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Annullare il bonifico a favore del nipote

12 Giugno 2020
Annullare il bonifico a favore del nipote

Se un genitore fa una donazione, i figli hanno la possibilità di contestare il bonifico al cugino in tre modi diversi. 

Un lettore ci racconta la sua storia. La madre è rimasta vedova pochi anni fa. Dinanzi a casa sua abita un nipote che spesso va a farle visita. Approfittando della sua condizione di solitudine e di dipendenza dall’alcol, è riuscito a farsi firmare una carta e ad ottenere un bonifico di diverse decine di migliaia di euro. Ora, i figli vorrebbero agire contro il cugino per tutelare la madre. Come si può annullare il bonifico a favore del nipote? Cerchiamo di capire cosa dice la legge a riguardo.

Bonifico fatto da incapace

La prima questione da valutare è se, al momento del bonifico, il donante era nelle condizioni materiali di intendere e volere. 

L’occasionale stato di ubriachezza non rileva: rileva la condizione fisica e psicologica al momento in cui è stata eseguita l’operazione. Dunque, è necessario verificare se la donna che ha impartito l’ordine alla banca fosse nelle condizioni di una dipendenza talmente grave da impedirle qualsiasi capacità di intendere e volere, anche al di fuori dell’assunzione di alcolici.

Lo stesso dicasi per qualsiasi altra patologia fisica o mentale. Nel primo caso – handicap fisico – è difficile immaginare come questo possa limitare la capacità di una persona di rendersi conto degli effetti dell’atto che compie. Nel secondo caso – handicap psichico – bisognerà valersi di una perizia psichiatrica. 

Si tenga tuttavia conto che non qualsiasi patologia mentale può rilevare ai fini dell’annullamento dell’atto di donazione, ma solo quelle che concretamente abbiano limitato la capacità di intendere del donante. Così, tanto per fare un esempio, una mania di persecuzione potrebbe non essere rilevante al pari della claustrofobia. Invece, la demenza senile grave può giustificare un giudizio di annullamento del bonifico.

Per annullare il bonifico per infermità mentale è necessario agire in tribunale, a mezzo del proprio avvocato, entro cinque anni dal compimento dell’operazione. Si tratta di un’azione di carattere civile.

In via preventiva, per evitare condotte dello stesso tipo per il futuro, i familiari possono anche valutare di depositare in tribunale la richiesta di nomina di un amministratore di sostegno. Questa figura coadiuverà la madre nel compimento degli atti più rilevanti nel momento in cui questa dovesse risultare incapace. Sul punto, leggi la nostra guida sull’amministratore di sostegno.

Si potrebbe, in questo caso, valutare anche gli estremi del reato di circonvenzione di persona incapace da parte del nipote, sporgendo in tal caso una querela presso la polizia o i carabinieri.

Bonifico fatto senza notaio

Il bonifico bancario è inquadrabile come una donazione; se questa non è di «modico valore», in rapporto alle condizioni economiche del donante, richiede la presenza del notaio e di due testimoni. L’assenza di tale forma rende completamente nullo l’atto. 

La nullità può essere fatta valere in qualsiasi momento, senza limiti di tempo, quindi anche dopo la morte della donante, con giudizio civile intentato dagli eredi contro il nipote.

La Cassazione ha spiegato che quando la donazione ha ad oggetto somme di denaro elargite con bonifico, è necessario il notaio tutte le volte in cui il denaro viene regalato senza un preciso scopo (e sempre che la somma non sia di modico valore in relazione alle condizioni economiche del donante). 

Se invece il bonifico è diretto a far conseguire la disponibilità economica per acquistare uno specifico bene (la cosiddetta donazione indiretta), allora il notaio non è più necessario. Si pensi all’ipotesi del padre che bonifica, sul conto del figlio, 200mila euro con la causale «Donazione per acquisto prima casa». La donazione indiretta quindi si caratterizza per perseguire uno scopo ulteriore rispetto alla semplice liberalità del denaro: l’acquisto di un bene qualsiasi. In questo caso, sia che la donazione abbia ad oggetto una somma esigua che rilevante, non è necessario l’atto pubblico notarile e tutto si può svolgere informalmente tra le parti. È chiaro che però bisognerà dar prova dell’intento ulteriore con la causale apposta al bonifico e il successivo atto di acquisto ove si dia conto che il prezzo del bene viene pagato attraverso il denaro ricevuto in donazione.

Lesione delle quote di legittima

I figli possono, entro 10 anni dalla morte della madre o massimo 20 dalla donazione, impugnare il bonifico se li priva delle «quote di legittima» ossia di quella parte minima ed essenziale del patrimonio del genitore che, per forza, deve passare ai figli, anche a dispetto del testamento e di eventuali atti di donazione fatti in vita. A tal fine, per calcolare il rispetto di tali quote minime, il giudice nomina un perito. Quest’ultimo valuta l’asse ereditario e tutto il patrimonio del defunto, tenendo conto delle donazioni fatte in vita. 

La donazione, quindi, fatta a un soggetto non legittimario può essere impugnata e “revocata” solo nella misura in cui abbia privati i figli legittimari della quota di legittima che spetta loro per legge. 



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