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Legge di Bilancio 2021: prime indiscrezioni

12 Giugno 2020 | Autore:
Legge di Bilancio 2021: prime indiscrezioni

Il ministro Patuanelli punta a rendere strutturali gli interventi già decisi (superbonus, sostegni alle imprese); il ministro dell’Economia Gualtieri punta alla riforma fiscale.

In piena Fase 3 dell’emergenza Coronavirus (il nuovo Dpcm del premier Conte è stato appena varato e regolerà la vita degli italiani fino al 14 luglio), è difficile tentare previsioni sui contenuti della nuova legge di Bilancio 2021, ma dalle intenzioni manifestate dai principali esponenti del Governo qualcosa già trapela.

I primi spunti arrivano dal piano della task force Colao per il rilancio dell’economia dei settori produttivi. Il progetto contiene più di 100 proposte che comprendono praticamente tutti gli ambiti (imprese, lavoro, ambiente, turismo, pubblica amministrazione, istruzione e famiglie) tranne la riforma della giustizia e quella fiscale.

«È una base, un contributo da cui partire», ha detto Giuseppe Conte a caldo, in parte gelando gli entusiasmi ma adesso è più chiaro il perché: il premier pensa a irrobustire le proposte per la ripresa attraverso gli Stati generali dell’economia, che inizieranno domani ed impegneranno per una settimana le categorie produttive, le parti sociali e gli esperti al fine di elaborare dei piani concreti e condivisi, in maniera da accelerare l’iter di approvazione parlamentare. L’obiettivo del Governo è quello di arrivare ad ottobre con le idee chiare sui contenuti, proprio in vista della manovra finanziaria da approntare.

Già, perché il Coronavirus ha sconvolto tutti gli schemi e le ordinarie procedure ma non i tempi di realizzazione della Legge di Bilancio, che come tutti gli anni dovrà essere predisposta come schema ad ottobre e poi venire approvata dal Parlamento entro dicembre. E quest’anno l’appuntamento sarà molto più complesso rispetto al passato: pesano i provvedimenti straordinari varati durante l’emergenza – in particolare i Decreti Cura Italia, Liquidità e Rilancio – e il deficit che è stato necessario per finanziarli, ma che nel 2021 dovrà essere colmato, per evitare un clamoroso crac dei conti pubblici.

Intanto, molte delle misure contenute nei decreti già approvati (i primi due sono già stati convertiti in legge e il Decreto Rilancio è ora alla Camera) sono destinate a diventare «strutturali», vale a dire che assumeranno carattere permanente e non legato alle contingenze dell’emergenza Covid-19. È il caso dei 7 miliardi destinati al sostegno delle imprese (il progetto una volta chiamato Industria 4.0, poi divenuto Impresa 4.0 e ora ribattezzato Transizione 4.0) per i quali il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ha già annunciato che dovranno essere inseriti nella prossima Legge di Bilancio 2021.

Ma il ministro Patuanelli punta a rendere strutturali molti altri interventi: partendo dai prestiti alle imprese ed ai lavoratori autonomi garantiti dallo Stato ed arrivando agli ecobonus e al superbonus al 110%, che per riuscire nell’intento di risollevare l’edilizia ha bisogno di norme stabili, ha detto che «dobbiamo passare da norme temporanee che, a ogni legge di bilancio vengono prorogate per un periodo, a norme strutturali».

Non sarà semplice: «in due mesi abbiamo fatto due provvedimenti da 80 miliardi di extra deficit e oltre 160 miliardi di saldo netto da finanziare» – l’equivalente di quattro manovre di bilancio ordinarie annuali – ma «è difficile pensare di sostenere con risorse finite tutte le attività», ha detto alla trasmissione televisiva Porta a porta.

È realmente così, le cifre del disavanzo pubblico sono quelle e il Parlamento ha già approvato gli scostamenti di bilancio necessari (e ne dovrà fare ancora uno nei prossimi giorni, per colmare il nuovo buco di 10 miliardi necessari a finanziare gli interventi urgenti per Comuni, scuole e sanità).

