Ci sarà la sanatoria sui contanti?

12 Giugno 2020 | Autore:
Ci sarà la sanatoria sui contanti?

La volontary disclosure proposta nel piano Colao per far emergere le somme tenute anche all’estero è diversa dal condono, al quale si oppone il ministro Gualtieri.

Durante il lockdown i portafogli di alcuni italiani si sono gonfiati – altri erano già pieni prima – principalmente per tre motivi: chi ha continuato a percepire lo stipendio non sapeva come spenderlo, per l’impossibilità di fare acquisti, andare al ristorante, fare viaggi; inoltre alcuni risparmiatori, per il timore del crollo delle borse, hanno disinvestito da azioni e fondi; infine molti hanno beneficiato della moratoria su mutui e prestiti e della sospensione dei versamenti fiscali.

L’ingente liquidità depositata sui conti correnti bancari, ma anche quella trattenuta in denaro contante, potrebbe far gola al Governo? L’attrattiva c’è, perché secondo gli ultimi dati di Bankitalia le previsioni economiche peggiorano e in particolare il debito pubblico, a causa dell’emergenza Coronavirus, ha raggiunto livelli da record, superando il 150% del Pil.

E i finanziamenti delle impegnative manovre per la ripresa – in attesa dei fondi europei che, nella migliore delle ipotesi, arriveranno non prima dell’autunno, sono molto costosi: ne è prova il fatto che proprio in questi giorni è spuntato un nuovo buco da 10 miliardi nei conti pubblici da tamponare con urgenza.

Sanità, enti locali, imprese e scuola hanno un grosso fabbisogno di risorse per la ripartenza e intanto c’è ancora da pensare alle cure per indennizzare chi è stato più colpito dalla crisi economica: proprio in questi giorni il Governo si accinge ad erogare, a partire da lunedì 15 giugno, il contributo a fondo perduto per imprese e lavoratori autonomi, che arriverà direttamente sui conti correnti dei richiedenti. Per tutti questi motivi, l’idea di rimettere nel circolo dell’economia una massa di denaro contante che attualmente è nascosta in varie sacche (dai materassi alle cassette di sicurezza ) e dunque sfugge, riprende vigore e qualcuno pensa ad un prossimo condono o sanatoria.

Ora anche il piano della task force guidata da Vittorio Colao suggerisce l’emersione dei contanti da reddito non dichiarato: a ben vedere, però, si tratta di qualcosa di diverso da ciò che comunemente è chiamato sanatoria sui contanti. L’attenzione del Comitato, infatti, si sofferma sul più ampio fenomeno dell’economia sommersa e, secondo il Comitato, la crisi in atto rappresenta «un’opportunità storica e assolutamente irrinunciabile per affrontare una distorsione pesantissima e ingiusta che si protrae ormai da decenni».

In altre parole: il momento per intervenire è adesso. Da qui, le iniziative portate sul tavolo del presidente del Consiglio, che riguardano la voluntary disclosure (collaborazione volontaria dei possessori di attività finanziarie) per far emergere i proventi accumulati e non dichiarati al Fisco, a fronte del pagamento di un’imposta in percentuale sul valore e con in cambio l’immunità da sanzioni amministrative e penali per l’evasione compiuta in passato.

Nel documento, si legge: «Emersione e regolarizzazione contante derivante da redditi non dichiarati: introdurre la voluntary disclosure sul contante e altri valori derivanti da redditi non dichiarati (anche connessa all’emersione del lavoro nero) a fronte del pagamento di un’imposta sostitutiva e dell’impiego per un periodo minimo di tempo (ad es. 5 anni) di una parte significativa dell’importo in attività funzionali alla ripresa (ad es. investimento nel capitale dell’impresa del soggetto che fa la voluntary disclosure, o investimento in social bond nominativi o altri strumenti analoghi)».

Inoltre, si prevede di applicare lo stesso meccanismo per la regolarizzazione e rientro dei capitali detenuti illegalmente all’estero: anche qui, le condizioni sono il pagamento delle imposte e l’obbligo di reinvestimento parziale delle somme recuperate per un periodo di tempo congruo, ad esempio 5 anni.

A ben vedere, però, si tratta di qualcosa di diverso e di più profondo e articolato rispetto ad una semplice sanatoria dei contanti non dichiarati innanzitutto perché coinvolge anche gli «altri valori» diversi dal denaro (si pensi al classico esempio di lingotti o preziosi chiusi in cassette di sicurezza, magari all’estero in qualche banca svizzera) ma soprattutto perché il discorso attuale propende alla convenienza del privato a far emergere le somme più che all’interesse dello Stato a recuperare immediatamente somme.

Considerato che i vecchi “scudi penali” tentati in passato, in Italia e non solo, hanno fallito per molti motivi legati proprio alla scarsa convenienza e fiducia, ora si punta ad una riemersione più “sicura” nella prospettiva dei privati interessati, puntando sul fatto che così finalmente essi potrebbero usare lecitamente quelle somme che altrimenti rimarrebbero bloccate e sarebbero, in futuro, sempre più difficili da utilizzare, con la lotta al contante già da tempo avviata e la stretta ai pagamenti, che dal 1° luglio non potranno superare i 2mila euro e dal 1° gennaio prossimo i mille euro.

Con l’emersione proposta dal piano Colao e sostenuta apertamente da alcune forze politiche di maggioranza, come Italia Viva di Renzi, quei soldi potrebbero rientrare nel circuito produttivo ed essere, da quel momento in poi, impiegati legittimamente; con una convenienza sia dello Stato, che incasserebbe una “multa” orientativamente tra il 10 ed il 20% dell’importo complessivo, e dei privati, che, a parte l’obbligo temporaneo di investire una parte delle somme negli impieghi finanziari indicati dalla legge, sarebbero liberi e immuni da sanzioni amministrative e penali per il futuro.

Tutto questo, dunque, è ben diverso da un “condono” per il contante in nero. Ora però la decisione per l’attuazione concreta di queste proposte sul tavolo spetta al Governo e al Parlamento («adesso tocca alla politica», ha detto Vittorio Colao subito dopo aver depositato il piano della task force) e la strada per realizzarle non appare semplice.

Ora, mentre il Movimento 5 Stelle appare “tiepido” sull’argomento («tutti i condoni ci hanno sempre visti contrari, anche su questo ci riserviamo di approfondire meglio, ma ho qualche perplessità», ha detto Vito Crimi), il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in un recente intervento alla trasmissione televisiva Porta a porta sembra propendere per il sì alla volontary disclosure sul rientro dei capitali che si trovano all’estero e per il no ad un condono del denaro contante in nero. «Questo governo non farà mai condoni», ha dichiarato il ministro, precisando che «la voluntary disclosure è una cosa diversa, si tratta di applicare aliquota giusta e semmai non applicare interessi e sanzioni. È una opzione seria su cui si può lavorare, sul contante che non è nei conti è una cosa più delicata che merita un approfondimento, condono no, voluntary disclosure ragioneremo e approfondiremo».



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube