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Depressione post partum: ultime sentenze

20 Luglio 2020 | Autore:
Depressione post partum: ultime sentenze

Sintomi, cause e consigli utili. Scopri le ultime sentenze su questo disturbo dell’umore.

Cos’è la depressione post partum (definita anche depressione puerperale)? Si tratta di un disturbo che colpisce, con diversi livelli di gravità, le neomamme e, il più delle volte, si manifesta tra la sesta e la dodicesima settimana a seguito della nascita del figlio.

La neomamma si sente irritabile, nervosa e triste senza motivo. In più, ritiene di non essere all’altezza nei confronti degli impegni che è destinata ad affrontare. Inoltre, percepisce vergogna mista a senso di colpa. Spesso, si dà per scontato che una neomamma debba essere sempre felice. Non è così. Si tratta di un falso mito. La paura di essere ritenute madri inadeguate, alimentata da aspettative poco realistiche, può portare le donne a sentirsi poco inclini a cercare aiuto. Genitori non si nasce, ma si diventa giorno per giorno.

La depressione post partum incide anche sull’abilità della donna nell’instaurare un legame ed uno scambio di emozioni con il proprio bambino. L’interscambio è fondamentale per un’efficace relazione madre-bambino al fine di prevenire le conseguenze a lungo termine sullo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo del piccolo.

Ma quali sono i sintomi e quali sono le cause? Te ne parlerò nei prossimi paragrafi, dopodiché potrai trovare le ultime sentenze sulla depressione post partum.

Depressione post partum: i sintomi

Ecco i sintomi più frequenti della depressione post partum:

  • incapacità di pensare lucidamente;
  • tristezza, abbattimento, sentirsi “giù” per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno;
  • disturbi del sonno;
  • cambiamenti nell’appetito;
  • perdita di energia, facile stanchezza;
  • disinteresse nei confronti del bambino;
  • timore di poter fare del male al bambino o a se stesse;
  • agitazione, irrequietezza o invece rallentamento;
  • perdita di interesse e di piacere nei confronti di attività che prima di solito piacevano;
  • senso di valere poco, di essere una fallita, di essere inutile o senso di vuoto;
  • senso di colpa eccessivo, convinzione di essere indegna;
  • difficoltà a concentrarsi a lungo nelle cose che si fanno o di prendere decisioni, anche piccole;
  • preoccupazione costante nei confronti del bambino (anche in assenza di problemi oggettivi);
  • pensieri negativi ricorrenti, anche idee come “non vale la pena vivere”.

Depressione post partum: le cause

Il ministero della Salute individua le cause della depressione post partum. Si tratta di cause di ordine biologico, genetico e psico-sociale.

Cause biologiche

La depressione può essere causata da cambiamenti nella regolazione dei cosiddetti neurotrasmettitori quali la serotonina e la noradrenalina, sostanze chimiche che controllano nel cervello il passaggio degli impulsi nervosi.

La diminuzione della noradrenalina porta a minore iniziativa (minore capacità, ad esempio, di lavarsi, di uscire, eccetera), mentre la diminuzione della serotonina porta a un peggioramento nel sonno, ad avere una cattiva interazione con gli altri e aumenta la tendenza a pensare ossessivamente alle stesse cose.

Cause genetiche

I parenti di primo grado di una persona con disturbo depressivo maggiore hanno un rischio 2-3 volte più alto di avere nella loro vita un episodio depressivo.

Cause psico-sociali

Il rischio di depressione è maggiore nelle persone tese, con scarsa stima di sé, tendenti al pessimismo, poco fiduciose.

Gli episodi depressivi possono essere preceduti e favoriti da eventi e situazioni stressanti, vengono vissuti da chi è portato alla depressione come difficoltà o perdite gravi e insuperabili o come fallimenti.

Depressione post partum: consigli utili

Cerca qualcuno con cui parlare, confrontati con altre mamme; capirai così che non sei la sola a sperimentare certi sentimenti. Prenditi del tempo per stare con il tuo partner. Non concentrarti ossessivamente sul bambino; prima di avere un figlio eravate una coppia: continuate ad esserlo.

