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Ultime novità dalla politica

12 Giugno 2020 | Autore:
Ultime novità dalla politica

Conte sentito per tre ore dalla pm di Bergamo sulla mancata zona rossa della Bergamasca. Domani, gli Stati generali a Roma. Salvini contestato in Sicilia.

C’è sempre Giuseppe Conte al centro dell’attualità politica. Un premier interrogato da un pm sulla mancata zona rossa della Bergamasca. Un premier costretto a smentire di voler fondare un partito tutto suo. Un premier marcato a uomo dalla maggioranza e bersagliato dall’opposizione per gli Stati generali che prenderanno il via domani a Villa Pamphili.

Era l’appuntamento di questa mattina a Palazzo Chigi con la pm di Bergamo Maria Cristina Rota quello più atteso di questa giornata. Il timore era che alla fine del colloquio con la giudice che indaga sulla mancata istituzione della zona rossa a Nembro e ad Alzano Lombardo ai primi di marzo, appena esplosa l’epidemia di coronavirus, Conte si trovasse tra le mani un avviso di garanzia per epidemia colposa. L’audizione, alla quale il presidente del Consiglio ha preso parte come testimone, è durata tre ore. Nulla, per ora, è trapelato sul contenuto.

Successivamente, si sono accomodati davanti alla pm i ministri dell’Interno e della Salute, Luciana Lamorgese e Roberto Speranza. L’argomento era lo stesso. Il risultato, lo si vedrà con la prosecuzione dell’inchiesta.

Nel frattempo, e dopo avere smentito per l’ennesima volta di voler fondare un partito (che, secondo i sondaggi, raccoglierebbe oggi il 15% dei consensi dell’elettorato, mica male per un debuttante), Conte può dedicare il pomeriggio e la serata di oggi a preparare un altro appuntamento tanto atteso quanto scomodo: quello che vede a raccolta nella romana ed elegante Villa Pamphili gli Stati generali, cioè tutti gli attori delle realtà economiche e produttive italiane. Un vertice al quale è stata invitata anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ma che non finisce di convincere nemmeno alcuni settori della maggioranza.

Il timore è che, ancora una volta, Conte voglia agire da solo. Che voglia prendere delle decisioni su come far ripartire il Paese dopo il disastro seminato dalla pandemia senza consultare i partiti che lo sostengono. Il premier ha già messo le mani avanti questa mattina, in un’intervista al quotidiano La Repubblica: «Non sarà una sfilata o una passerella: non ne abbiamo bisogno, il Paese non ci consente di fare kermesse di sorta. Tra l’altro, la dotazione finanziaria europea non è un tesoretto che il Governo spende liberamente ma una grande responsabilità da condividere con tutte le forze. E per questo voglio assoldare singole personalità e le migliori energie del Paese».

Quindi, la maggioranza può stare tranquilla? «Dopo gli Stati generali – promette Conte – richiamerò ministri e partiti della maggioranza e avremo un piano condiviso dell’azione di governo. Sarà più ampio del solo Recovery plan e collegato al Piano nazionale delle riforme».

Parole che non convincono del tutto o sulle quali, almeno, qualcuno preferisce andarci cauto. Matteo Renzi chiede che dopo l’appuntamento di Villa Pamphili ci sia non soltanto il confronto con la maggioranza annunciato da Conte ma un dibattito parlamentare che coinvolga, dunque, anche l’opposizione. Più pessimista un altro ex premier, il fondatore dell’Ulivo Romano Prodi: «Forse – riflette il Professore – era meglio fare due o tre cose concrete che smuovano l’opinione pubblica anziché fare gli Stati generali». Taglia corto, invece, il ministro dell’Economia del primo Governo Conte, Giovanni Tria: «Dal punto di vista comunicativo, questo appello alla troika io l’avrei forse evitato».

Gli Stati generali sono e restano una passerella, secondo l’opposizione. Lo ha confermato oggi il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani. Giorgia Meloni si è spinta oltre, aggiungendo che l’appuntamento rappresenta «il simbolo dell’incapacità del Governo». Mentre Matteo Salvini osserva che «per azzerare il codice degli appalti non c’era bisogno di andare a Villa Pamphili». Il leader della Lega si trova in Sicilia, dove ha voluto rendere omaggio a Giovanni Falcone e a tutte le vittime della strage di Capaci. Salvini è stato duramente contestato da un gruppo di cittadini che mostravano degli striscioni contro il Carroccio e chiedevano all’ex ministro dell’Interno di tenere «giù le mani dalla Sicilia». Il Capitano era accompagnato, tra gli altri, dall’assessore alla Cultura Alberto Samonà, al centro in queste ore di numerose polemiche per una poesia scritta anni fa in cui parlava delle Ss di Hitler.

Salvini, però, ha altri pensieri per la testa. L’ultimo è fresco fresco di giornata: si tratta della richiesta del ministro Dario Franceschini (che non avrebbe trovato degli ostacoli da parte del premier) di modificare vistosamente i decreti sicurezza firmati dall’ex capo del Viminale. Il quale ha subito replicato: «Non lo permetteremo».



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