Magistratura: una proposta per riformare il Csm

11 Giugno 2020
Magistratura: una proposta per riformare il Csm

Il progetto di Lettera 150 per frenare le correnti: elezioni in doppio turno con il primo a sorteggio, niente rieleggibilità, disciplina più trasparente.

Della riforma del Consiglio Superiore della Magistratura si parla da tempo ma il dibattito si è acceso di recente, quando è esploso il “caso Palamara” che ha reso evidente le degenerazioni del sistema correntizio che domina la magistratura in particolare nelle promozioni e nomine dei capi degli uffici.

Ora, in attesa che prenda corpo il progetto di riforma del Csm annunciato dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, prende l’iniziativa un gruppo consolidato di professori universitari, chiamato Lettera 150, che formula la sua proposta in quattro punti per rivedere le modalità di composizione del Consiglio Superiore, con l’obiettivo – spiegano i proponenti all’agenzia stampa Adnkronos – di «superare la degenerazione correntizia e la politicizzazione della magistratura».

Gli obiettivi

«La magistratura penale – si legge nella nota-illustrativa del progetto – in specie quella inquirente, ha acquisito un potere esorbitante e improprio nei confronti degli altri poteri dello Stato. Con la semplice apertura di una inchiesta, talvolta solo con l’annuncio, si condizionano anche elezioni e maggioranze politiche».

«La divisione per correnti – si sottolinea – esalta la politicizzazione della magistratura, non garantendo la sua necessaria indipendenza, terzietà e autorevolezza. Occorre al più presto intervenire con riforme del sistema giudiziario da attuarsi con legge ordinaria».

I proponenti

In seno al gruppo degli accademici, la proposta di riforma del Csm è stata elaborata da Carlo Nordio (già procuratore della Repubblica vicario a Venezia), Pierpaolo Rivello (già procuratore generale militare presso la Corte di Cassazione), Salvatore Sfrecola, già presidente di sezione della Corte dei Conti), Giuseppe Valditara (professore ordinario, Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Torino) e Claudio Zucchelli (già presidente di sezione Consiglio di Stato).

Elezione a sorteggio

Il progetto si concentra su un sistema elettorale basato sul doppio turno: nel primo si prevede la scelta, per estrazione a sorte, «di un paniere di legittimati passivi, in numero ragionevole, approssimativamente 96», mentre nel secondo turno, che l’elezione dei 16 componenti del Consiglio «si svolga all’interno del paniere già estratto a sorte».

Niente rielezione

Il sistema così delineato secondo la proposta elaborata, per riuscire efficace va accompagnato da alcune norme «come l’esclusione della rielezione in assoluto (oggi è vietata solo la immediata rieleggibilità)».

I criteri per l’assegnazione di incarichi

Inoltre, «quanto all’assegnazione di incarichi direttivi e semi direttivi è opportuno ripristinare un sistema che esalti l’anzianità senza deprimere il merito».

Disciplina: procedimenti più veloci e trasparenti

«Quanto al procedimento disciplinare – prosegue la nota di Lettera 150 – il primo punto da modificare consiste nel rendere obbligatoria l’informativa al Ministro di tutte le sentenze disciplinari anche se in procedimenti avviati su iniziativa del Procuratore Generale».

«La durata predeterminata del procedimento disciplinare, a tutela dell’incolpato, deve anche tenere conto dell’interesse pubblico a chiarire il più rapidamente possibile la posizione del magistrato. I termini attuali appaiono troppo dilatati – sottolinea Lettera 150 – occorre ridurli a non più di un anno ciascuno».



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