Lascia che amici e parenti ti diano una mano nella gestione della casa e del neonato. Riduci le tue aspettative nei confronti delle pulizie di casa. Cerca piuttosto di dedicare il tempo libero che ti rimane per attività più piacevoli, come una chiacchierata con un’amica, un bagno caldo, una passeggiata.

Se ti senti sola, stanca, frustrata, lascia il bambino a qualcuno di cui ti fidi e prenditi del tempo per te stessa. Non devi sentirsi in colpa per questo. Cerca di coinvolgere e incoraggiare il papà nella cura del bambino. Cerca di riposare il più possibile dormendo quando il bambino dorme.

Depressione post partum e maltrattamenti in famiglia

In tema di maltrattamenti in famiglia, il delitto contestato presuppone l’accertamento di una condotta abituale, volta a creare una condizione di soggezione ed asservimento della persona di famiglia, finalità che deve essere consapevolmente avuta di mira dall’autore nello svolgimento di tale pratica sopraffattrice (nella specie, la Corte ha annullato con rinvio per difetto di motivazione la sentenza di condanna emessa nei confronti del marito che aveva aggredito in tre circostanza la moglie. A detta della Corte, i giudici del merito avevano omesso di valutare se tale condotta fosse stata dettata dalla volontà, seppur impropria, di scuotere la donna dalla situazione di torpore e dalla mancanza di iniziativa ed interesse nella quale risultava essere stata relegata per effetto di una depressione post parto, o se fosse stata determinata dalla volontà di indurla in una situazione di costante soggezione).

Cassazione penale sez. VI, 28/03/2012, n.15680

L’impossibilità della madre di provvedere all’assistenza della prole

L’impossibilità della madre di provvedere all’assistenza della prole di età inferiore ai tre anni, prevista dall’art. 275, comma 4, c.p.p. come condizione ostativa all’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti del padre, non è giustificata dalla depressione post partum quando tale disturbo non assume il carattere dell’assolutezza.

Tribunale Catanzaro sez. II, 02/07/2009

Risarcimento del danno biologico

Nel caso in cui un intervento di sterilizzazione eseguito su una donna non riesca per imperizia del medico, spetta alla madre il risarcimento del danno biologico (nella specie, depressione) patito in conseguenza della nascita, ed a tutti e due i genitori il risarcimento del danno patrimoniale consistente nelle spese causate dal parto e negli oneri di mantenimento della prole. Nella liquidazione di questi ultimi, tuttavia, deve tenersi debito conto del vantaggio che il figlio, una volta cresciuto, verosimilmente arrecherà alla famiglia d’origine.

Tribunale Venezia, 10/09/2002



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17 Commenti

  1. Purtroppo ci sono tante donne che soffrono di depressione post partum e non gioiscono del miracolo più bello a cui hanno potuto dar vita. Questo malessere psicologico rischia di portarle a commettere le brutte notizie di cronaca che spesso ascoltiamo ai telegiornali. Bisognerebbe riconoscere subito i primi campanelli dall’allarme e confidarsi e lasciarsi aiutare.

  2. Eppure ci sono donne che vorrebbero tanto avere un figlio e non possono averlo e magari dall’altro lato ci sono donne che per evitare l’aborto e per una questione sociale se lo tengono ma poi cadono in una profonda depressione allontanandosi da tutti, diventando scontrose e respingendo famiglia e marito…

  3. Il mio consiglio non appena chi sta intorno alla neomamma si accorge che c’è qualcosa che non va nello stato d’animo e nell’approccio con il neonato?Parlare, manifestare le paure e le preoccupazioni, rivolgersi ad uno specialista. In ogni caso, nessuno nasce genitore, ma si impara ad esserlo giorno per giorno in famiglia

