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Il datore di lavoro può perquisire?

12 Giugno 2020 | Autore:
Il datore di lavoro può perquisire?

Visite personali di controllo del datore: cosa sono, quando sono legittime e quando possono farsi? Il dipendente può sottrarsi alla perquisizione del datore?

Fin dove possono spingersi i poteri del datore di lavoro nei confronti dei suoi dipendenti? Qual è il confine tra la condotta lecita e quella illecita? Una bella domanda, alla quale non sempre è facile fornire una risposta. Noi ci proveremo lo stesso trattando un delicato argomento, quello riguardante il potere di perquisizione del datore di lavoro. Detta così può sembrare una questione assurda, campata in aria: invece, la legge conferisce al datore un vero e proprio potere di controllo nei riguardi dei suoi dipendenti, controllo che può spingersi sin a ispezionare la persona e gli abiti dei lavoratori. Il datore può perquisire?

La risposta dipende molto da cosa intendiamo per perquisizione: come spiegheremo nel corso dell’articolo, la perquisizione vera e propria, quella prevista dal codice di procedura penale, spetta solamente alle forze dell’ordine e, nello specifico, all’autorità giudiziaria e agli ufficiali di polizia giudiziaria. Il datore di lavoro, non rivestendo tale qualifica, non può effettuare un’ispezione del genere. Ciò che la legge gli consente, però, è di effettuare delle visite personali di controllo secondo regole ben precise. Se l’argomento ti interessa perché, essendo lavoratore dipendente, vuoi sapere se al termine del turno il datore può frugarti addosso, allora prosegui nella lettura: ti basteranno dieci minuti per sapere se il datore di lavoro può perquisire e a quali condizioni.

Perquisizione: che cos’è?

Partiamo subito con le definizioni. In senso stretto, la perquisizione è uno strumento di ricerca della prova, adoperato dall’autorità giudiziaria e dalla polizia giudiziaria in presenza di reati [1].

In parole molto semplici, la perquisizione serve alle forze dell’ordine per trovare il corpo del reato oppure cose pertinenti al reato.

Pensa ad esempio alla polizia che perquisisce l’auto di alcuni ragazzi alla ricerca di sostanze stupefacenti, oppure alla perquisizione all’interno di un’abitazione ove si ritiene che si nasconda un latitante o un evaso.

Insomma: perquisire significa cercare le prove di un crimine.

Chi può perquisire?

Come ti ho spiegato all’interno dell’articolo dedicato a chi può fare perquisizioni, solamente determinati soggetti possono permettersi di effettuare una perquisizione; ciò è dovuto al fatto che la perquisizione costituisce una grave limitazione della libertà personale e un’invasione della propria sfera privata.  

Come anticipato, le perquisizioni possono essere effettuate solamente dall’autorità giudiziaria e dalla polizia giudiziaria, cioè dagli appartenenti alle forze dell’ordine quando, durante le indagini, sono alle dipendenze dei magistrati.

Peraltro, è appena il caso di ricordare che solamente gli ufficiali di polizia giudiziaria (per esempio: i commissari di polizia, i marescialli e i brigadieri dei carabinieri, ecc.) possono procedere a perquisizione.

Perquisizione: come si fa?

Rimandandoti alla lettura dell’articolo dedicato a come avviene una perquisizione per conoscere tutti i dettagli della procedura, qui ti basterà sapere che, di norma, la polizia giudiziaria procede a perquisire solamente se autorizzata dal magistrato competente.

Dunque, la regola vuole che si possa procedere con una perquisizione solamente se vi è il decreto di autorizzazione dell’autorità giudiziaria che sta seguendo il caso; in mancanza, ogni controllo di questo tipo non solo sarebbe inutilizzabile ai fini probatori in giudizio, ma sarebbe illegale, potendo costituire finanche reato.

Tuttavia, esistono diversi casi in cui le forze dell’ordine possono procedere anche in assenza di decreto del giudice: è il caso della perquisizione finalizzata a rintracciare sostanze stupefacenti oppure armi o esplosivi. In ipotesi del genere, è sufficiente il fondato sospetto affinché la polizia possa procedere; del verbale delle operazioni compiute deve essere fatta immediata trasmissione all’autorità giudiziaria ai fini della convalida.

