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Scambio di immagini erotiche: cosa si rischia

12 Giugno 2020 | Autore:
Scambio di immagini erotiche: cosa si rischia

Sexting: quali sono i rischi? È reato ricevere i selfie osé di un minorenne? Revenge porn: quando si integra il delitto?

Internet ha reso tutto molto più fluido: è sufficiente uno smartphone per poter scattare foto, effettuare riprese, registrare un audio e immetterlo nel mondo virtuale in pochi secondi. La facilità con cui è possibile trasmettersi dati e informazioni diventa preoccupante allorquando i contenuti in questione sono di un certo tipo: mi riferisco alle immagini a sfondo sessuale. Ora, è chiaro che rubare foto osé e divulgarle può costituire reato; ma cosa succede se lo scambio di immagini erotiche è volontario? Si tratta di una condotta lecita?

La pratica del sexting (termine inglese con cui si identifica lo scambio di foto o video sessualmente espliciti, spesso realizzati col cellulare e trasmessi tramite chat o sms) è molto diffusa, soprattutto tra le giovani coppie e gli utenti di internet che frequentano siti di incontri e chat erotiche. Lo scambio di immagini a sfondo sessuale, se in genere non presenta alcun problema quando avviene tra persone adulte e consenzienti, può diventare un problema serio nell’ipotesi in cui le persone coinvolte siano minorenni, in quanto la legge italiana punisce la detenzione di materiale pedopornografico. Ma non solo.

Il rischio di scambiarsi immagini erotiche sta anche nella possibilità che colui che le riceve ne faccia un uso non gradito a chi le ha inviate: in ipotesi del genere può scattare il reato di revenge porn. Con questo articolo cercheremo di fare chiarezza sullo scambio di immagini erotiche, analizzando tutti i diversi profili di illiceità.

Sexting: è legale scambiarsi foto erotiche?

Andiamo con ordine e cominciamo ad affrontare il primo problema. Scambiarsi volontariamente immagini erotiche costituisce reato? Pensa ai fidanzati che si scattino dei selfie in abbigliamento intimo per poi inviarseli.

Poiché il sexting (cioè, lo scambio di foto osé) presuppone la volontarietà di chi invia e di chi riceve, possiamo tranquillamente affermare che nessun reato viene commesso. Dunque, due persone sono libere di immortalarsi in situazioni a sfondo sessuale senza temere di commettere alcun reato.

Scambio di foto erotiche con minorenne: è reato?

Quanto appena detto nel precedente paragrafo vale anche per il sexting tra minorenni: la foto erotica scattata da un minore di diciotto anni e inviata spontaneamente ad altra persona (anche se adulta) non costituisce reato.

Secondo il codice penale, il delitto di detenzione di materiale pedopornografico [1] presuppone che il materiale erotico sia realizzato utilizzando minori degli anni diciotto.

In altre parole, affinché si integri il delitto di cui parliamo è necessario che una persona sfrutti un minorenne per produrre contenuti hard, nel senso che il video o la foto siano realizzati da soggetto diverso dal minore o su pressione di questi.

Dunque, se un minore decide in piena libertà di farsi un autoscatto osé e di inviarlo ad altri, allora colui che lo riceve non si macchierà del reato di detenzione di materiale pedopornografico.

Le cose cambiano se la foto viene fatta (anche sotto forma di selfie) su pressione o insistenza di altro individuo: in questa ipotesi, in assenza di consenso del minore, sicuramente si tratterà di materiale pedopornografico punibile per legge.

Diffusione immagini erotiche: cosa si rischia?

Il discorso cambia nell’ipotesi in cui la persona che abbia ricevuto le immagini erotiche si metta poi a diffonderle ad altri, magari condividendole sui social oppure nei gruppi di chat. Cosa accade in questa ipotesi? Cosa rischia chi diffonde le immagini erotiche?

In passato la giurisprudenza [2] aveva stabilito che non solo l’invio (e la ricezione) di selfie a sfondo sessuale non era reato, ma non lo era nemmeno la condotta di chi, ricevuti gli scatti osé, aveva poi provveduto a girarli a terze persone.

Non costituiva un crimine neppure la diffusione di immagini erotiche di minori, quando questi ultimi si erano consapevolmente ritratti e avevano inviato lo scatto ad altri.

Questo perché il reato di cessione di materiale pedopornografico, come detto sopra, è perseguibile penalmente solo qualora il materiale in questione sia stato realizzato mediante lo sfruttamento del minore da parte di terzi.

Quanto appena asserito, però, deve essere rivisto alla luce dell’introduzione (avvenuta nel luglio del 2019) del reato di diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti, meglio conosciuto come revenge porn. Vediamo di cosa si tratta.

Revenge porn: cos’è e com’è punito?

Il revenge porn punisce la cessione di contenuti hard senza il consenso di chi li ha realizzati, a prescindere dall’età della persona ritratta.

Per la precisione, il codice penale [3] dice che chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 5mila a 15mila euro.

La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video di cui sopra, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.

Dunque, il codice penale punisce ora anche la diffusione di immagini o video a sfondo erotico di cui la persona è in possesso perché inviati spontaneamente da chi li ha realizzati; la pena scatta, però, solamente se la cessione, diffusione o pubblicazione di tale materiale abbia lo specifico fine di arrecare danno alla persona ritratta.

Pertanto, il delitto di revenge porn si integra quando:

  • colui che ha realizzato o sottratto le immagini a contenuto sessualmente esplicito le diffonde senza il consenso della persona ritratta;
  • colui che ha ricevuto dette immagini, pur non avendovi preso parte in alcun modo (pensa a colui che riceve via WhatsApp le foto della fidanzata dell’amico), le diffonde con lo scopo di arrecare un danno.

In sintesi, la legge punisce a trecentosessanta gradi la diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti, sottoponendo alla medesima pena tanto colui che ha diffuso il materiale osé perché lo aveva personalmente realizzato (pensa al fidanzato che abbia scattato alcune foto alla fidanzata e poi le pubblichi), tanto colui che, entrato in possesso di tali contenuti, contribuisca alla loro diffusione con lo scopo preciso di arrecare un pregiudizio (anche soltanto morale o sociale) alla persona ritratta.


note

[1] Art. 600-quater cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 11675/2016.

[3] Art. 612-ter cod. pen.

Autore immagine: Depositphotos.com


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