Ci sarà la tassa patrimoniale?

12 Giugno 2020 | Autore:
Ci sarà la tassa patrimoniale?

Il ministro dell’Economia e Finanze Gualtieri la esclude radicalmente e adesso ha un buon motivo per farlo: il Recovery Fund garantisce le risorse necessarie.

Lo spettro di un’imposta patrimoniale per risolvere i problemi del deficit pubblico incombe sempre nelle preoccupazioni degli italiani e talvolta, come è accaduto di recente, aleggia anche in alcune proposte che sono state avanzate o adombrate, come ultimamente quella di un’imposta del 14% sull’ammontare dei conti correnti.

Ma adesso le nebbie su cosa succederà sono meno fitte rispetto al passato, perché c’è una luce di ragionevole speranza che induce a ritenere che la tassa patrimoniale non sarà più necessaria. Oltre al problema di sempre, che finora ha impedito l’applicazione concreta di prelievi forzosi e di tassazioni straordinarie – molte delle attività patrimoniali sono illiquide e gli immobili sembrano già tassati abbastanza – stavolta c’è un elemento in più che induce il Governo a fare a meno di una misura impopolare.

Si tratta degli aiuti europei in arrivo attraverso i nuovi fondi Next Generation Eu: un programma di Recovery Fund, nuovo debito condiviso tra gli Stati membri, del valore di 750 miliardi complessivi di cui l’Italia sarà il primo beneficiario, con circa 172 miliardi di erogazioni: 82 a fondo perduto e il restante sotto forma di prestiti ad interessi minimi e possibilità di rimborso fino al 2058.

Dati alla mano, l’Europa ha già salvato l’Italia dalla bancarotta e i suoi interventi (anche se lenti e talvolta restii per l’opposizione manifestata da alcuni Stati del Nord, come Austria, Olanda e Svezia), sono finalmente stati decisi. Questo, insieme all’allentamento dei rigidi parametri di Maastricht sui bilanci pubblici, all’intervento della Bce per l’acquisto dei titoli di Stato dei Paesi membri (a partire dall’Italia) e al congelamento delle clausole di salvaguardia sull’aumento dell’Iva, rasserena il quadro macroeconomico e rende meno necessario ricorrere a forme di imposizione straordinarie come appunto la tassa patrimoniale.

Se si può evitare una strada dolorosa e “antipatica” come quella di un’imposta sulla ricchezza, che colpirebbe molti in maniera indiscriminata e con il rischio di non raggiungere nemmeno i frutti sperati, a prezzo di malcontenti, spavento dei mercati e ulteriore depressione dell’economia, è certamente meglio scegliere la strada più agevole e indolore come quella dei fondi europei.

Certo, questi soldi non arriveranno subito e sono necessari alcuni passaggi indispensabili per ottenerli, dall’approvazione del Consiglio Europeo, che dovrebbe arrivare entro l’estate, all’individuazione dei progetti sull’impiego delle risorse; ma la strada è già tracciata e non si prevedono retromarce nella politica adottata da Bruxelles.

Anzi, c’è la possibilità che gli stanziamenti saranno disponibili prima del previsto, già dal prossimo autunno, secondo quanto anticipa il Commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, o al più tardi all’inizio del 2021; nel frattempo lo Stato per le esigenze di bilancio potrà tranquillamente ricorrere al finanziamento in deficit già autorizzato dalle istituzioni europee.

Questo è il motivo principale che sta inducendo il Governo ad accelerare le riforme necessarie per accedere a questi stanziamenti: dal piano della task force Colao già depositato a Palazzo Chigi agli Stati generali dell’economia che impegneranno attori economici e parti sociali per tutta la prossima settimana, proprio per individuare piani di intervento il più possibile partecipati e condivisi con intese preventive tra le forze coinvolte, e così agevolarne il successivo percorso parlamentare di approvazione, arrivando a provvedimenti con valore di legge in tempi rapidi.

Proprio oggi il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, ha escluso radicalmente il ricorso ad una patrimoniale: intervenendo all’European Financials Conference organizzata da Goldman Sachs ha dichiarato, per come ci riporta l’Adnkronos, che sul fronte fiscale il Governo «non pensa a una specifica tassa sulla ricchezza».

Invece, ha spiegato il ministro, «siamo al lavoro per riformare il sistema fiscale senza cambiare la progressività del sistema» e qui ha manifestato l’intenzione di «andare avanti sul contrasto dell’evasione che in Italia vale 120 miliardi l’anno». Quindi, si interverrà in maniera mirata – come di consueto e con strumenti probabilmente potenziati – sui patrimoni frutto di evasione fiscale, ma non colpendo in maniera indiscriminata la ricchezza anche legittimamente prodotta.

Dunque, stando ai piani annunciati, per ora e almeno fino a quando durerà l’attuale Governo Conte 2 non ci sarà nessuna tassa patrimoniale, come Gualtieri e lo stesso premier Conte avevano già ribadito in passato, spiegando in varie occasioni che questo tipo di imposizione non è nei programmi. E ora il Governo Conte punta a durare, fino a concludere il traguardo della legislatura e a arrivare alle elezioni del 2023: lo dimostrano interventi come il Family act, il pacchetto di interventi a sostegno delle famiglie varato proprio ieri dal Consiglio dei ministri, che ha un orizzonte pluriennale e dovrebbe andare a regime pieno tra il 2021 e il 2022 e, stando allo schema di disegno di legge già reso noto, non sarà finanziato certo con la patrimoniale.



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube