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L’ex convivente deve restituire i soldi ricevuti?

14 Giugno 2020
L’ex convivente deve restituire i soldi ricevuti?

Soldi regalati al convivente: è dovuta la restituzione? Si può chiedere indietro il denaro al partner chi riceve più di quanto necessario per vivere?

Nel corso di una convivenza è facile trovarsi a regalare del denaro al partner più bisognoso. Quando si tratta di normali elargizioni, frutto del dovere coniugale di reciproca assistenza – valevole anche per le coppie di fatto non sposate – chiederne la restituzione è impossibile. Ciò perché, secondo la giurisprudenza, si tratta di “obbligazioni naturali”, ossia dovute in adempimento di un obbligo morale, quello appunto tipico di due persone che decidono di formare una famiglia e di assistersi a vicenda. E gli obblighi morali non creano debiti: in pratica, chi riceve il denaro non è tenuto a darlo indietro se la coppia “scoppia”.

I problemi si pongono però quando le elargizioni vanno ben oltre la norma. Si pensi al partner che fa all’altro una donazione in denaro per consentirgli di ristrutturare casa o per avviare una propria attività lavorativa (uno studio, un negozio, un’azienda, ecc.). Ebbene, in tale ipotesi, l’ex convivente deve restituire i soldi ricevuti? 

Sul punto si è già espressa, in svariate occasioni, la giurisprudenza. In particolare, con una recente ordinanza [1], la Cassazione ha voluto ancora una volta rimarcare la differenza che c’è tra le somme elargite al partner per il normale mantenimento e le donazioni superiori alle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza. Ecco cosa è stato detto in questa occasione. 

Obbligazioni naturali tra conviventi 

L’articolo 2034 del codice civile stabilisce che non è ammessa la restituzione dei soldi regalati spontaneamente, in esecuzione di doveri morali o sociali. Sono quelle che, tecnicamente, vengono chiamate obbligazioni naturali, ossia fatte non in forza di un vincolo giuridico.

Sulla scorta di tale norma, la giurisprudenza ha ritenuto – in via unanime – che le attribuzioni patrimoniali (ossia i regali) fatti in favore del convivente nel corso del rapporto configurano l’adempimento di una obbligazione naturale a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e di adeguatezza; si deve infatti presumere che, come di norma avviene nei rapporti tra coppie sposate, le spese del ménage familiare siano state effettuate nel pieno spirito solidaristico, in cui ognuno dei partner si fa carico dei bisogni comuni e contribuisce anche alle esigenze dell’altro, senza verificare quanto avesse contribuito l’uno piuttosto che l’altro. Ma ben inteso: si deve trattare di esigenze quotidiane e non straordinarie. 

Per cui gli esborsi con i quali un partner intende partecipare ai bisogni e alle necessità domestiche e di coppia possono giustificarsi come atto di generosità che non vanno restituiti [2].

Come giustamente ha scritto il tribunale di Milano [3], le unioni di fatto, quali formazioni sociali rilevanti ai sensi della Costituzione (Articolo 2), sono caratterizzate da doveri di natura morale e sociale di ciascun convivente nei confronti dell’altro, che si esprimono anche nei rapporti di natura patrimoniale. Dal dovere di solidarietà tra due persone unite da un legame stabile consegue che le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente more uxorio siano da ritenersi effettuate in adempimento di una obbligazione naturale, purché siano rispettati i principi di proporzionalità e di adeguatezza alle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto.

Vi sono numerose sentenze che confermano quanto sopra. Ad esempio, il tribunale di Busto Arsizio ha detto [4] che, sul tema dei contributi patrimoniali al ménage familiare nelle famiglie di fatto, le attribuzioni patrimoniali intervenute tra conviventi vanno considerate come adempimento di obbligazioni naturali. Pertanto, vi è l’impossibilità di chiedere la restituzione di quanto corrisposto. L‘unico limite – di cui parleremo a breve – per tale restituzione è dato dalla sproporzione tra l’entità dell’attribuzione patrimoniale e la situazione concreta in cui si svolge la convivenza more uxorio.

Donazioni in denaro per somme elevate tra conviventi: vanno restituite?

Il divieto di restituzione incontra – dicevamo sopra – un limite: quando vi è sproporzione tra il denaro versato e le esigenze del normale ménage. In tal caso, ossia nel momento in cui le somme versate siano di importo particolarmente elevato, allora è legittimo chiedere la “ripetizione” delle stesse. In tale ipotesi è legittimo, al termine della convivenza, agire nei confronti dell’ex partner dinanzi al giudice per avere indietro il proprio denaro. 

Come scritto dal tribunale di Perugia [5], le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente “more uxorio” effettuate nel corso del rapporto configurano l’adempimento di una obbligazione naturale, a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità e di adeguatezza. In caso di attribuzioni economico patrimoniali eseguite in corso di convivenza more uxorio, è possibile agire per la restituzione, successivamente al venir meno della convivenza, nella sola ipotesi in cui le prestazioni effettuate da uno dei conviventi a vantaggio dell’altro esulino dal mero adempimento delle obbligazioni normalmente connesse e originate dal rapporto di convivenza, travalicando i limiti della proporzionalità e dell’adeguatezza.

Allo stesso modo, è legittima la domanda proposta dall’ex convivente more uxorio nei confronti dell’ex partner diretta alla corresponsione di un indennizzo per avere contribuito economicamente alla costruzione di un immobile intestato all’altro [6].

Proprio sulla base di tali principi, la Cassazione ha ritenuto che può essere condannato per indebito arricchimento a restituire i soldi chi riceve dal convivente denaro e regali superiori alle obbligazioni nascenti dal rapporto e travalicanti i limiti di proporzionalità e adeguatezza.

In particolare, ad avviso degli Ermellini, «un ‘attribuzione patrimoniale in favore del convivente more uxorio configura l0adempimento di un’obbligazione naturale a condizione che la prestazione risulti adeguata alle circostanze e proporzionata all’entità del patrimonio e alle condizioni sociali» di chi paga. 

«È, pertanto, possibile configurare l’ingiustizia dell’arricchimento da parte di un convivente more uxorio nei confronti dell’altro in presenza di prestazioni a vantaggio del primo esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza – il cui contenuto va parametrato sulle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto – e trovalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza».

Approfondimenti

Per maggiori approfondimenti, leggi:


note

[1] Cass. ord. n. 11303 del 12.06.2020.

[2] Trib. Reggio Calabria, sent. n. 10/2019. 

[3] Trib. Milano, sent. n. 759/2019.

[4] Trib. Busto Arsizio, sent. del 20.06.2019.

[5] Trib. Perugia, sent. n. 599/2019.

[6] Cass. sent. n. 4659/2019.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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