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Lo sai che? Fondo patrimoniale: inutile fare causa al creditore per prendere tempo

Lo sai che? Pubblicato il 30 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 ottobre 2013

Può chiedere la revoca del fondo patrimoniale anche il creditore il cui diritto sia stato contestato in causa: la volontà di frodare il creditore si può evincere dal fatto che il fondo sia stato costituito dopo ben 25 anni dal matrimonio.

L’azione revocatoria contro il fondo patrimoniale può essere chiesta non solo da quanti, al momento della costituzione del fondo stesso, erano già titolari di un credito certo, ma anche da coloro il cui diritto è stato contestato in giudizio dal debitore ed è, pertanto, soggetto all’accertamento del giudice.

A stabilirlo è una recente sentenza del tribunale di Verona [1]. Facile sarebbe, altrimenti, per il debitore fare opposizione al decreto ingiuntivo del creditore, allungando i tempi per l’accertamento e, nello stesso tempo, far decorrere i termini di cinque anni entro cui il fondo patrimoniale si “consolida”.

Forse è bene fare un passo indietro per spiegare meglio di cosa stiamo parlando.

Come abbiamo spiegato già molte volte in queste pagine (leggi l’articolo “Fondo patrimoniale: cos’è e come funziona”), il fondo patrimoniale consente di sottrarre la casa (o eventuali beni mobili registrati o titoli di credito) alle aggressioni dei creditori, purché si tratti di crediti sorti per spese estranee alle esigenze della famiglia (come, per esempio, quelli dell’azienda di uno dei coniugi).

Se il fondo, però, è stato costituito al solo scopo di frodare i creditori, questi ultimi, entro cinque anni dalla costituzione del fondo stesso, ne possono chiedere la revoca. Decorso invece tale termine, il fondo è intoccabile (anche, quindi, se era stato costituito proprio per sfuggire ai debiti).

A questo punto, è facile comprendere che il debitore ha tutto l’interesse a far decorrere, il più presto possibile, tale quinquennio. E, quindi, se egli ha creditori alle calcagna, potrebbe ritenere che, opponendosi alle loro richieste, e allungando i tempi per l’accertamento del credito, nel frattempo il fondo si solidifichi. Nulla di più errato, sottolinea la sentenza in commento.

Infatti, come dice il Tribunale di Verona, l’azione revocatoria può essere proposta non solo da chi, al momento della costituzione del fondo patrimoniale, era già titolare di un credito certo ed esigibile, ma anche dal titolare di un credito contestato o litigioso. Insomma, il credito può essere anche “eventuale”, cioè soggetto ancora al giudizio del giudice e da quest’ultimo dipendente.

Dunque, il creditore, contro il cui decreto ingiuntivo è stata proposta opposizione, può esercitare comunque l’azione revocatoria. Peraltro, dice il tribunale di Verona, tra i due giudizi (quello di opposizione al decreto e quello di revocazione del fondo) non si pone alcuna interdipendenza, per cui la causa sulla revocatoria non viene sospesa per l’esistenza della causa di accertamento del credito.

Chi voglia chiedere la revocatoria del fondo dovrà solo dimostrare l’intenzione del debitore di frodare i creditori: cosa che può essere facilmente intuita (per “presunzioni”) dal fatto di costituire un fondo patrimoniale ben dopo 25 anni di matrimonio, ossia quando ormai il “futuro” non è poi così “futuro”. Il fondo, infatti, serve a conservare un patrimonio per i figli e per l’incerto avvenire. Che, ovviamente, più si va avanti negli anni e meno diventa incerto.

note

 [1] Trib. Vicenza sent. n. 714 del 29.05.2013.


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