  4. Purtroppo è vero. se una mamma cada nella depressione post partum, è come se avesse un vero e proprio rifiuto verso il bambino e verso la sua figura di mamma, si sente che il piccolo è diventato un intralcio, bruttissimo da dire e anche solo da pensare… Queste donne devono essere seguite, accolte e comprese per uscire dal tunnel e riscoprirsi sia donne che mamme

  5. Credo che la depressione post partum sia davvero brutta perché va innescare dei meccanismo mentali nella neomamma particolari che le fanno vivere questa meravigliosa esperienza come un incubo. Ora, credo che bisogna sempre rivolgersi agli esperti e stare vicino a queste mamme per poter imparare a gestire le emozioni negative e comprendere che diventando mamme si continua ad essere donne, non bisogna annullarsi né trascurarsi perché questo andrebbe ad inficiare sia il proprio benessere psicofisico, sia il rapporto con il proprio bambino sia quello con il proprio partner

  6. Ci sono casi che si sviluppano dal nulla e casi in cui a mio parere c’è un’insoddisfazione pregressa. Magari si porta avanti la gravidanza per compiacere qualcuno (marito, compagno, genitori, aspettative sociali) oppure perché si crede di volere un figlio ma in realtà non si è pronti (ma la verità è che non si è mai pronti) e magari si vede il nascituro come un ostacolo alla realizzazione personale e alla concretizzazione di alcune esperienze di vita che, avendo un figlio, diventano difficili da realizzare… Ed ecco che poi quel malessere inespresso sfocia in depressione post partum…

  7. I bambini sono un miracolo! Mi viene difficile pensare che ci siano donne che arrivino a provare sensazioni negative quando diventano mamme (a parte le situazioni particolari di disagio legate magari ad una violenza o ad altre problematiche). Credo che la vita sia un dono meraviglioso e quando arriva un bambino può dare un senso ad ogni cosa… Certo, poi, ognuno la pensa a modo suo. Ci mancherebbe.

  8. In queste situazioni, i familiari e il marito/compagno devono aiutare la neomamma ad affrontare questa condizione e ad uscirne al meglio. Bisogna rassicurare la neomamma e farla sentire apprezzata e amata perché a mio parere non c’è miglior terapia dell’amore.

  9. Nel mondo, esistono così tanti casi, ci sono talmente tante storie che non è il caso di giudicare chi si ritrova a vivere un malessere nel diventare madre… Io non so cosa si innesca davvero nella mente della donna ma immagino che non sia dettato dalla sua volontà e che il cervello sia come un velo di cipolla. E’ importante intervenire con l’aiuto di uno specialista e contribuire al superamento di questa condizione

  10. Una ragazza che conosco, dopo il parto, ha iniziato a soffrire di depressione post partum. Non guardava il suo bambino con gli occhi dell’amore, ma sembrava fosse per lei un ostacolo, un fastidio, era come se non lo volesse e non accettasse di esser diventata madre. Tutte noi le siamo state vicine e abbiamo cercato di aiutarla ad affrontare questo periodo che, anche con il supporto di uno specialista, è riuscita a superare. Almeno, ad oggi, sembra sia cambiata. Mi auguro che il cambiamento sia sincero e che quando nessuno di noi le sta accanto non maltratti il piccolo.

  11. Ci sono donne che vedono nei propri figli un impedimento alla loro felicità. Non tutte sono portate e diventare mamme. La maternità è una cosa seria. Non è che l’istinto materno sia qualcosa di connaturato come qualcuno pensa. C’è chi non ci pensa proprio a mettere al mondo un figlio perché non ama i bambini, perché non è portata a prendersi cura di un bimbo, perché è focalizzata solo su sé stessa. Insomma, si tratta di scelte di vita, discutibili o meno, ma sempre meglio essere coerenti piuttosto che poi fare un figlio e disinteressarsene lasciandolo crescere ai nonni e alla baby sitter

  12. Ci sono tante tragiche storie di cronaca in cui i bambini vengono abbandonati, maltrattati, uccisi appena nati. Credo che i medici debbano appurare lo stato mentale della neomamma e accertarsi che il bambino sia in buone mani, perché nessuno può immaginare cosa potrebbe succedere tra le mura domestiche se una persona è mentalmente instabile e questo fatto della depressione post partum e tutte le terribili vicende che si sentono nei telegiornali fanno accapponare la pelle. Ma come si fa a fare del male ad una creaturina che è sangue del tuo sangue e che è stata in te per ben 9 mesi. Resto scioccato!

