottenuta dall’agente indebitamente.

Corte appello Roma sez. III, 24/04/2017, n.1623

Contratto di assicurazione contro i furti

Le clausole che in un contratto di assicurazione contro i furti subordinano la garanzia assicurativa all’adozione di determinate misure di sicurezza concernono non già la limitazione di responsabilità dell’assicuratore, bensì l’individuazione e la delimitazione del rischio, ponendosi quelle misure come presupposto di operatività della garanzia.

(Nella specie si è esclusa l’operatività della garanzia, prevista solo nell’ipotesi in cui i ladri avessero forzato e manomesso le normali chiusure del negozio, poiché nel caso “de quo” le saracinesche non erano abbassate ed era stato sufficiente forzare la serratura della porta d’ingresso).

Tribunale Reggio Calabria, 30/09/1986



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