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Inchiesta Alzano e Nembro: la pm cambia versione

12 Giugno 2020 | Autore:
Inchiesta Alzano e Nembro: la pm cambia versione

«Mai detto che era responsabilità del Governo. Con Conte un clima disteso e di collaborazione istituzionale. Ora completiamo il nostro lavoro».

Sembrava dovesse mettere il premier alle corde. Invece, la pm di Bergamo Maria Cristina Rota, titolare dell’inchiesta sulla mancata zona rossa ad Alzano Lombardo e a Nembro, esce dal colloquio con Giuseppe Conte soddisfatta e correggendo il tiro rispetto a quello che aveva detto il 29 maggio scorso: mai detto che creare una zona rossa era responsabilità del Governo. Semmai, «avevo detto che dalle dichiarazioni agli atti emergeva che fosse responsabilità del Governo. E oggi non ho null’altro da aggiungere».

Se ne potrebbe dedurre che da ciò che ha sentito oggi dalle bocche di Conte e dei ministri dell’Interno e della Salute, Luciana Lamorgese e Roberto Speranza, le dichiarazioni contenute negli atti non sarebbero state così precise. O che, quanto meno, oggi la pm sia propensa a pensare che la campana che aveva sentito finora (quella della Regione Lombardia) sollevi qualche dubbio. Prima di recarsi oggi a Palazzo Chigi, infatti, la titolare dell’inchiesta aveva sentito il governatore lombardo, Attilio Fontana, e l’assessore al Welfare, Giulio Gallera. E quelle parole da lei stessa pronunciate il 29 maggio a proposito delle responsabilità di Roma nella vicenda della mancata zona rossa suonarono come una mezza condanna dal Governo. Tant’è che perfino Matteo Salvini si è spinto a dire questa mattina: «Io non perseguo la vendetta giudiziaria o la via politica tramite tribunali, però se c’è un pm che dice “ne rispondano Conte e i ministri Speranza e Lamorgese”, se Palamara non lo blocca, resto a questa dichiarazione del magistrato…». Dovrà correggere il tiro anche lui.

Come detto, Maria Cristina Rota è uscita soddisfatta dal giro di colloqui di oggi: «Abbiamo sentito come persone informate dei fatti – ha detto ai cronisti uscendo da Palazzo Chigi – il presidente del Consiglio, il ministro della Salute e il ministro dell’Interno. Le audizioni si sono svolte in un clima di massima distensione e collaborazione istituzionali. Ora ce ne andiamo grati di queste dichiarazioni a completare il nostro lavoro».



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