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Scivolamento infortunio lavoro: ultime sentenze

19 Luglio 2020
Scivolamento infortunio lavoro: ultime sentenze

Omissione delle misure di sicurezza; infortunio sul lavoro occorso a un lavoratore; domanda di danno differenziale patito dalla dipendente; riparto onere della prova in caso di danno alla salute; responsabilità per violazione delle norme antinfortunistiche.

Scivolamento dalle scale

Deve essere confermata la decisione dei giudici del merito che hanno escluso ogni responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio occorso ad una lavoratrice, addetta alla mensa, che era scivolata dalla scale mentre trasportava una cassa di bottiglie d’acqua, atteso che al datore non poteva essere imputata alcuna inosservanza delle norme di sicurezza e mancava ogni nesso causale della caduta con la prestazione lavorativa svolta, le cui modalità non imponevano l’adozione delle cautele invocate dalla lavoratrice ovvero l’adozione di un montacarichi o l’installazione di listelli antisdrucciolo.

Cassazione civile sez. lav., 28/10/2014, n.22827

Tutela delle condizioni di lavoro

L’art. 2087 c.c. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, in quanto la responsabilità del datore di lavoro – di natura contrattuale – va collegata alla violazione degli obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento; ne consegue che incombe al lavoratore che lamenti di avere subito, a causa dell’attività lavorativa svolta, un danno alla salute, l’onere di provare, oltre all’esistenza di tale danno, la nocività dell’ambiente di lavoro, nonché il nesso tra l’una e l’altra, e solo se il lavoratore abbia fornito tale prova sussiste per il datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno e che la malattia del dipendente non è ricollegabile alla inosservanza di tali obblighi.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva rigettato la pretesa risarcitoria della lavoratrice – caduta in ufficio scivolando su di una carpetta di plastica trasparente portadocumenti – sul presupposto che non era stata provata la nocività dell’ambiente di lavoro, non emergendo quale misura organizzativa fosse adottabile per evitare l’infortunio).

Cassazione civile sez. lav., 08/10/2018, n.24742

Scivolamento sul luogo di lavoro

Per individuare il luogo di lavoro rispetto al quale incombe una posizione di garanzia occorre individuare una correlazione con una specifica organizzazione imprenditoriale alla quale il luogo accede in funzione servente; tale correlazione esiste se su detto luogo possano e debbano estendersi i poteri decisionali del vertice aziendale (fattispecie relativa all’infortunio occorso al dipenedente di una società proprietaria di un negozio di parrucchiera sito all’interno di una galleria di un centro commerciale. Nel transitare all’ingresso dell’edificio, scivolava sul pavimento parzialmente coperto da tappeti mobili e bagnato per l’acqua caduta dall’ombrello di una cliente che la precedeva).

Cassazione penale sez. IV, 09/09/2015, n.40721

Fornitura di protesi da parte dell’Inail

Un lavoratore, pur indossando calzature antinfortunistiche, scivolava su una lastra di ghiaccio, formatasi sul pavimento di una cella frigorifera per un malfunzionamento, di cui era a conoscenza il datore di lavoro, di un macchinario.

In conseguenza della rovinosa caduta il lavoratore riportava una lesione all’integrità psico-fisica, di cui chiedeva il risarcimento integrale al datore di lavoro, trattandosi di evento accaduto prima della socializzazione del suddetto pregiudizio.

Entrambi i giudici di merito accertavano la responsabilità civile del datore di lavoro, escludendo che l’infortunio fosse derivato da un comportamento, anomalo o imprevedibile, rimproverabile alla medesima vittima, liquidandole il risarcimento sia per il danno biologico sia per il danno emergente corrispondente al costo sopportato per l’acquisto di una protesi dentaria, la cui fornitura non spettava all’Inail poiché l’apparecchio riguardava postumi non incidenti sulla attitudine al lavoro.

Con ricorso per cassazione il datore di lavoro, oltre a contestare la propria responsabilità, con il terzo motivo di ricorso si doleva dell’imputazione a sé del costo relativo alla protesi dentaria, rilevandone la inclusione nella tutela previdenziale assicurata dall’Inail.

Cassazione civile sez. lav., 02/10/2018, n.23885

Responsabilità del datore nell’infortunio 

In merito alla domanda di danno differenziale patito dalla dipendente, ai fini dell’accertamento del danno differenziale, è sufficiente che siano dedotte in fatto dal lavoratore circostanze che possano integrare gli estremi di un reato perseguibile d’ufficio, sottolineando che anche la violazione delle regole di cui all’art. 2087 c.c., norma di cautela avente carattere generale, è idonea a concretare la responsabilità penale. Nella specie, è emerso chiaramente che lo scivolamento della medesima lungo la scala è stato determinato dall’assenza dei dispositivi atti a prevenirlo che era compito del datore di lavoro apprestare.

Corte appello Catanzaro sez. lav., 19/03/2018, n.30

Violazione delle norme antinfortunistiche

In materia di responsabilità per violazioni delle norme antinfortunistiche, il datore di lavoro obbligato alle prescrizioni dettate per la sicurezza dei luoghi di lavoro va identificato in colui che riveste tale ruolo nell’organizzazione imprenditoriale alla quale accede il luogo di lavoro in cui si è verificato l’infortunio.

(In applicazione del principio la S.C. ha annullato con rinvio la sentenza con la quale era stata affermata la responsabilità dell’amministratore delegato della società proprietaria della Galleria commerciale all’ingresso della quale una dipendente di uno dei negozi siti all’interno della stessa era scivolata, procurandosi lesioni, giacché mancava la dimostrazione che il luogo dove si era verificato l’incidente fosse qualificabile come “luogo di lavoro” per la società proprietaria dell’immobile).

Cassazione penale sez. IV, 09/09/2015, n.40721

Esclusione della responsabilità datoriale

Deve essere confermata la decisione dei giudici del merito, che hanno escluso ogni responsabilità del datore di lavoro per l’infortunio occorso ad una lavoratrice, scivolata nel corridoio di un garage della sede datoriale, allorchè sia emerso che non vi erano vizi di manutenzione o di insidia legata alle pulizie, nonchè vi era una conoscenza, da parte della lavoratrice, del tratto di pavimento in questione; circostanze tutte che hanno indotto ad escludere ogni responsabilità datoriale.

Cassazione civile sez. lav., 13/04/2015, n.7388

La configurabilità dell’infortunio in itinere

Alla stregua di un’interpretazione letterale nonché logico-sistematica dell’art. 12 del d.lg. n. 38 del 2000, la configurabilità di un infortunio “in itinere” comporta il suo verificarsi nella pubblica strada e, comunque, non in luoghi identificabili in quelli di esclusiva proprietà del lavoratore assicurato o in quelli di proprietà comune, quali le scale ed i cortili condominiali, il portone di casa o i viali di complessi residenziali con le relative componenti strutturali.

(Nella specie la S.C., in applicazione del principio di cui in massima, ha cassato la decisione della corte territoriale che aveva riconosciuto l’occasione di lavoro nell’infortunio occorso al lavoratore scivolando sul portone di casa mentre si recava al lavoro, sul presupposto che nella nozione di luogo di abitazione, quale inizio del normale percorso per raggiungere la sede lavorativa, dovessero ritenersi incluse anche le pertinenze della stessa, che il lavoratore deve necessariamente percorrere per recarsi nel luogo di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 16/07/2007, n.15777

L’indennizzabilità dell’infortunio sul lavoro

L’occasione di lavoro che, a norma dell’art. 2 del d.P.R. n. 1124 del 1965, condiziona l’indennizzabilità dell’infortunio sul lavoro, è ravvisabile, non solo nelle ipotesi di rischio specifico proprio della prestazione di lavoro, ma anche quando si concretizza un rischio cosiddetto improprio, che cioè, seppur non intrinsecamente connesso allo svolgimento tipico del lavoro svolto dal dipendente, sia comunque insito in un’attività prodromica o strumentale allo svolgimento delle mansioni, come avviene nel caso dell’infortunio in itinere.