Ugualmente, si può fare una perquisizione nei casi di estrema urgenza, ad esempio quando v’è la flagranza del reato, oppure quando si deve procedere a eseguire un’ordinanza cautelare custodiale del giudice.

Datore di lavoro: può perquisire?

Come avrai senz’altro capito leggendo i precedenti paragrafi, possiamo affermare che il datore di lavoro non può perquisire i propri dipendenti: la perquisizione, come detto ripetutamente, è mezzo di ricerca della prova che compete solo alle autorità.

Ciononostante, al datore è concesso una sorta di potere ispettivo allorquando, per via delle particolari mansioni svolte dai dipendenti o per la peculiare tipologia di attività lavorativa, v’è un concreto interesse acché il datore controlli che i propri dipendenti non abbiano portato via niente. Vediamo di cosa si tratta.

Visite personali di controllo del datore: quando?

Pur non potendo procedere a perquisizione, il datore di lavoro può effettuare delle visite personali di controllo. Cosa sono?

Secondo lo statuto dei lavoratori [2], le visite personali di controllo sul lavoratore sono ammissibili solo nei casi in cui siano indispensabili ai fini della tutela del patrimonio aziendale, in relazione alla qualità degli strumenti di lavoro o delle materie prime o dei prodotti.

Dunque, il datore di lavoro può “perquisire” i dipendenti solamente se il controllo si renda necessario per proteggere il patrimonio dell’impresa, tenuto conto della strumentazione adoperata per l’attività o dei beni con cui i dipendenti hanno a che fare.

Per strumenti di lavoro devono intendersi tutti gli oggetti che il dipendente utilizza nella quotidianità lavorativa: cellulari, tablet, computer, trapani, calibri elettronici, navigatori portatili per autovetture, ecc.

In buona sostanza, il datore può procedere a perquisizione (in realtà, si tratta di un controllo personale) solo eccezionalmente, nei casi in cui l’attività lavorativa metta a contatto i dipendenti con beni di particolare pregio intrinseco (oro, denaro contante, ecc.), di notevole importanza per l’azienda stessa (documenti segreti, ad esempio) oppure di acclarata pericolosità (esplosivi, ecc.).

Controlli personali del datore: come si fanno?

Quando il datore è autorizzato, per via della sua attività, a effettuare controlli sui dipendenti, le visite personali potranno essere realizzate soltanto a condizione che:

  • siano eseguite all’uscita dei luoghi di lavoro;
  • siano salvaguardate la dignità e la riservatezza del lavoratore;
  • avvengano con l’applicazione di sistemi di selezione automatica riferiti alla collettività o a gruppi di lavoratori. In pratica, i controlli non possono essere mirati, ma casuali (a sorteggio, dunque).

Le ipotesi nelle quali possono essere disposte le visite personali e le relative modalità devono essere concordate dal datore di lavoro con le rappresentanze sindacali aziendali oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro.

Come ha ricordato la Corte Costituzionale [3], la perquisizione del datore di lavoro non lede l’autonomia dell’individuo e la disponibilità della propria persona: infatti, le modalità indicate per l’esercizio del controllo sono dirette a dare un carattere impersonale alle visite, proteggendo sia i beni del patrimonio aziendale sia, nei luoghi di lavoro, quelli personali dei singoli lavoratori.

Datore di lavoro: cosa può perquisire?

Quale sarà l’oggetto della perquisizione del datore di lavoro? In altre parole: il controllo sul dipendente a cosa si può estendere?

Non ci sono dubbi che il datore possa controllare gli indumenti del lavoratore, nonché tutti gli altri abiti e le cose (borsa, valigia, ecc.) che egli abbia portato con sé all’interno del luogo di lavoro.

Sono da escludersi perquisizioni su accessori d’abbigliamento che possono contenere effetti personali e che, per le ridotte dimensioni, non potrebbero aver favorito una condotta illecita: pensa al portafogli, alla minuscola borsetta di una donna, ecc.