Probabilmente, allora si andrà avanti anche per il prossimo anno ancora in deficit, come è stato per il 2020 ma l’ammontare esatto dipenderà dall’andamento dell’economia. Questo a sua volta sarà influenzato da una possibile seconda ondata di pandemia in autunno, come ipotizza la Banca d’Italia nei suoi scenari sulla ripresa, che non arriverà prima del 2021, anche se il ministro dell’Economia Gualtieri è più ottimista e la intravede come realizzabile già entro la fine dell’anno.

Il nodo della prossima manovra, come sempre, saranno le risorse finanziarie e stavolta c’è anche il problema di decidere gli interventi necessari per la ripresa. L’aumento dell’Iva sembra definitivamente scongiurato per il 2021 grazie al disinnesco delle clausole di salvaguardia autorizzato dall’Unione Europea e infatti subito inserito nel Decreto Rilancio, ma rimangono aperti molti fronti, tra cui proprio quelli più impegnativi: lavoro, famiglie, sanità e pensioni. A complicare il quadro, ci saranno i nuovi interventi “green” sulla ecosostenibilità ambientale, fortemente richiesti dall’Unione Europea e che sono già stati inseriti nel Def, il documento di programmazione finanziaria, come ha sottolineato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

La partita della Legge di Bilancio 2021 si giocherà proprio su tutti questi impegnativi campi. Pesa anche l’impatto delle recentissime misure annunciate, come il nuovo Family Act a sostegno delle famiglie, che prevede a regime, a partire dal 2021, anche un assegno universale per il quale la copertura è stata individuata, nello schema di disegno di legge, «a valere sulle risorse del Fondo Assegno universale e servizi alla famiglia» [1], cioè proprio nella vecchia Legge di Bilancio 2020; una “pezza” evidentemente insufficiente ma che il Governo conta di ripianare – si legge nel provvedimento – nelle risorse rinvenute dall’abrogazione o modifica delle detrazioni fiscali per i minori a carico [2] e dunque ridisegnando il sistema degli sconti d’imposta.

Da qui alla complessiva riforma delle aliquote Irpef e dell’intero sistema tributario il passo è breve: infatti il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, apppare seriamente intenzionato a mettere mano alla riforma fiscale già da tempo preannunciata (il progetto anticipato a febbraio sarebbe dovuto partire ad aprile, poi è stato rimandato per l’emergenza Covid-19) e oggi ha sottolineato di voler «andare avanti sul contrasto dell’evasione che in Italia vale 120 miliardi l’anno».

Un “tesoretto” che però sarà molto difficile prelevare (l’esperienza delle ultime manovre lo insegna), a meno che non vengano introdotte misure davvero stringenti e si arrivi a una complessiva, ma ambiziosa riforma del sistema fiscale italiano (che per complessità e difficoltà rivaleggia con quella del sistema giudiziario), accompagnata da interventi sul sistema pensionistico, anch’essi in corso di elaborazione già a febbraio e poi interrotti per l’arrivo della pandemia.

Ma da qui a ottobre c’è un elemento in arrivo che potrebbe risultare decisivo per fissare i cardini della prossima manovra finanziaria: se il Consiglio Europeo dei 27 capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’Unione approverà, come sembra intenzionato a fare, la proposta di Recovery Fund avanzata dalla Commissione, cioè il nuovo programma di aiuti europei che per l’Italia vale circa 170 miliardi di euro, il quadro sarebbe più sereno perché lo Stato potrebbe attingervi per finanziare gli interventi in molti comparti, a partire dall’occupazione e dalla sanità, liberando risorse per gli altri settori.

Intanto, tra i molti “se”, si naviga a vista e si arriverà probabilmente a ridosso delle scadenze senza programmi definiti e obiettivi chiari; anche se stavolta ciò accadrà per motivi più complessi e molto diversi dal passato.


note

[1] Di cui all’articolo 1, comma 339, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di Bilancio 2020).

[2] Previste dall’articolo 12, comma 1, lettera c) e comma 1 bis) del Testo Unico delle imposte di redditi, di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;,


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