(In applicazione di tale principio, la Corte, onerando il giudice del rinvio anche della questione dell’applicabilità al caso dello “ius superveniens” costituito dall’art. 12 della legge n. 38 del 2000, considerato come conforme all’orientamento giurisprudenziale enunciato, ha cassato con rinvio la sentenza del giudice di merito che, in relazione ad una fattispecie relativa a due lavoratrici scivolate sulle scale mentre si recavano, dopo aver timbrato il cartellino marcatempo, negli spogliatoi al piano seminterrato dell’edificio Usl, presso il quale prestavano servizio come infermiera e operatrice tecnica, per indossare la divisa di lavoro, aveva rigettato la domanda sulla base della genericità del rischio).

Cassazione civile sez. lav., 13/05/2002, n.6894

Lavoratore scivolato sulle scale condominiali

L’infortunio “in itinere”, come tale indennizzabile ai sensi dell’art. 12 d.lg. n. 38 del 2000, non sembra configurabile oltre che nell’ipotesi di infortunio subito dal lavoratore nella propria abitazione (o nel proprio domicilio o dimora) – anche in quella di infortunio verificatosi nelle scale condominiali od in altri luoghi di comune (e forzosa) proprietà privata; nè è di utilità per il lavoratore certificare una qualsiasi forma di collegamento tra (abituali) condotte spiegate all’interno dell’abitazione e dei luoghi condominiali ed attività lavorativa, in quanto è la stessa natura di detti luoghi a far escludere la ipotesi di realizzazione dell’infortunio “in itinere” (nella specie la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva riconosciuto indennizzabile l’infortunio “in itinere”, occorso al lavoratore scivolato sulle scale condominiali mentre usciva dalla propria abitazione per recarsi al lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 09/06/2003, n.9211

Nesso di causalità tra l’attività lavorativa ed il sinistro

In tema di occasione di lavoro, ciò che è rilevante, ai sensi dell’art. 2 d.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124, per la sussistenza del diritto alla tutela assicurativa contro gli infortuni sul lavoro è il nesso di causalità tra l’attività lavorativa ed il sinistro, condizionante l’indennizzabilità dell’infortunio subito dal lavoratore.

Tale nesso presuppone non solo una mera correlazione cronologica e topografica, o un collegamento marginale, tra prestazione di lavoro ed evento dannoso, ma il collegamento con l’attività lavorativa vera e propria.

(Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso che potesse essere considerata inerente all’esecuzione del lavoro la condotta dell’assicurato, che nell’uscire dai locali della banca siti all’interno della fabbrica, per raggiungere il posto di lavoro, era scivolato nel viale costituito da gradoni ricoperti da erba e bagnati dalla pioggia, che conduce al padiglione in cui prestava la propria attività lavorativa, riportando una frattura).

Cassazione civile sez. lav., 09/08/2003, n.12035

Scivolamento su di una scala in muratura sprovvista di corrimano

Il datore di lavoro, quale diretto responsabile della sicurezza del lavoro, deve operare un controllo continuo e pressante per imporre che i lavoratori rispettino la normativa prevenzionale e sfuggano alla tentazione di sottrarvisi anche instaurando prassi di lavoro magari di comodo, ma non corrette e foriere di pericoli.

La responsabilità si può escludere solo nell’ipotesi tipica di comportamento “abnorme” nel caso in cui il lavoratore violi “con consapevolezza” le cautele impostegli, ponendo in essere in tal modo una situazione di pericolo che il datore di lavoro non può prevedere e certamente non può evitare.

(Nella specie, il responsabile dei lavori e il delegato alla sicurezza del cantiere sono stati ritenuti responsabili, per colpa generica e specifica, di un infortunio sul lavoro occorso a un lavoratore il quale, scivolando su di una scala in muratura, sprovvista di corrimano, a ridosso dell’area oggetto dei lavori di ristrutturazione, precipitava dal lato aperto della stessa, da un’altezza di circa tre metri, rovinando violentemente al suolo e procurandosi lesioni dalle quali derivava una malattia e un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai 40 giorni).

Cassazione penale sez. fer., 12/08/2010, n.32357



5 Commenti

  1. Quali sono le conseguenze dell’infortunio o della malattia professionale? Quando l’INAIL risarcisce l’infortunio sul lavoro?

    1. L’assicurazione dell’INAIL scaturisce tutte le volte in cui l’infortunio o la malattia siano stati determinati in occasione del lavoro. In pratica il lavoro deve aver determinato il rischio, anche se poi questo è avvenuto al di fuori dell’orario di lavoro. In particolare è necessario che vi sia un rapporto di causa-effetto tra il danno patito e l’attività lavorativa svolta (la seconda cioè deve essere causa del primo). Non è sufficiente un semplice collegamento marginale o la semplice coincidenza temporale. Ad esempio, una persona cardiopatica che subisce un infarto sul lavoro non può dare la colpa al datore di lavoro se non è l’ambiente lavorativo la causa del danno.

      Affinché vi sia questo rapporto di causa-effetto tra l’evento (l’infortunio o la malattia professionale) e l’ambiente lavorativo è necessario che il rischio sia:
      specifico proprio: ossia tipico della prestazione lavorativa;
      ambientale, legato quindi ad una lavorazione pericolosa protetta;
      specifico improprio: cioè legato ad un’attività connessa allo svolgimento delle mansioni;
      generico aggravato, che si determina in presenza di condizioni che sottopongono il lavoratore a un rischio più intenso e frequente (come ad esempio l’infortunio in itinere).
      Invece l’INAIL non risarcisce per i rischi generici o quelli determinati dalla condotta volontaria e arbitraria del dipendente, tale da non poter essere neanche prevista ed evitata. È quest’ultimo il cosiddetto rischio elettivo ossia quel rischio causato dalla condotta del lavoratore, volontaria ed arbitraria, eccezionale, abnorme ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, ovvero illogica ed estranea alle finalità produttive; diretta a soddisfare un impulso meramente personale del lavoratore; comportante un rischio diverso da quello cui il lavoratore sarebbe assoggettato.

    2. Dall’infortunio sul lavoro o dalla malattia professionale scaturiscono di solito due conseguenze: l’inabilità al lavoro; la morte.

  2. Quando la malattia professionale è indennizzabile? Quali sono le malattie tabellate e quelle malattie non tabellate?

    1. Le malattie tabellate sono quelle inserite in un particolare elenco dell’INAIL. Chi si ammala di una di queste malattie è esonerato dall’onere della prova di dimostrare che la causa è stata determinata dall’ambiente lavorativo. il lavoratore deve provare soltanto lo svolgimento di mansioni rientranti nell’ambito delle lavorazioni tabellate e l’esistenza di una malattia espressamente prevista. Le malattie non tabellate sono quelle che non rientrano nelle predette tabelle, ma che non per questo non vengono risarcite. Tuttavia qui spetta all’infortunato dimostrare la dipendenza della malattia dal lavoro.
      La malattia professionale è indennizzabile a condizione che:
      sia contratta nell’esercizio delle attività assicurate;
      sia determinata dalla cosiddetta “causa lenta”, cioè una graduale, lenta e progressiva azione lesiva sull’organismo del lavoratore (diversamente dall’infortunio sul lavoro che si caratterizza per una lesione determinata da una causa violenta);
      sia dipesa dall’ambiente lavorativo.

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