  13. Io posso capire che diventare genitore ti stravolge la vita, ma tu lo metti in conto sin da quando scopri di essere incinta. Quindi, devi fare una scelta se la gravidanza è imprevista. Eppure, anche qui, mi verrebbe da fare alcune considerazioni, ma evito perché sono contraria all’aborto a meno che non ci siano gravissime complicazioni. Ma vi rendete conto che ci sono tantissime famiglie che vorrebbero un figlio e che non riescono ad averlo? Diventare genitori è dura, ma è un “lavoro” che ti ripaga con tutto l’amore che tu possa immaginare. E’ un’avventura fantastica. Perciò, magari la depressione post partum, può senz’altro comparire ma si può superare se la neomamma si rende conto della meraviglia che la vita le ha riservato

  14. Io e la mia compagna eravamo molto spaventati non appena abbiamo scoperto che lei era incinta. Eravamo preoccupati perché le nostre condizioni economiche erano precarie e non sapevamo come andare avanti…Lei era casalinga e dopo qualche mese con l’umore a terra, grazie al sostegno della nostra famiglia e ai miei turni sfiancanti di lavoro, siamo riusciti a mettere da parte un gruzzoletto che ci potesse permettere di accogliere con serenità il nostro bebè. Non vi dico le immense emozioni che abbiamo provato quando l’abbiamo visto. Tutte le paure ed i problemi cono scomparsi

  15. Una mia cara amica è totalmente cambiata da quando ha avuto il suo bambino. Era spaventata, e la paura ci sta perché non sai se ciò che fai vada bene oppure no, cosa sia meglio per il tuo bambino. E poi star dietro a tutti gli esperti e le esperte improvvisati che dicono come comportarti e come intervenire. Insomma, per tutte la maternità può generare un po’ di stress. Ma lo stress è piacevole perché hai il cuore pieno di gioia per l’arrivo del tuo bambino che arricchirà la tua vita di gioia. Il punto è che questa mia amica era solo stressata e triste. Cioè non pensava alle cose positive della maternità, ma soltanto alle cose negative. Trattava il figlio come un peso. Insomma, l’abbiamo portata da uno psicologo. Speriamo possa cambiare il suo approccio alla vita e alla maternità

  16. Io consiglio alle neomamme di sfogarsi sempre, esternare le proprie paure e le proprie emozioni, confrontarsi con chi ci è già passata affinché possano affrontare al meglio l’arrivo del bambino e possano avere maggiori consapevolezze. Talvolta, qualcuna si lascia condizionare dalle paure, dalle parole di altra gente, dal cambiamento del proprio corpo e della propria quotidianità, dei sacrifici, ecc. In ogni caso, è bene farsi aiutare e rivolgersi ad uno psicologo, uno psicoterapeuta. Purtroppo, spesso, sentiamo parlare delle brutte esperienze di chi arriva a far del male ai propri piccoli…

  17. mia moglie era seriamente depressa. E’ stata una depressione pre-parto. Non si faceva neppure sfiorare. Aveva perso la voglia di vivere, di essere moglie, madre, compagna, amica. Non riuscivo a spiegarmi tutta questa situazione finché ne ho parlato con terapista di coppia e lui ci ha detto di iniziare un percorso per ricominciare a parlare e a confidarci, per riconquistare la sua fiducia e per accogliere la nuova vita in arrivo. Quando il nostro piccolo è nato, ci ha trovati pronti come genitori e come marito e moglie

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