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Cosa pretende l’Europa dall’Italia in cambio degli aiuti

13 Giugno 2020 | Autore:
Cosa pretende l’Europa dall’Italia in cambio degli aiuti

Le condizioni poste da Bruxelles per l’erogazione dei circa 250 miliardi di euro che arriveranno nei prossimi anni. Dalla sanità al lavoro al green.

Nessuno dà qualcosa in cambio di niente. E l’Unione europea vuole delle garanzie dall’Italia su come verranno spesi tutti i miliardi messi a disposizione per riprendersi dal disastro economico provocato dall’emergenza Covid. Il nostro Paese, quindi, dovrà rendere conto a Bruxelles di dove andranno a finire quei soldi, calcolati in circa 250 miliardi di euro, che arriveranno nei prossimi anni sotto forma di prestiti a interessi quasi inesistenti (172 miliardi di euro) ed erogazioni a fondo perduto (altri 82 miliardi di euro).

Per dirla in altre parole, ci sono dei vincoli ben precisi. Un «elenco della spesa» con tanto di priorità che l’Italia deve rispettare. Altrimenti, niente soldi. Perché quei 250 miliardi circa arriveranno in diverse tranche, quasi fossero degli «stati di avanzamento» dei lavori di ricostruzione del Paese. E se il nostro Paese non rispetta i patti, si chiude il rubinetto.

Che cosa pretende l’Europa dall’Italia in cambio degli aiuti Covid? In primis, la tutela del sistema sanitario con un piano in grado di «colmare la carenza di investimenti pubblici nell’assistenza sanitaria». Secondo l’Ue, serve una strategia «a medio-lungo termine, fondamentale per migliorare la resilienza del sistema sanitario e per garantire continuità nella prestazione dei servizi di assistenza». In cima alla lista, «la priorità dovrebbe essere la rimozione degli impedimenti alla formazione, all’assunzione e al mantenimento in servizio di medici e infermieri. Viene chiesto anche di toccare un tasto particolarmente dolente nel nostro Paese: migliorare il coordinamento tra Stato e Regioni, il che non è proprio uno dei punti di forza dell’Italia (vedi l’inchiesta sulla mancata zona rossa di Alzano e Nembro).

Una doppia richiesta europea sul mondo del lavoro. La prima riguarda gli ammortizzatori sociali, che «dovrebbero essere rafforzati per garantire redditi sostitutivi adeguati, in particolare ai lavoratori atipici e alle persone più vulnerabili». E non si parla di migliorare solo la cassa integrazione o la Naspi ma anche il reddito di cittadinanza e il reddito di emergenza.

Il secondo aspetto è quello che deve perseguire una ripresa sostenibile e inclusiva attraverso «l’integrazione nel mercato del lavoro delle donne e dei giovani inattivi, migliorando l’apprendimento e le competenze digitali». L’Europa ricorda i ritardi nella copertura in fibra soprattutto nelle zone rurali: ritardi che durante l’emergenza hanno tagliato fuori molte piccole e medie imprese. E che hanno mostrato anche le difficoltà di molti studenti nel seguire la didattica a distanza. Ecco che, allora, l’Unione europea chiede di combattere l’abbandono scolastico investendo «nell’apprendimento a distanza, nelle infrastrutture e nelle competenze digitali di docenti e alunni è particolarmente importante».

Viene chiesto di intervenire anche sulla Pubblica Amministrazione, sulla giustizia civile e sulla liquidità, superando le lentezze della burocrazia ed il basso livello di digitalizzazione per velocizzare il sistema e per garantire l’effettiva attuazione delle misure adottate a favore delle imprese e dei lavoratori autonomi.

Infine, Bruxelles sottolinea l’importanza degli investimenti per la transizione verde per trasformare il Paese in un’economia «climaticamente neutra». A tale scopo, «bisogna insistere su nuove fonti rinnovabili ed efficienza energetica».



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