Chi vince i processi tributari?

12 Giugno 2020
Chi vince i processi tributari?

La percentuale dei giudizi favorevoli al contribuente rispetto al Fisco è di circa un caso su tre, ma le proporzioni cambiano tra primo e secondo grado.

Contribuente contro Amministrazione finanziaria: sono le due parti contrapposte dei processi tributari, quelli in cui si impugnano gli atti impositivi (avvisi di accertamento, cartelle esattoriali, ingiunzioni di pagamento) per ottenere dal giudice il loro annullamento. C’è un iter lungo e talvolta complesso: questi processi si svolgono nelle fasi di merito prima in Commissione tributaria provinciale (primo grado di giudizio) e poi, su appello del soccombente, possono proseguire in Commissione tributaria regionale (secondo grado) e infine approdare in Cassazione se la sentenza di merito contiene vizi di legittimità.

Ma soprattutto l’esito del giudizio è incerto fino alla fine. Allora nella lotta tra fisco e contribuente chi vince questi processi tributari? La risposta arriva oggi dal ministero dell’Economia e Finanze, che ha elaborato e riepilogato tutti i dati delle liti pendenti e decise nel 2019 e oggi ha comunicato i dati finali in una nota diffusa dall’agenzia stampa Adnkronos.

La risposta è che quasi un contribuente su tre riesce a vincere le liti tributarie in primo grado (precisamente, il 28,7%) mentre in appello la percentuale aumenta: qui poco più di un contribuente su tre ottiene successo (34,1%). Ma «sia in primo che in secondo grado, gli esiti completamente favorevoli all’ente impositore sono maggiori rispetto agli esiti completamente favorevoli al contribuente», si legge nella nota ministeriale.

Dunque, la vittoria piena è più spesso a favore del fisco che dei contribuenti. In particolare le controversie completamente favorevoli agli enti impositori in primo grado sono il 46,8%, mentre quelle completamente favorevoli al contribuente sono soltanto il 28,7%. I giudizi intermedi – quelli dove alcune domande vengono accolte ed altre respinte, quindi c’è almeno in parte una soccombenza reciproca – si attestano all’11,5%. Per quanto riguarda il secondo grado, vince l’ente impositore nel 46,1% dei casi, il contribuente nel 34,1% mentre il giudizio intermedio comprende l’8,3% degli esiti.

Il valore complessivo del contenzioso, ottenuto sommando gli importi di tutte le liti tributarie pendenti al 31 dicembre 2019 rimane ingente: ammonta a 40,6 miliardi di euro. Solo nel 2019, l’ammontare delle controversie in termini di imposte e sanzioni è pari a 22,8 miliardi.

Il valore medio di ciascuna causa tributaria è di circa 121mila euro (scende a 108mila con riferimento alle sole cause definite nel 2019, cioè decise con sentenza), ma la maggior parte sono di valore esiguo: l’82,6% del totale dei ricorsi pervenuti alle Commissioni provinciali ha ad oggetto controversie di valore inferiore o uguale a 50.000 euro, mentre solo l’1,4% dei ricorsi riguarda contenziosi di ingente importo, con valore superiore a 1 milione di euro. Anche in appello le proporzioni sono simili, ma con tendenza all’aumento degli importi medi: il 67,3% delle cause pervenute alle Ctr riguarda controversie con valore inferiore o uguale a 50.000 euro e il 2,6% degli appelli totali supera il milione di euro per ciascuna causa.

Nel 2019 le liti tributarie pendenti si sono ridotte del 10,5% rispetto al 2018; in calo anche le controversie presentate, che registrano un -10,2%. Il raffronto con l’anno 2018 registra una riduzione percentuale del valore pari al 5,5% del contenzioso complessivo. Delle cause pendenti alla fine del 2019 (sono 335.262), quasi i due terzi (il 65,5%, pari a 219.489 unità) è in giacenza da meno di 2 anni, il 28,4% (pari a 95.313 fascicoli) è in giacenza in un periodo compreso tra 2 e 5 anni e solo il 6,1% (20.460 cause) è pendente da più di 5 anni.

Il report del ministero risponde anche alla domanda su quanto durano i processi tributari: nel 2019 la durata media del processo tributario nel primo grado di giudizio è di 608 giorni (pari a 1 anno e 8 mesi), con un miglioramento di 81 giorni rispetto al 2018 e di 150 giorni rispetto al 2017; nel secondo grado di giudizio si attesta a 906 giorni (pari a 2 anni e 6 mesi), con un peggioramento di 50 giorni rispetto al 2018 e di 134 giorni rispetto al 2017.



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