Sono invece liberamente possibili i controlli effettuati:

  • sull’autovettura del lavoratore, laddove a questi sia consentito di entrare e/o sostare in aree di proprietà aziendale;
  • sugli oggetti d’arredamento aziendale messi a disposizione del lavoratore, quali armadi, cassettiere e scrivanie negli uffici e armadietti degli spogliatoi.

Datore di lavoro: dove può perquisire?

Secondo la legge, le visite personali di controllo possono avvenire solamente fuori dei luoghi di lavoro; d’altronde, una perquisizione all’interno non avrebbe senso, visto che lo scopo è quello di impedire che i dipendenti portino via con sé (quindi, all’esterno) gli strumenti, le materie prime o i prodotti dell’impresa.

Secondo la Suprema Corte, per luoghi di lavoro si intendono tutti i posti in cui il lavoratore accede, anche solo occasionalmente, per svolgervi concretamente la propria attività nell’ambito delle mansioni affidategli [4].

Perquisizione datore: come tutelare la dignità del lavoratore?

Abbiamo detto che i controlli personali del datore devono in ogni caso rispettare la dignità del dipendente. È dunque importante che la perquisizione avvenga in locali e con modalità idonei a salvaguardare il decoro e la riservatezza del lavoratore stesso. In particolare:

  • i locali non devono consentire l’accesso ad altre persone se non all’interessato ed all’incaricato della perquisizione;
  • l’incaricato della perquisizione deve essere dello stesso sesso del lavoratore da perquisire;
  • la perquisizione personale deve limitarsi al controllo manuale degli indumenti indossati (come nei controlli di sicurezza degli aeroporti), evitando, salvo casi eccezionali, di far spogliare il lavoratore, nonché, ovviamente, al controllo di borsette, borselli e zainetti. Per questi ultimi è opportuno che il lavoratore sia invitato a svuotarli spontaneamente.

Dipendente può rifiutare la perquisizione del datore?

Cosa succede se il dipendente scelto a sorte per essere sottoposto a controllo personale non voglia sottostare alla perquisizione? Sicuramente non sarà possibile trattenerlo contro la sua volontà, oppure costringerlo con la forza o con la minaccia a farsi perquisire: si integrerebbero i reati di violenza privata [5] o perfino di sequestro di persona [6].

I controlli personali del datore di lavoro non possono essere coattivamente imposti: ciò significa che l’eventuale rifiuto ingiustificato  farà incorrere il dipendente in responsabilità disciplinare.

Peraltro, se il lavoratore rifiuta di farsi perquisire e il datore abbia il fondato sospetto che abbia rubato qualcosa, nulla vieta che possa essere chiamata la polizia affinché intervenga a causa del presunto reato.

Dipendente: quando il rifiuto della perquisizione è legittimo?

Deve ritenersi legittimo il rifiuto del dipendente di sottoporsi a perquisizione personale da parte del datore quando il controllo sia illegittimo, perché ad esempio non previsto negli accordi sindacali o effettuato con modalità illegali.

La giurisprudenza [7], ad esempio, ha ritenuto illegittima la perquisizione del lavoratore effettuata mediante la sua spoliazione (con mantenimento della sola biancheria intima), effettuata al fine di prevenire la sottrazione di articoli di piccole dimensioni, in quanto ciò può creare nel dipendente un senso di particolare disagio, se non anche di degradazione psicologica, con la conseguenza che il suo rifiuto di sottoporsi a visite personali che superino i limiti anzidetti non legittima l’applicazione di sanzioni disciplinari nei suoi confronti.


note

[1] Art. 247 cod. proc. pen.

[2] Art. 6, legge n. 300/1970.

[3] Corte Cost., sent. n. 99 del 25 giugno 1980.

[4] Cass., sent. n. 19553 del 18 maggio 2011.

[5] Art. 610 cod. pen.

[6] Art. 605 cod. pen.

[7] Cass., n. 5902 del 19 novembre 1984.

Autore immagine: Depositphotos.com


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